Grandi filantropi? Sulle donazioni di Montezemolo, Benetton & Co.

Giorni e settimane difficili.

Ma a tenerci su non mancano squarci sublimi (canti patriottici, tricolori alle finestre, piuttosto pochi, comunque; radio Maria e radio Radicale che si abbracciano in nome della lotta al coronavirus…) e altri spettacoli edificanti per adulti e piccini.
Il più edificante, forse, sono le donazioni dei “grandi mecenati” così spontanee e disinteressate da essere strombazzate su tutti “grandi” giornali sempre pronti a megafonare la voce del padrone.

Il clan Agnelli (Exor, utile netto 2018, 5,4 miliardi), i massimi profittatori degli “aiuti” di stato da oltre un secolo, 10 milioni. Continua a leggere Grandi filantropi? Sulle donazioni di Montezemolo, Benetton & Co.

Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

Pubblichiamo volentieri un testo di S. Bouquin1, che ci è stato segnalato dall’animatore del sito svizzero www.alencontre.org, Charles-André Udry. Questo articolo, che espone in modo lineare le questioni di cui si discute in questi giorni, contiene una affermazione-chiave: “La crisi ecologica, così come la pandemia da coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in quanto tale.”. E invita a riflettere sulla trama di solidarietà tra lavoratori e comuni cittadini (non sfruttatori) che in queste difficili settimane di emergenza sanitaria e di isolamento sociale si va creando. Solidarietà di tipo elementare, non ancora strutturata come solidarietà di classe, è evidente, ma su cui si potrà fare leva quando inevitabilmente riesploderanno le lotte contro i poteri che ci hanno precipitato là dove siamo.

The Perfect Storm | Carolyn Custis James

Stephen BOUQUIN

Una tempesta perfetta è un film catastrofico sull’incontro tra un tornado e un uragano. Alla pandemia di Coronavirus si accompagna d’ora in poi una crisi finanziaria ed economica di portata ancora sconosciuta. Questi sono gli ingredienti di una «tempesta perfetta» che nessuno sa dove ci potrà condurre. La situazione è drasticamente mutata e bisogna rendersi conto in pieno di questo cambiamento.

1. Il mostro è alle porte

Il Covid-19 è un “nuovo” virus della famiglia dei coronavirus, la cui esistenza è nota da più di 15 anni, ma la ricerca sul quale è stata fermata perché “non redditizia” vista l’assenza di un suo mercato. Il Covid-19 o SARS-COV-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2) è una specie recente, identificata poco più di due mesi fa. Questo virus si caratterizza per: 1) alto grado di infettività; 2) lungo periodo di incubazione; 3) elevato numero di casi asintomatici; 4) tasso di mortalità molto più elevato rispetto alla normale influenza; 5) lunga durata della malattia. Tutti questi elementi modificano il quadro della situazione rispetto al caso dell’Ebola o del virus Zika, che certo sono caratterizzati da una mortalità più elevata (50% o più), ma in questi casi le possibilità di contagio sono molto ridotte, il che ne rallenta la diffusione.

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Dopo la forte manifestazione del 27 ottobre: guardare avanti e pensare in grande.

Benché oscurata dai media di regime e dalla quasi totalità di quelli di “opposizione” (con la sola eccezione di qualche radio), la manifestazione indetta dal SI Cobas a Roma il 27 ottobre è riuscita in pieno.

Il suo nucleo trainante sono stati ancora una volta i coraggiosi instancabili facchini immigrati della logistica. Ma questa volta – a differenza del 24 febbraio – si è trattato di un corteo più “misto”, con una presenza di lavoratori e lavoratrici italiani decisamente più consistente, anche se ancora troppo limitata, e con la partecipazione attiva di movimenti per la casa, di disoccupati e gruppi di studenti. Significativa la decisione di aprire con un cordone di donne un corteo che è stato in larga prevalenza di proletari maschi – un bel gesto simbolico a cui va data consequenzialità negli ulteriori passaggi della lotta.

È stato un corteo fitto, teso, intenso, molto combattivo. Nel quale le svariate migliaia di dimostranti hanno espresso tutta la rabbia che il decreto-Salvini ha suscitato in loro e denunciato l’intera politica del governo Lega-Cinquestelle, attaccata dagli speaker del corteo per il suo globale carattere anti-proletario. Al centro, dall’inizio alla fine, c’è stato il tema dell’unità tra i lavoratori immigrati e i lavoratori italiani, la comunanza di interessi, di bisogni, di prospettive tra tutti gli sfruttati. “Solo due razze, sfruttati e sfruttatori“, così uno striscione srotolato da un balcone a metà del percorso, ha sintetizzato il messaggio del corteo. Gli slogan gridati hanno aggiornato e arricchito quelli del 24 febbraio. Il classico “chi tocca uno, tocca tutti”, è stato ritmato prima sul lavoratore immigrato, poi sul lavoratore italiano; e sono stati ricordati i licenziati FCA di Pomigliano, colpiti da fogli di via e però egualmente, in altro modo, presenti. Energica è stata anche, in alcuni interventi, la denuncia della dominazione imperialista sui paesi del Sud del mondo, delle guerre e del saccheggio neo-coloniale che hanno tra i loro effetti l’emigrazione forzata di massa. E non è mancata neppure la critica alla funzione anti-operaia dello stato e al sistema capitalistico in quanto tale, sia nei testi distribuiti dai collettivi politici e dalle organizzazioni internazionaliste presenti, che negli interventi dei compagni del SI Cobas.

