Mestre. Assemblea regionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi – Sabato 19/9, h 17:00

Lavoratori, lavoratrici, studenti, alla lotta!

A distanza di alcuni mesi dal suo scoppio, una cosa è certa: i padroni e il governo hanno gestito la pandemia del Covid 19 mettendo al primo posto il profitto a discapito della salute: decine di migliaia di morti e di lavoratori contagiati, la sanità al collasso, e la didattica a distanza che ha lasciato indietro il 15% degli studenti più disagiati. Ha continuato a lavorare il 55,7% dei lavoratori (con punte del 73% in Lombardia, l’epicentro della pandemia), quasi mai nel pieno rispetto delle misure di sicurezza. Il lockdown totale non c’è mai stato perché Confindustria si è opposta grazie anche al sistema di deroghe. Anche ora continuano ad esserci focolai nelle fabbriche (Aia, Elettrolux), nei magazzini, nelle aziende agricole. Gli ultimi ad essere tutelati sono stati e sono i lavoratori, come sanno bene infermiere, infermieri, Oss e medici.

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Facciamo pagare la crisi ai padroni: Sabato 6 giugno, ore 17, Piazzetta Coin, Mestre

Ritorniamo in piazza, per la giornata nazionale di iniziativa contro la Confindustria e il governo Conte indetta dal Patto di unità d’azione per un fronte unico di lotta anti-capitalista, nato su spinta del SI Cobas. Qui di seguito la lettera di invito di alcuni giorni fa, e le prime adesioni.

Care/i compagne/i e amici/amiche,

vi scriviamo per proporvi di ritornare insieme in piazza sabato 6 giugno a Mestre, alle ore 17, nella piazzetta dietro Coin, per una iniziativa che segni la fine della “quarantena sociale” (e dei movimenti di lotta) che ci è stata imposta dall’abbinata Governo/Regione.

Di temi da riportare in piazza ce ne sono fin troppi.

Anzitutto, e prima di tutto, la difesa della salute nel ritorno al lavoro e sui luoghi di lavoro, tutt’altro che garantita (e non solo nei confronti del Covid-19, basta pensare al recente “incidente” annunciato alla 3V Sigma a Marghera), sui territori (basta ricordare solo la vicenda Pfas, tuttora irrisolta, emblema di un’area piena di crimini ambientali), nelle Rsa.

In secondo luogo, davanti all’impatto di una crisi che si preannuncia devastante in termini di perdita di posti di lavoro e di estremizzazione della precarietà, la difesa dai licenziamenti, la difesa del potere d’acquisto dei salari e la rivendicazione della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario e del salario garantito per i disoccupati.

E non è di scarsa importanza la questione della riapertura delle scuole e delle università contro il tentativo di stabilizzare la didattica on line, che è un pericoloso strumento di ulteriore atomizzazione della vita sociale, e colpisce in modo particolarmente duro gli studenti degli strati sociali più svantaggiati, i figli degli immigrati, e le donne che hanno sopportato il peso maggiore nella “fase 1” e sono costrette in molti casi a scegliere tra la cura dei figli e il lavoro.

Il disastro sanitario ed economico nel quale siamo stati precipitati non è frutto del caso; è il risultato scontato di uno sregolato saccheggio della natura e di un brutale taglio delle strutture sanitarie in nome della “austerità” (per le sole classi lavoratrici). Questo disastro in tutto e per tutto capitalistico non deve essere pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori. Ed è per questo che siamo contro l’ingigantimento del debito di stato, che verrà accollato alle classi lavoratrici, per una patrimoniale che sia a esclusivo carico del 10% più ricco della popolazione che dispone di più del 40% della ricchezza nazionale, e per l’immediato abbattimento delle spese militari. Solo in questo modo si potrà mettere mano alle enormi emergenze sociali venute allo scoperto, senza ricominciare tutto come prima e più di prima con la dittatura del profitto su ogni ambito della vita sociale.

