Stati Uniti: movimento reale ed elezioni (Noi non abbiamo patria)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal compagno che cura il blog Noi non abbiamo patria. Nelle sue battute iniziali questo testo dà l’impressione di considerare quasi ozioso o irrilevante ogni interrogativo relativo alle recenti elezioni statunitensi. Ma se lo si legge fino in fondo, si comprende meglio che questo esordio polemico serve essenzialmente a mettere in primo piano, anche nell’analisi del voto e degli spostamenti elettorali, il grande sommovimento sociale e politico nato dall’uccisione di George Floyd – un movimento che, come ha scritto il New York Times del 3 luglio scorso, nel solo mese di giugno ha coinvolto da 15 a 26 milioni di dimostranti, in più di 4.700 manifestazioni, in circa 2.500 grandi città o piccoli centri, in almeno 1.360 contee, che sono per tre quarti a larga maggioranza (75%) bianche. Un movimento, che può essere considerato “il più vasto movimento nella storia degli Stati Uniti” (è ancora il New York Times a dirlo), e che ha avuto un’eco internazionale perfino qui in Italia. Dopodiché, è evidente, il nesso movimento reale/elezioni ha un suo rovescio nel nesso elezioni/movimento reale non solo per la grande crisi istituzionale in corso a cui le elezioni hanno messo capo; ma anche perché l’avvento dell’amministrazione Biden (salvo imprevisti) porrà una sfida più complessa ed avanzata alle forze e alle masse di sfruttati/e neri, marroni e bianchi che, dopo essersi battuti (anche) per cacciare Trump, non ritorneranno di certo a casa come piacerebbe ai vincitori e all’establishment.

Una contro-analisi del voto elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America del 2020, che evidenzia la sofferenza della democrazia liberale borghese a contenere e a riassumere le contraddizioni e la crescente polarizzazione sociale e di classe.

In questi giorni diversi compagni hanno cominciato a scornarsi in buonissima fede sull’annoso tema della analisi dei risultati del voto di questa inedita elezione per la nuova Presidenza degli USA del 2020, tentando di argomentarla secondo una analisi di classe.

Alcuni sforzi hanno il pregio di non essere caduti nella trappola, cui tutti gli analisti borghesi (quelli intelligenti del Corriere della Sera o del Sole 24 Ore, o del Financial Times, così come gli inutili commenti del quotidiano il Manifesto) continuano a cadere, finendo ad arrampicarsi sugli specchi di teorie preconcette ed a diffondere bubbole per affamati. L’analista borghese un po’ lo fa anche scientificamente per affogare nel vuoto della rozza sociologia statistica i fatti del movimento reale, delle relazioni e dei rapporti sociali con il capitale e tra le classi.

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Una grande notizia: la super-potenza yankee è nel caos

Il 2020 è l’anno delle grandi notizie dagli Stati Uniti. La prima arrivò nei giorni successivi al 25 maggio con la nascita del forte movimento di giovane proletariato nero e multirazziale per George Floyd. La seconda (che ha evidenti nessi con la prima) è delle ultime ore: l’esito contrastato delle elezioni presidenziali e lo scoppio di una vera e propria, devastante, crisi istituzionale con Trump, il presidente in carica, che accusa gli avversari democratici e il presidente entrante di essere dei ladri, fa appello alla mobilitazione dei suoi sostenitori e si prepara a chiamare in causa la Corte suprema per invalidare il voto. Troppo bello per essere vero! Ma è vero. Lo diciamo non da anti-americani, è banale, bensì da anti-capitalisti, da internazionalisti rivoluzionari che tifano sfegatatamente da sempre per l’altra America, per la nostra America. E vedono nell’indebolimento della super-potenza di Wall Street e del Pentagono un fattore fondamentale di destabilizzazione dell’intero ordine capitalistico mondiale – quello che ogni giorno toglie il respiro a miliardi di lavoratrici e lavoratori in tutto il globo, fuori e dentro i confini del Nord America.

