La repressione delle lotte operaie a Modena è una questione nazionale. Richiede una risposta forte e ampia (TIR)

Socialist Party :: State repression in Britain

Il rinvio a giudizio, a Modena, di 120 tra operaie e operai di Italpizza e militanti del SI Cobas, è l’ultimo atto di un sistematico attacco al diritto di sciopero e di organizzazione sindacale da parte dell’asse di ferro che è venuto a saldarsi lì tra padronato, polizia e magistratura. Queste ultime incriminazioni, infatti, si aggiungono ad altre centinaia di denunce contro operai e operaie dell’Alcar 1 (108), Gls (60), Emilceramica (11), Bellentani (21), GM Carrozzeria e Cataforesi (40), Opera Group (circa 45 più 12 decreti penali di condanna), Ups (una decina), Gigi Salumificio (7), PAMM (una quindicina), Emiliana Serbatoi (9), Italcarni (9 più multe dpcm). A cui vanno aggiunti 12 fogli di via, 4 avvisi orali e il blocco delle pratiche di cittadinanza per diverse decine di operai/e.

I terribili “crimini” contestati? Sempre gli stessi: violenza privata (cioè: picchetto), resistenza a pubblico ufficiale (idem), oltraggio, manifestazione non autorizzata. In buona sostanza: il semplice esercizio del diritto di sciopero. Punto.

Continua a leggere La repressione delle lotte operaie a Modena è una questione nazionale. Richiede una risposta forte e ampia (TIR)

Sul maxi-processo contro la lotta Italpizza a Modena

Modena. Un'opera di protesta contro Italpizza - Gazzetta di Modena Modena
Installazione collettivo Nomissis, dicembre 2019, Modena

Pubblichiamo qui di seguito dei materiali informativi e di denuncia sul maxi-processo imbastito contro le lotte Italpizza, a Modena, e in particolare il comunicato del Si-Cobas nazionale del 3 set. e un articolo di G. Iozzoli, pubblicato da Carmilla il 4 set.

Maxiprocesso contro gli scioperi in Italpizza a Modena: cambiano i governi, non cambia l’odio antioperaio dello stato dei padroni

Di Si Cobas nazionale, 3 set. 2020

Italpizza: Dov’e’ la legge?

Inizia un procedimento penale per 67 persone che si sono trovate a difendere un principio di giustizia davanti ai cancelli di Italpizza.

Ricordiamo alcuni passaggi:

  • A dicembre del 2018 viene comunicata la costituzione del sindacato SI-Cobas presso due delle cooperative che gestiscono le quasi mille persone impiegate nel cantiere Italpizza che lavorano con il contratto “Pulizie – Multiservizi”; sono le 10,00 del mattino e la pec parte dall’ufficio del legale, perché si contestano anche diversi illeciti;
  • Alle ore 12,00 di quello stesso giorno tutte le donne iscritte al sindacato ricevono una comunicazione di spostamento della sede di lavoro: la maggior parte debbono andare a Bologna per “improrogabili esigenze di servizio”;
  • Quello stesso pomeriggio il SI-Cobas apre lo stato di agitazione, lamentando che lo spostamento richiesto si configurava come un licenziamento mascherato, data l’impossibilità per diverse di loro di effettuare quel tipo di spostamento, aggravato dall’assenza di ogni tipo di preavviso perché l’ordine arriva oggi per domani.

L’attacco padronale è immediatamente durissimo, con un padrone che non intende sedersi ad alcun tavolo di trattativa che non sia presso la prefettura, in cui le lavoratrici ed i lavoratori vengono reintegrati nel cantiere.

Continua a leggere Sul maxi-processo contro la lotta Italpizza a Modena

La repressione del conflitto sociale avanza. E’ vitale una risposta unitaria

Immunità penale per i padroni: carcere, processi e misure restrittive per chi lotta… Noi non arretriamo di un millimetro!

Comunicato Si-Cobas, 14 novembre 2019

Related image

 

In questi giorni, mentre il dibattito parlamentare e le cronache dei media ufficiali sono intente a trovare una nuova scappatoia per garantire un salvacondotto ad Ancelor Mittal e permettere ai padroni di continuare a seminare morte e inquinamento all’Ilva di Taranto, una nuova ondata repressiva si sta abbattendo sul SI Cobas e sulla gran parte dei movimenti di lotta su scala nazionale.