Si tratta, anche, di riaffermare con la ripresa della mobilitazione (già avvenuta in molti magazzini della logistica con il protagonismo dei lavoratori immigrati e all’llva di Genova) il diritto allo sciopero, alla manifestazione, all’organizzazione sui luoghi di lavoro – diritti tutt’altro che scontati in presenza di una Confindustria più aggressiva che mai e di una evidente stretta autoritaria e repressiva da parte del governo Conte.

Un governo Conte che non ha perso l’occasione di manifestare in questi giorni la sua piena condivisione al governo Netanyahu-Ganz impegnato ad espandere ulteriormente il territorio di Israele ai danni della popolazione palestinese, sempre più vessata a Gaza e in Cisgiordania, e a ottenere definitivamente lo status di capitale unica per Gerusalemme.

Mentre le destre si stanno mobilitando per catalizzare e deviare il malcontento di commercianti, artigiani, autonomi e settori di salariati in senso nazionalista, razzista e anti-operaio, è urgente che riprendiamo a mobilitarci lavorando per quel Patto di unità d’azione tra organismi del sindacalismo di base, movimenti di lotta nel sociale e organismi politici anti-capitalisti che si è stabilito nel mese di aprile in due assemblee telematiche molto partecipate, su iniziativa del SI Cobas.

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri (comitato.permanente@gmail.com)

Hanno aderito finora: CUB, Comunità palestinese del Veneto, PCL, Cuneo rosso, Fronte della gioventù comunista.

Che bel 25 aprile!

Napoli, 25 aprile, al mattino: fermati Eddy Sorge del SI Cobas e 3 disoccupati del Movimento 7 novembre, “colpevoli” di avere esposto striscioni in varie zone della città a nome della campagna “Vogliamo tutto” (rivendicando tamponi per tutti, stop ad affitti e bollette, reddito universale esteso a tutti i disoccupati e precari), in concomitanza con il 25 aprile. In zona flegrea, decine di abitanti sono scesi in strada protestando contro i fermi della polizia e solidarizzando con i manifestanti. Al momento due compagni sono in questura centrale, e due al commissariato di p.s. di Bagnoli. Liberi subito!

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Abbiamo ricevuto questo messaggio Whatsapp alle 14 di ieri. Poco dopo abbiamo appreso la notizia di una ventina di identificazioni da parte della polizia e altrettante multe.

Episodi analoghi si sono registrati anche a Milano e Roma, e nei giorni scorsi a Torino contro compagni anarchici o giovani dei centri sociali. Il 24, in un magazzino Tnt di Peschiera Borromeo, un funzionario di polizia ammoniva i facchini in sciopero: non potete scioperare! E qui a Marghera, nello stesso giorno in cui Zaia annunciava il via alla fase-3, si torna tutti al lavoro, “In Veneto il lockdown non esiste più”, la questura ci comunicava: il 1° maggio non si potrà manifestare, né a Mestre né a Marghera. Non si può fare neppure un presidio. Niente di niente.

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Ti conosco mascherina: Zaia e il cosiddetto “modello veneto”

zaia mascherina

Uno dei lettori de La grande camorra lombarda all’attacco ha posto una domanda, forse solo apparentemente ingenua: e di Zaia cosa ne pensate? Una domanda benvenuta, perché ci permette di chiudere il discorso sulle “eccellenze” leghiste. Rinviamo anzitutto agli allegati a questa nota, perché a questa domanda avevamo in realtà risposto già tre anni fa. All’epoca sfidammo Zaia ad un pubblico dibattito sul suo referendum per l’autonomia, per dimostrare che il suo referendum era un bidone pieno di veleni razzisti. Zaia declinò l’invito per impegni precedenti, ma il dibattito si fece su Rai 3, nella trasmissione “Tutta la città ne parla” il 19 ottobre 2017, e il suo sostituto (Barbisan, un consigliere regionale leghista) non ne uscì benissimo… Continua a leggere Ti conosco mascherina: Zaia e il cosiddetto “modello veneto”

Un’emergenza sanitaria che viene da lontano

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

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