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Donald Trump versione 2.0: origini e natura

Riprendiamo volentieri dal blog Noi non abbiamo patria questa analisi sul Trump degli ultimi mesi, che ha evidenti elementi di discontinuità, e non solo di continuità, con il Trump del 2016, e anche con quello del 2019. Non ci stancheremo di dire: per ragioni di ordine globale, internazionale, grandi avvenimenti sociali e politici sono in corso negli Stati Uniti. Bisogna seguirli, studiarli attentamente, per le loro enormi ricadute interne e mondiali.

Introduzione

Sono sempre più frequenti i commenti allarmati degli analisti politici riguardo che cosa farà Trump se dovesse uscire sconfitto dalla sfida elettorale con Biden. Cederà tranquillamente il potere, oppure griderà all’imbroglio elettorale, ricorrerà alla legge marziale ed invocherà l’aiuto ed il sostegno delle milizie armate dei Proud Boys e patrioti bianchi vari? Non solo Trump lascia intendere di non escludere niente, non solo i suoi fedeli consiglieri gli raccomandano un’azione repressiva preventiva in grande stile, ma l’argomento in questione è diventato il tema dell’ovvio, senza troppo stupore si dà per scontato che un qualche cosa che non ha precedenti accadrà.

Siamo di fronte ad un politico psicopatico venuto dal pianeta Marte, oppure Donald Trump con il mitico interprete di Ziggy Stardust ha in comune solamente il colore dei capelli, e si tratta di ben altro?

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Il ritorno di John Brown: i traditori della razza bianca nella sollevazione del 2020, di Shemon e Arturo (IW)

Gallup, NM. A man sleeping next to a house was questioned by police.  Gallup is a city in McKinley County, New Mexico. The population is 21,678 and 21.9% live below the poverty level. Gallup has the highest violent crime rate in the state of New Mexico. In 2012, violent crime was nearly five times the national average.
Matt Black, Magnum Photos

Questo testo è di grandissimo interesse: si occupa del rapporto tra proletari neri e proletari bianchi nella sollevazione statunitense nata dall’assassinio di stato di George Floyd – un rapporto assolutamente vitale per lo sviluppo della lotta anti-capitalista negli Stati Uniti e nel mondo. E’ un testo denso, ricco di considerazioni pienamente condivisibili, che ci fa toccare con mano quale grande storia di pensiero e di prassi rivoluzionaria c’è dietro le ribellioni di questi mesi, e quanto esse aprano, per molti versi, un capitolo nuovo nella storia degli Stati Uniti e del mondo. E’ giusto dichiarare, però, che ci pare eccessiva la loro enfasi sull’azione diretta e sull’azione illegale (entrambe indispensabili anche per noi, sia chiaro!), come unico, o almeno fondamentale, discrimine tra prospettiva rivoluzionaria e riformismo, e che non condividiamo il loro giudizio sugli avvenimenti di Kronstadt e sul movimento di Machno. Il testo è comparso sul blog Ill Will il 4 settembre, e lo abbiamo tradotto in collaborazione con il blog Noi non abbiamo patria.

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Dedicato a tutti i martiri della sollevazione del 2020

Qual’è la prognosi? … La prognosi è nelle mani di coloro che sono disposti a sbarazzarsi delle radici della struttura corrose dai vermi. (Franz Fanon)

Introduzione

L’estate del 2020 è stata un’estate di rivolte di massa. Quella che è iniziata il 26 maggio come una ribellione guidata dai neri a Minneapolis in seguito all’omicidio di George Floyd da parte della polizia, si è rapidamente diffusa in tutto il paese. Questa rivolta è stata iniziata da giovani neri, ma si sono rapidamente unite ad essa persone di tutti i colori e i generi. Questa moltitudine rivoluzionaria ha attaccato gli agenti di polizia, appiccato il fuoco ai dipartimenti di polizia, alle auto della polizia e alle banche, ha saccheggiato e ridistribuito beni e si è vendicata per gli innumerevoli omicidi di neri e non neri da parte della polizia. La prima settimana è stata l’Atto I della sollevazione.

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