Arrestato il compagno dei No Tav Emilio Scalzo. Mobilitiamoci contro la sua estradizione, per la sua immediata liberazione! – TIR

La nostra totale solidarietà al compagno Emilio Scalzo, oggetto di una vile azione repressiva italo-francese per la sua infaticabile attività militante di sostegno e aiuto agli emigranti vessati dai gendarmi francesi operanti ai confini.

La nostra totale solidarietà al movimento No Tav, a cui Emilio appartiene, ancora una volta oggetto di intimidatorie aggressioni poliziesche e istituzionali.

Le forze che colpiscono Emilio e i No tav sono le stesse che colpiscono in questi giorni, e hanno colpito nei mesi scorsi, le lotte operaie della logistica, a Piacenza, nel milanese, ad Alessandria, e le lotte dei disoccupati organizzati a Napoli; le stesse che in Italia, sui confini di stato, e ovunque imperversano sui corpi e la libertà degli emigranti e dei richiedenti asilo.

Uniamo le nostre forze per opporci con più efficacia alla repressione statale e dell’UE, alla militarizzazione strisciante dei conflitti sociali e di classe, agita dal governo Draghi e dalla Francia di Macron anche con il pretesto della “emergenza pandemica”, e proiettiamoci insieme verso lo sciopero generale dell’11 ottobre e verso la manifestazione del 30 ottobre contro i grandi poteri del capitale globale.

No all’estradizione di Emilio! Per la sua immediata liberazione!

Viva la solidarietà internazionalista!

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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ARRESTATO EMILIO: APPELLO ALLA SOLIDARIETA’!

Ieri i carabinieri di Torino hanno arrestato un nostro compagno.

Emilio Scalzo, 66 anni, storico attivista del movimento No Tav, dall’inizio impegnato nella lotta alla frontiera tra la Valsusa e il Briançonnese. E’ sempre stato in prima linea a portare solidarietà concreta alle migliaia di persone che hanno attraversato questo confine, passando (inoltre) infinite notti ai valici transalpini.

Guardie in borghese l’hanno aspettato fuori casa per portarselo via il più velocemente e silenziosamente possibile. L’hanno rapito dalla strada. Per molte ore nessuno ha avuto notizie: i mandanti sapevano quanto la valle gli vuole bene e come avrebbe potuto reagire all’arresto.

L’ordine di cattura è assai particolare e innovativo nel suo campo: un mandato di arresto europeo emesso dal tribunale di Gap con richiesta di estradizione in Francia per un reato non ancora giudicato. L’accusa è di violenza aggravata e oltraggio per una manifestazione avvenuta durante il campeggio “sconfiniamo la frontiera” di maggio 2021, azione in risposta allo sgombero del Rifugio Autogestito Chez Jesoulx. Una manifestazione, che, ricordiamo, era stata quasi subito attaccata con lacrimogeni e bombe stordenti dai gendarmi francesi, gli stessi gendarmi che su quei sentieri respingono e sfiniscono le persone “senza-il-buon-documento” costringendole a tentare strade sempre più pericolose e mortali.

Questo mandato è per ora unico nel suo genere: un ordine di arresto internazionale con richiesta di estradizione per effettuare le misure cautelari su un reato non ancora giudicato è una pratica completamente nuova, tassello in più al perfezionamento della repressione statale alla lotta contro le frontiere e non solo. Forse figlio delle relazioni sempre più strette tra le prefetture di Gap e di Torino, evidenti negli ultimi 2 anni. Il Tribunale torinese ha 14 giorni per concedere o rifiutare l’estradizione.

Lottiamo per non farcelo portare via!

Cercano così di distruggere i legami di solidarietà sempre concreti e forti su questa frontiera, attuando la solita divisione tra “buoni” e “cattivi”, quasi a vendicarsi del fatto che il processone ai 3+4 di Briançon è stato per loro (tribunale di Gap) un grande fallimento.

Da una parte e dall’altra della frontiera Emilio non è amato dalle intelligence di polizia: in Italia è uno degli accusati per l’occupazione del Rifugio autogestito di Oulx, processo che inizierà a ottobre; ora anche in Francia lo vogliono incarcerare.

Adesso si trova al carcere delle Vallette di Torino, dove resterà in isolamento per due settimane in attesa della risposta sull’estradizione.

Non lasciamolo solo!

Non permettiamo che lo estradano!

Facciamo appello alla solidarietà a tuttx coloro che si sono spesi o hanno creduto in questa lotta.

Per scrivergli: Emilio Scalzo, Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 101151, Torino (TO). I telegrammi sono più veloci e sicuri da mandare, soprattutto ora che è in isolamento.

Mandateci in privato foto, scritti o altro da fargli arrivare.

Su quei sentieri c’eravamo tuttx!

Sempre contro le frontiere!

Un piccolo dossier sulla repressione statale, e un rinnovato appello alla mobilitazione unitaria – TIR

Piacenza, 13 marzio

Sarà un caso, ma non ci sembra proprio.