Nelle ultime due settimane l’azione delle Procure è stata pressoché senza sosta.

  1. A Bologna il PM ha richiesto il divieto di dimora per 6 militanti ed operatori sindacali: una richiesta su cui il giudice si esprimerà il prossimo 18 novembre e che è mirata a colpire l’intero gruppo dirigente del SI Cobas bolognese, con lo scopo evidente di decapitare in toto il nostro sindacato in una città che rappresnta uno dei capoluoghi storici delle lotte nella logistica.
  2. A Modena si è giunti addirittura a un “maxi-processo”, con la richiesta di ben 86 rinvii a giudizio contro i lavoratori protagonisti della grande lotta all’Alcar Uno del 2016-2017, e dell’ondata di scioperi che fu capace di scoperchiare il marciume e il fitto sistema di collusioni affaristiche nella filiera della lavorazione carni nella provincia emiliana. A ciò si associa la richiesta di 11 fogli di via a Modena per gli scioperi in ItalPizza. Continua a leggere La repressione del conflitto sociale avanza. E’ vitale una risposta unitaria

Il decreto-Salvini bis è un attacco frontale alle lotte. E dà il via libera alle aggressioni poliziesche, padronali e fasciste. A quando la risposta che merita?

Il decreto-sicurezza bis, voluto dalla Lega, sottoscritto da 5S, e firmato da Mattarella l’11 giugno, completa e indurisce la normativa anti-proletaria contenuta nel primo decreto-sicurezza.

Il primo decreto-Salvini (del giugno 2018) aveva come suo bersaglio anzitutto i richiedenti asilo e i lavoratori immigrati, ma colpiva con altrettanza durezza i picchetti e le occupazioni di case, cioè le lotte. Il secondo decreto-Salvini concentra il fuoco proprio contro la libertà di manifestare e contro il diritto elementare di difendersi dalle aggressioni delle “forze dell’ordine”.

Ogni forma di opposizione e di resistenza un minimo attiva alle “forze dell’ordine” diventa reato (da violazione amministrativa che era), e viene punita anche se l’offesa arrecata è lieve. L’uso di caschi, fumogeni, petardi e materiali “imbrattanti” (!) è punito con l’arresto, se in flagranza, fino a 3 anni (anziché 2) e con l’ammenda fino a 6.000 euro (invece che 2.000). Sono inasprite le sanzioni per danneggiamenti o devastazioni (che sono equiparati tra loro) compiuti nel corso di manifestazioni. Manifestare senza preavviso diventa, da contravvenzione, delitto. La pena prevista per interruzione, o anche solo ostacolo, di pubblico servizio nel corso di manifestazioni o eventi pubblici (ad esempio un intervento o una protesta durante un consiglio comunale), può arrivare a 2 anni (anziché 1). Mentre l’oltraggio a pubblico ufficiale è ora punibile con pene fino a 3 anni e sei mesi.

Queste misure aggravano le pene previste dalla legislazione fascista (T.U. sulla pubblica sicurezza del 1931), dai decreti di emergenza del 1944 in periodo di guerra, e dalla liberticida legge Reale del 1975. Il tutto in nome della “straordinaria necessità e urgenza di rafforzare le norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Poiché la conflittualità sociale in Italia è oggi ad un livello bassissimo, si tratta – è evidente – di un insieme di misure essenzialmente preventive per contrastare e scoraggiare il più possibile la ripresa in grande delle lotte quando non basterà più la squallida demagogia “sovranista” o pentastellata a deviarla, e l’intervento di Cgil-Cisl-Uil e del Pd (e soci) a contenerla e svuotarla (Mancando chiaramente i requisiti di “straordinaria necessità e urgenza”, diversi giuristi ritengono che il decreto possa essere giudicato incostituzionale – vedremo, ma non crediamo che tali obiezioni siano in grado di fermare il Salvini-bis, come non hanno fermato il primo decreto).

Nel decreto-sicurezza bis ce n’è, naturalmente, anche per gli emigranti e gli immigrati. Continua a leggere Il decreto-Salvini bis è un attacco frontale alle lotte. E dà il via libera alle aggressioni poliziesche, padronali e fasciste. A quando la risposta che merita?