Fincantieri: un successo dopo l’altro, un assassinio sul lavoro dopo l’altro.

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Nelle scorse settimane c’è mancato poco che Fincantieri riuscisse ad insediare al ministero degli esteri il suo presidente, l’ambasciatore Massolo, già alla testa dei servizi segreti. Sarebbe stato il coronamento di una marcia trionfale che negli ultimi anni – con il sostegno determinante delle casse statali, e cioè della fiscalità generale – ha fatto di questa azienda un’azienda globale, ai primi posti nella cantieristica mondiale, specie nella produzione di navi da crociera. Non solo sul giornale della Confindustria e sul Piccolo di Trieste, che è un bollettino di Fincantieri, ma su su tutti i giornali, non si trova altro che la celebrazione continua dei successi di Fincantieri e del suo eterno boss Bono.

L’altra faccia della medaglia, invece, il super-sfruttamento del lavoro in appalto e immigrato (dal Sud Italia e da una miriade di paesi esteri), è sistematicamente oscurata o ridotta a semplice cronaca locale quando accade qualche infortunio grave, o quando qualche ditta degli appalti viene scoperta in così forte odore (puzza) di mafia che la magistratura non può far finta di niente – come fa di solito.

Questa totale complicità tra Fincantieri e sistema dei mass media ha rapidamente silenziato anche due recenti omicidi sul lavoro, e un terzo sfiorato, verificatisi nell’arco di un solo mese. È il mese in cui è nato il governo Lega-Cinquestelle, che nelle 56 pagine di contratto non ha inserito neppure una parola sulla crescita degli “omicidi bianchi” e degli infortuni. Evidentemente, è cosa che non li riguarda: la danno completamente per scontata e necessaria. Continua a leggere Fincantieri: un successo dopo l’altro, un assassinio sul lavoro dopo l’altro.

Fincantieri. Bisogna cambiare passo

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Attenzione! Fincantieri fa sul serio, e vuole tirarla per le lunghe per stancarci. Per respingere l’attacco di Bono&Co., bisogna cambiare passo, unire i cantieri, farli lottare insieme, stringere i tempi!

 
Lavoratori e lavoratrici di Monfalcone,

molti di voi ancora non ne sono convinti, lo sappiamo, ma è sempre più evidente che Fincantieri ha deciso di utilizzare questa vertenza per peggiorare in modo drastico le condizioni di lavoro in tutti i cantieri. Molti di voi sono convinti che la sola questione in gioco sia il premio di produzione.

Ma non è così! Fincantieri ha presentato la sua contro-piattaforma: è un durissimo attacco a 360 gradi. Il suo primo obiettivo è allungare gli orari senza aumentare i salari, allungarli anche più delle 104 ore l’anno di cui si è parlato finora: all’ultimo incontro il portavoce dell’azienda ha detto chiaro e tondo che l’orario di lavoro dei dipendenti Fincantieri dovrebbe essere più lungo di 300 ore l’anno. Poi, certo, Fincantieri vuole tagliare, o azzerare, il premio di produzione subordinandolo a obiettivi di produttività e di profitti altissimi (e per giunta, segreti); ridurre il costo del lavoro delle imprese di appalto; aumentare i controlli personali; introdurre punizioni per gli scioperi improvvisi; insomma, vuole affermare il suo dominio incondizionato nei cantieri. Sa di essere spalleggiata dal governo Renzi, dalla Confindustria e dai mass media, e forte di questo sostegno, la tira per le lunghe per stancarci e dividerci.

Per questo, fino ad oggi, gli incontri con i dirigenti sindacali hanno avuto esito totalmente negativo, e il loro aggiornamento è di mese in mese – il prossimo incontro è per l’11 maggio. Nel frattempo il padrone è passato alle intimidazioni: ha trasferito sei impiegati da Marghera, Riva Trigoso e Monfalcone in altri cantieri; fa pressioni su capi-reparto e capi-squadra dei cantieri perché entrino al lavoro e facciano entrare gli operai; minaccia di trasferire le commesse all’estero.

Ma allora gli scioperi fatti finora sono stati inutili?
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Fincantieri. Per una primavera calda

Care/i compagne/i,

un aggiornamento sulla situazione alla Fincantieri di Marghera.
In questa settimana il clima nel cantiere si è riscaldato, sia a seguito delle dichiarazioni provocatorie di Bono, l’a.d. Fincantieri, rilasciate in occasione del varo, una settimana fa, della Viking Star (“Non abbiamo paura del futuro. Se qualcuno in Italia vuole che non si facciano più navi, lo dica, ce ne andremo da un’altra parte, ci aspettano tutti. (…) Il paese non va avanti a forza di diritti: chi ha fame a mezzogiorno e sera e continuerà a leggere i diritti, invece di lavorare, finirà al cimitero.”), sia perché l’azienda, fregandosene delle preghiere dei dirigenti sindacali che invocavano una proroga, ha invece disdettato dal 1° aprile l’accordo integrativo in vigore – e questo comporterà ad aprile un taglio generalizzato del salario tra i 100 e i 200 euro.

La risposta degli operai, e anche quella dei tecnici e degli impiegati, è stata compatta:

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