Fatto sta che dall’avvento del governo Draghi si stanno accumulando, giorno dopo giorno, una serie di operazioni repressive di stato, con protagonisti polizia e magistratura, o stanno venendo a maturazione operazioni repressive avviate sotto i precedenti governi. In testa a tutto c’è l’attacco al SI Cobas e ai combattivi proletari immigrati della logistica di Piacenza (qualche mese fa era stata la volta di quelli di Modena, contro cui sono stati messi in piedi molti processi e un maxi-processo – solo nella città di Modena pende la spada della “giustizia” di classe su 400 lavoratori di Alcar 1, Gls, Emilceramica, Bellentani, GM Carrozzeria e Cataforesi, Opera Group, Ups, Pamm, Italcarni, Emiliana Serbatoi, Gigi Salumificio); a seguire, il movimento No Tav, colpito di nuovo qualche ora fa con 13 provvedimenti restrittivi; quindi le perquisizioni della digos ai militanti del Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova; mentre si avvicina il processo per 45 anti-militaristi attivi contro le basi della Nato in Sardegna, quella Sardegna che detiene il non invidiabile primato di avere sul suo territorio il 60% della basi militari esistenti in Italia; e non passa un’occasione che sia una, senza che a Napoli il movimento dei disoccupati 7 novembre venga colpito da avvisi di reato e contestazioni che arrivano al ridicolo di chiamare in causa perfino l’uso di fumogeni (ma ci sono imputazioni ben più gravi). Per non parlare delle bastonate a freddo, intimidatorie e studiate, contro gli operai della Texprint a Prato, in sciopero per cancellare gli aberranti orari di lavoro 12 per 7. In momenti appena di poco precedenti abbiamo segnalato e denunciato le condanne in appello contro le compagne e i compagni anarchici del Trentino coinvolti nell'”operazione Renata”, e le perquisizioni a Trieste contro compagni solidali con i richiedenti asilo.

Il tutto nell’arco di un mese o poco più. E di sicuro dimentichiamo qualcosa (l’azione contro i No Tap, tanto per dire).

Il clima si sta facendo pesante. E solo chi vive fuori dal mondo può sottovalutare il ricatto brutale consistente nel revocare il permesso di soggiorno a proletari immigrati che potrebbero rischiare, da un momento all’altro, il rimpatrio in paesi in cui, se entri in galera, vieni inghiottito da un buco nero e puoi uscirne, spesso, solo da cadavere. Noi che siamo materialmente interni alle lotte della logistica, e ci sentiamo vicini ai movimenti di lotta e ai militanti colpiti anche quando ci dividono da loro riferimenti teorici e prospettive politiche, riteniamo sia oggi compito politico primario dei comunisti, e più in generale dei militanti anti-capitalisti degni di questo nome, denunciare questo processo repressivo nel suo insieme, e attivare contro di esso una risposta il più possibile unitaria, perché se si proseguirà con il dare risposte frammentarie e sostanzialmente locali, si finirà per consegnarsi pressoché inermi all’azione sempre più coordinata degli apparati repressivi dello stato.

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Repressione statale 2 – Operazione No Tav, Torino

Dal sito No Tav

Si sa, procura e questura torinesi non smettono mai di stupire. A quasi due anni dai fatti questa mattina la polizia ha eseguito tredici misure cautelari nei confronti di attivisti No Tav e giovani impegnati nelle lotte sociali in città nell’ambito di un’indagine sul Primo Maggio del 2019.

Fu un Primo Maggio particolare quello del 2019, il TAV era un tema centrale del dibattito politico di quei mesi. Nell’autunno precedente erano venute allo scoperto le “madamine”, operazione a freddo del sistema Si Tav per rappresentare un’inesistente base sociale favorevole all’opera. Il bluff era stato svelato e ridicolizzato con la grande manifestazione dell’8 dicembre a Torino che aveva visto decine di migliaia di persone riempire le strade della città per gridare forte il proprio NO.

La retorica che andava per la maggiore e che vedeva tra i suoi promotori il PD e i sindacati confederali nella loro interezza, insieme alle destre di ogni colore e alla Confindustria, era che la grande opera inutile avrebbe portato lavoro e progresso, pura propaganda smentita dai fatti (e persino da alcuni ormai noti rapporti europei). A quella retorica il movimento No Tav ha sempre opposto la considerazione per cui “c’è lavoro e lavoro”, cioè esistono lavori degni che si prendono cura del territorio, della salute collettiva, di ciò che è utile, bello e giusto e ci sono lavori che invece devastano, inquinano, sfruttano e riproducono la violenza dell’uomo sull’uomo e sulla natura.

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Per la compagna Nicoletta Dosio – con due parole sulla sua lettera, rivolte a tutto il movimento No Tav

20 febbraio 2020, SI Cobas nazionale

Abbiamo letto le vibranti parole che Nicoletta Dosio ha rivolto ai suoi compagni di lotta del movimento No Tav in occasione della riunione di Bussoleno del 15 febbraio. Il suo rimarcare il carattere “non negoziabile” degli obiettivi del movimento e la necessità di non fare passi indietro, nonostante la repressione dello stato, sono di lezione per tutti. E cogliamo l’occasione per rinnovarle la nostra fraterna solidarietà, il nostro impegno a raccogliere il suo spirito militante e rinnovare la denuncia contro il suo arresto e la sua detenzione.

Qualche parola, ora, sulla sua proposta in materia di lotta alla repressione condensata in alcuni passaggi della sua lettera: “I decreti e le leggi-sicurezza – afferma Nicoletta – devono essere prontamente aboliti, e la mobilitazione per la loro cancellazione deve andare di pari passo con la richiesta della cosiddetta ‘amnistia sociale’: senza l’abolizione degli uni, l’altra non sarebbe che un palliativo temporaneo”. Continua a leggere Per la compagna Nicoletta Dosio – con due parole sulla sua lettera, rivolte a tutto il movimento No Tav