Boicotta Italpizza! Solidarietà ai lavoratori in lotta!

Dal novembre 2018 è in corso a Modena una vera e propria battaglia tra il colosso delle pizze surgelate Italpizza e i lavoratori.

Tutto è cominciato con un piccolo gruppo di donne-coraggio, per lo più lavoratrici immigrate. Queste donne si sono iscritte al sindacato SI.Cobas per chiedere all’azienda di essere pagate con il contratto degli alimentaristi, visto che invece venivano, e vengono tuttora, pagate con il contratto delle pulizie. Hanno poi chiesto di non avere più turni massacranti, turni anche di 16 ore, e di poter stare a casa la domenica e nelle feste. Hanno cioè chiesto di poter avere una vita fuori dal luogo di lavoro.

A queste rivendicazioni, sacrosante, Italpizza ha risposto con trasferimenti punitivi, licenziamenti, minacce e rappresaglie: le lavoratrici, che erano addette all’impasto e alla farcitura, sono state comandate a pulire i cessi degli uomini; sono state derise dai caporali; sono state obbligate a lavare vetri a 15 metri di altezza su una scala pericolosa. A un delegato del SI.Cobas è stata bruciata la macchina, un avvertimento dato dall’azienda in perfetto stile mafioso. Come se questo non bastasse, a sostegno dell’azienda sono intervenute prefettura e questura con violente e sistematiche cariche della polizia contro i picchetti; hanno fatto contusi, feriti, intossicati, con denunce e arresti di lavoratori e di giovani che hanno portato solidarità.

Perché tanto accanimento? Forse perché il SI.Cobas è un sindacato che si oppone e resiste alle pretese padronali? Ma nonostante tutto, la lotta continua contro una situazione di super-sfruttamento e dispotismo padronale intollerabile. Continua a leggere Boicotta Italpizza! Solidarietà ai lavoratori in lotta!

Campagna di pressione su Italpizza

italpizza-campagna

Campagna di pressione su Italpizza

[Fonte: Si-Cobas, 25 maggio 2019]

La vertenza Italpizza scavalca i confini della mera sfera sindacale: gli interessi in gioco non sono solo quelli di un’azienda, ma riguardano gli equilibri di potere del nostro territorio e la capacità dal basso di contrastarli e piegarli al bene comune.

Il modello Italpizza si presenta come il nuovo, agguerrito modello emiliano di sviluppo: graduale sostituzione dei contratti nazionali con i parametri del contratto Multiservizi (che comporta una compressione di circa il 40% dei salari, come succede ad esempio già ai bibliotecari comunali o agli addetti di Hera), radicamento della criminalità organizzata ai più alti livelli economici, tenuta del potere delle grandi centrali cooperative (Legacoop e Confcooperative) e della governance dei partiti che le sostengono, sacrificio di ogni bene comune (ambientale, dei diritti e della dignità) all’altare del massimo profitto, criminalizzazione e repressione violenta delle lotte sindacali e sociali – con l’uso combinato delle intimidazioni mafiose, delle procure e della forza pubblica – in linea con la dottrina Minniti-Salvini. Continua a leggere Campagna di pressione su Italpizza

Aldo Milani assolto: gli unici estorsori sono i padroni

fncianknjhamlgim

Finalmente una buona notizia: Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas, è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Riportiamo qui di seguito il comunicato del Si-Cobas e del centro sociale Vittoria; e qui potete trovare un’intervista rilasciata da Aldo dopo l’assoluzione.

La sentenza non era per nulla scontata, nonostante l’intero impianto accusatorio fosse ridicolo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un anno fa un’insegnante è stata licenziata per aver espresso il proprio dissenso e la propria rabbia durante una carica della polizia, e che un’altra, in questi giorni, rischia la stessa sorte per aver paragonato il pacchetto sicurezza di Salvini alle leggi razziali.

Lo spazio per il dissenso e per l’opposizione attiva alle politiche governative e statali si sta sempre più restringendo ed il processo ad Aldo Milani era un chiaro messaggio politico, di cui si e’ incaricata direttamente uno degli strumenti statali della repressione, la magistratura: e’ per noi intollerabile, questo il messaggio, il significato e la forza di classe delle lotte e delle rivendicazioni del SI Cobas.

Rispetto all’esito del processo a Milani, è stato estremamente importante, l’attivarsi, in Italia e dall’estero, di giuristi, avvocati, docenti, organismi sindacali e compagni, che hanno risposto all’appello pubblico per l’assoluzione; ma decisive sono state anzitutto le migliaia di lavoratori del SI Cobas, immigrati ed autoctoni, che, insieme a singoli ed associazioni solidali, a più riprese hanno manifestato con determinazione per difendere non solo la totale estraneità di Milani all’accusa di estorsione, ma il sindacato tutto, e le sue lotte; perche’ questa era la posta in gioco.

