Una bella giornata di lotta, oggi, a Napoli

Ad un anno dall’inizio della pandemia, oggi (23 febbraio) centinaia di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, insieme ai disoccupati organizzati, solidali ed altri lavoratori del SI Cobas hanno bloccato l’esterno del Teatro Mercadante a Napoli e poi la via principale vicino al Porto di Napoli, via Marina. Hanno poi proseguito fino all’università dell’accademia delle arti occupata stamattina dagli studenti.
Il processo di costruzione di un primo nucleo di fronte unico di classe avanza in diverse città. La forza espressa oggi, come nella giornata di sciopero del 29 gennaio, ci indica la strada. 

Dopo 8 mesi di coronavirus, esplode la protesta (Laboratorio politico Iskra)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa prima riflessione scritta a caldo dai compagni del Laboratorio politico Iskra su una settimana di continue mobilitazioni nella città di Napoli – che ha visto anche la animata protesta degli operai della Whirpool contro la chiusura della fabbrica. I temi toccati (o soltanto sfiorati) in questo testo sono molteplici, complicati e intrecciati. Andranno discussi in profondità, con il massimo impegno comune per approssimarci il più possibile alla realtà e alle dinamiche delle diverse classi sociali, dei diversi strati sociali e delle ancor più diverse forze politiche che si sono poste in movimento in quest’ultimo periodo. Per intanto, mettendo in fila lo sciopero dei facchini e dei driver della logistica del 23 ottobre, l’iniziativa del Patto d’azione di sabato 24 ottobre con la messa al centro delle necessità proletarie più urgenti, e le successive manifestazioni di piazza di Napoli, Roma (ieri) e altre città, possiamo registrare che le cose cominciano a muoversi. Ma è soltanto l’inizio. Un pungolo per il grosso del nostro esercito di classe che è ancora fermo, e sul quale – con un misto di brutalità e di abilità – operano governo, Confindustria e apparati di Cgil-Cisl-Uil.

Negli ultimi giorni, a partire dalla sera di venerdì 23, è finalmente esplosa la protesta attorno alle misure relative al contenimento del contagio da Coronavirus. Non usiamo a caso queste parole: è da tempo che diciamo e crediamo che un malessere diffuso era dilagato in diversi settori della nostra società, e finalmente è esploso. Un malessere che viene da lontano: la situazione economico-sociale del nostro paese è devastante da anni a questa parte. La zoppicante ripresa dell’economia avuta nell’arco di questi anni non solo non ha rimediato ai danni della crisi del 2008, ma ne ha accentuato problemi irrisolti. In particolar modo l’aumento del mondo del lavoro non garantito: un esercito di precari, inoccupati, disoccupati, lavoratori a nero o a contratto a termine, che durante questa emergenza ha visto arrivare al capolinea la propria condizione di povertà, finora aggrappata ad espedienti di vario tipo. Non è un caso, infatti, che dopo le ondate di scioperi lanciate da lavoratori metalmeccanici e facchini nei mesi di lockdown che hanno caratterizzato i primi mesi della pandemia (non siamo carne da macello, la salute prima del profitto, astensione al lavoro), queste proteste nascano proprio nei corpi sociali caratterizzati da questa condizione.

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Diario della repressione. La ripartenza dei padroni e la necessità di un fronte unico

1. Napoli, 23 maggio: manifestazione autorizzata e conforme alle regole di distanziamento organizzata da Movimento di lotta disoccupati, Si-Cobas e promotori del percorso Vogliamo tutto, e che, con un passaggio “alla spicciolata”, intendeva portare le sue rivendicazioni, inascoltate dalle istituzioni, davanti al municipio. Le rivendicazioni: sostegno ai disoccupati e ammortizzatori sociali; contrasto a precarietà e licenziamenti, e sicurezza sul lavoro, anche contro il ricatto salute/lavoro nella crisi covid-19; sospensione di affitti e bollette. Ovvero, difesa, organizzata e di classe, di esigenze primarie. Contro quanto dichiarato durante un incontro in Questura, con tanto di rassicurazioni in tema di garanzia dei diritti, la polizia impedisce il passaggio “alla spicciolata” verso Piazza Municipio, carica e manganella ferendo almeno 5 persone. Il capo della polizia spiega ai giornali che gli aggressori in divisa sono le vittime. E i giornali scrivono, sotto dettatura. Continua a leggere Diario della repressione. La ripartenza dei padroni e la necessità di un fronte unico

Solidarietà ai compagni anarchici arrestati

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
In una sola cosa il governo Conte-bis si è rivelato in questi mesi pronto ed efficiente: nel reprimere ogni forma di resistenza e di protesta politica contro il suo operato a sostegno delle pretese padronali, e nel negare l’esercizio della libertà di sciopero e organizzazione sindacale sui luoghi di lavoro e fuori dai luoghi di lavoro, come con i disoccupati.
Così, per circoscrivere e isolare i primi momenti di necessaria rottura della quarantena sociale imposta alla classe lavoratrice e ai movimenti sociali, sono fioccati da Nord a Sud fermi, multe, denunce, sgomberi di magazzini (come alla TNT di Peschiera Borromeo fino ai disoccupati di Napoli), divieti, minacce, in un’azione volta ad intimidire e prevenire l’allargamento del fronte delle lotte di massa.
Questa macchina della repressione di stato e di classe, che protegge i responsabili dei disastri sanitari, dello sfruttamento, della precarietà e dei massacri nelle carceri, si è abbattuta nei giorni scorsi su 12 compagni anarchici colpevoli, agli occhi dei detentori del potere economico e politico, di essersi ribellati contro i loro crimini, di rifiutare la logica capitalistica che si identifica con il dio-profitto, e di volere “un altro mondo possibile e necessario”, basato su rapporti sociali di autentica fratellanza, uguaglianza, cooperazione sociale.
Ma più avanza questa doppia, devastante crisi, più impossibile sarà per il governo, per il padronato, per gli apparati dello stato, coprire le proprie responsabilità nella produzione e nella gestione anti-proletaria della crisi stessa.
Né potranno impedire che si dispieghi la risposta di lotta degli operai e degli sfruttati, italiani e immigrati, e che si rafforzino i legami tra quanti, organismi sindacali e politici, sono determinati a resistere, a rifiutare ogni forma di patto sociale con i capitalisti, a respingere razzismo e nazionalismo, e ad affermare la prospettiva di una coerente lotta al sistema capitalistico.
Oltre quello che può unirci o dividerci, perciò, solidarietà e fratellanza con i compagni anarchici arrestati, e con tutti e tutte coloro che la repressione di stato cerca in vario modo di intimidire.
15 maggio 2020
Fronte unico anti-capitalista

Mutualismo e lotta di classe nel capitalismo in trappola, di Errezeta

This Is Hell! | Dealing with capitalism-induced failure and ...

Mano a mano che la crisi si approfondisce, gli spettri della disoccupazione e della miseria prendono sempre più corpo. Per i proletari e le proletarie la migliore difesa da queste terribili minacce sarà auto-difendersi con la lotta, e nella lotta comprendere che stanno maturando le condizioni dell’attacco ad un capitalismo sempre più in trappola. Intanto i proletari e le proletarie cercano di non soffrire la fame, aiutandosi tra loro con forme di mutuo soccorso. E’ di queste esperienze, delle loro radici, del loro significato e valore che qui ci occupiamo.

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