La solidarietà arrivata alla manifestazione da organismi sindacali e politici operanti in Germania, nel Regno Unito, in Francia è un altro elemento significativo che rivela il maturare in tutta Europa della necessità di dare una risposta di classe coordinata, unitaria alle politiche razziste sempre più aggressive di tutti i governi europei. Ed è un altro aspetto della indiscutibile crescita quantitativa e qualitativa che la manifestazione di sabato segna rispetto a quella di febbraio. Il 26 ottobre, uno sciopero ben riuscito nella logistica e in alcuni settori dei trasporti e del pubblico impiego, con diversi cortei cittadini partecipati anche da studenti. Il 27 ottobre, l’ancor più riuscito corteo di Roma: il primo corteo nazionale contro il governo fasciostellato “senza se e senza ma“, nel quale sono stati sempre appaiati nella denuncia Salvini e Di Maio, gratificati di sonori cori di vaffanculo.

E ora? Continua a leggere Dopo la forte manifestazione del 27 ottobre: guardare avanti e pensare in grande.

Contro il governo Lega-Cinquestelle

Dopo decenni di sacrifici sempre più duri per operai, precari, disoccupati, è nato il governo Lega- Cinquestelle, che si presenta con una novità: promette di restituire agli “strati popolari” almeno una parte di ciò che gli è stato rapinato dai governi “tecnici”, di centro-sinistra, di Forza Italia e Lega, del Partito democratico.

Molti lavoratori se lo aspettano. Sarà così?

Ecco alcuni fatti su cui riflettere. Continua a leggere Contro il governo Lega-Cinquestelle

Dopo il 4 marzo: in cammino verso l’ignoto. Purché a destra.

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“Noi non siamo anti-sistema. È il sistema che
è venuto giù da solo. Noi gli abbiamo dato
soltanto una piccola spinta.”  (Beppe Grillo)

In molti hanno definito il 4 marzo un passaggio d’epoca. È un’esagerazione. Le epoche storiche non cominciano né finiscono a mezzo schede elettorali. Ma un fatto è certo: le recenti elezioni segnano la meritatissima fine della seconda repubblica. Meno ovvie sono le cause di questo terremoto politico-elettorale, e soprattutto le sue conseguenze.

Le cause interne

La causa principale dei risultati del voto, e del non voto, del 4 marzo sta nel vasto e acuto malessere sociale che si è espresso omogeneamente da nord a sud contro Pd e FI, le forze politiche prime responsabili dei duri sacrifici imposti negli ultimi 25 anni sia ai proletari che a parte dei ceti medi.

Partiamo dal non voto, che è stato in genere oscurato. Va invece rimarcato che l’astensione è, nel complesso, cresciuta di altre centinaia di migliaia di unità, raggiungendo il 27% (poco meno di 14 milioni). La Lega e il M5S hanno riportato ai seggi, con la loro propaganda, milioni di astenuti. La Lega deve quasi il 30% del suo voto a questo richiamo, il M5S il 19,5% – a conferma del carattere mobile di parte almeno delle astensioni. Tuttavia il totale degli astenuti è ulteriormente aumentato, soprattutto per il passaggio al non voto degli elettori del Pd, anzitutto operai. Non ci sono ricerche attendibili, ma si può supporre che, come in Francia, il “primo partito” tra gli operai è ormai quello dell’astensione. Molto forte, superiore al 35%, è stata anche l’astensione dei giovani chiamati al loro primo voto. La distanza tra gli operai e i più giovani e le istituzioni non si è ridotta. E se il costituendo asse Lega-M5S dovesse dare magri risultati rispetto alle attese, si accentuerà. Non male, dal nostro punto di vista.

Quanto al voto, esso ha espresso l’aspettativa di massa che almeno qualcosa del maltolto venga restituito, vista anche la strombazzata (in realtà modestissima) ripresa. La Lega ha sfondato con l’impegno di abolire la legge Fornero e introdurre la flat tax al 15%; il M5S con il reddito di cittadinanza e l’aumento delle pensioni minime, specie al sud. Alla base del plebiscito nel sud al M5S c’è una situazione senza sbocchi, che negli ultimi 15 anni ha costretto 1,7 milioni di meridionali ad emigrare al nord e all’estero, con intere regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 50%, l’abbandono scolastico si allarga e ci sono zone di povertà assoluta. Per contro, il Pd ha subìto un tracollo tra gli operai e nelle aree con maggiore emarginazione; ha tenuto bene solo nei centro città, inclusa Milano, tra i borghesi e le figure professionali rampanti (a pochi giorni dal voto tra gli studenti della Bocconi Renzi era al 33%, la Bonino al 23%…). A sua volta, FI ha perduto rispetto al 2013 oltre due milioni e mezzo di voti a vantaggio della Lega negli strati sociali meno abbienti, perché la sua piattaforma è parsa la copia sbiadita di quella leghista, come in effetti era.

Non è tutto. Continua a leggere Dopo il 4 marzo: in cammino verso l’ignoto. Purché a destra.