Ad un attacco politico si risponde con la piazza, e per ora si registra una grande vittoria grazie alla mobilitazione di classe. Certo, e lo stiamo vedendo a pochi giorni dall’assoluzione di Aldo, il capitale e lo stato che lo difende con ogni mezzo, non hanno certo intenzione di battere in ritirata quanto alle misure repressive. Pensiamo per esempio alle cariche ordinate a Firenze contro i manifestanti che, con slogan anti-razzisti, hanno rovinato la festa, ossia il comizio elettorale, a Salvini. Tuttavia la mobilitazione in favore di Milani, come del resto le battaglie condotte in prima persona dai lavoratori Si-Cobas e le risposte, sia pure più delimitate, che altri episodi di repressione statale e padronale stanno ricevendo, mostrano che si e’ creato un patrimonio di esperienza militante: mostrano che e’ via via migliorata la capacita’, e cresciuta la volonta’, di rispondere colpo su colpo e dare battaglia. E questo ci dice che dobbiamo organizzarci per allargare il raggio della solidarietà, della partecipazione e dell’azione politica.

***

Assolto per non aver commesso il fatto: così si sono espressi stamani i giudici del Tribunale di Modena sull’accusa di estorsione ad Aldo Milani scaturita dalla vertenza Levoni-Alcar Uno.

Come affermavamo in tutte le sedi, l’intera vicenda era solo un’enorme castello di carta, utile solo a demonizzare chi come il SI Cobas ha osato scoperchiare il “sistema-Modena” e svelare come dietro un’apparenza virtuosa e produttiva si nascondesse un’immensa cloaca fatta di sfruttamento, ricatti, truffe, evasione fiscale, infiltrazioni criminali e soprattutto collusioni tra i padroni e i piani alti degli apparati istituzionali e statali.

Il teorema accusatorio della Questura di Modena contro Aldo Milani è stato costruito in maniera talmente goffa da non risultare minimamente credibile ai giudici.

La sentenza di oggi, nel mettere una pietra tombale sulle infamanti accuse a carico del nostro coordinatore nazionale, rappresenta una forte battuta d’arresto per le strategie repressive di questo governo, per il fronte padronale e i suoi sindacati asserviti, i quali hanno più volte calunniato e diffamato il SI Cobas nel (vano) tentativo di fermarne l’avanzata. Sappiamo che queste strategie non finiranno con la sentenza di oggi, ma anzi tenderanno ad intensificarsi di pari passo con l’intensificarsi del conflitto e delle lotte contro lo sfruttamento. Continua a leggere Aldo Milani assolto: gli unici estorsori sono i padroni

Gli scioperi e le lotte non si processano. Manifestazione a Modena, 6 aprile

La città di Modena si candida ad essere la testa d’ariete di un ondata repressiva senza precedenti alle lotte sociali: da sempre la repressione contro gli spazi sociali, contro il movimento per la casa e in quest’ultima fase contro il SI Cobas è emblematica.

Il tentativo di incastrare Aldo Milani che, partendo dal “teorema-Alcar Uno”, mira a indebolire e a rendere fuorilegge quel movimento dei lavoratori che grazie agli scioperi hanno riconquistato diritti e livelli salariali più adeguati; la scelta, voluta a tutti i costi di ospitare il centro di espulsione regionale contro gli immigrati; la propaganda costante sul “tema-sicurezza” ai limiti della paranoia; l’obbedienza cieca all’oltranzismo del governo Lega-Cinquestelle che ha portato Modena a diventare la “città-modello” nell’applicazione certosina di tutti i dettami reazionari governativi, prima col Decreto Minniti e ora col Pacchetto sicurezza di Salvini: questi solo gli esempi più lampanti di come la città di Modena sia diventata un laboratorio nazionale delle politiche antiproletarie e delle misure repressive, come dimostra il caso emblematico delle lavoratrici e dei lavoratori Italpizza.

Ciò non è casuale: la città di Modena, guarda caso è la stessa nella quale si registrano le più alte percentuali di evasione fiscale e contributiva e in cui più alta è la penetrazione economica delle organizzazioni criminali e mafiose, in primis proprio in quei settori produttivi dove più alto è il livello di sfruttamento della manodopera! Continua a leggere Gli scioperi e le lotte non si processano. Manifestazione a Modena, 6 aprile

Italpizza: le provocazioni padronali e la repressione non fermano la lotta

Ieri, 21 gennaio, l’assemblea dei lavoratori Italpizza, a fronte del sostanziale mancato rispetto dell’accordo in prefettura, ha deciso di entrare in sciopero: le lavoratrici licenziate e sospese sono state infatti reintegrate, ma vengono tenute separate dalle altre operaie e sottoposte a continue vessazioni e umiliazioni, come spazzare i tetti a 20 metri di altezza, spalare la neve nel parcheggio o pulire i bagni degli uomini, derise e guardate a vista da un caporale dell’azienda.

Sono inoltre arrivate una pioggia di sanzioni disciplinari per chi ha partecipato alle iniziative sindacali e la sospensione di due delegati, senza alcuna motivazione. È inoltre palese la stretta su tutti i lavoratori, con l’introduzione del marcatempo nei bagni. Continua a leggere Italpizza: le provocazioni padronali e la repressione non fermano la lotta