Altri comunicati di solidarietà con i militanti del SI Cobas e dell’USB

Abbiamo ricevuto numerosissime prese di posizione di solidarietà con i compagni del SI Cobas e dell’USB colpiti dagli arresti domiciliari su iniziativa della procura di Piacenza. Alcune le abbiamo già pubblicate, altre le pubblichiamo qui, e provengono dal blog Noi non abbiamo patria, da Programma comunista, da Classe contro classe/Comitato di lotta Viterbo, dall’area di opposizione in CGIL “Riconquistiamo tutto”.

Hanno, come è facile constatare, orientamenti differenti, molto differenti tra loro e, in alcuni casi, anche da quelle che sono le posizioni del nostro blog, ma ci è parso egualmente utile riportarli perché la reazione alla iniziativa repressiva provocatoria della procura di Piacenza è stata nella realtà molto ampia e altrettanto sfaccettata. (Red.)

Scenari repressivi preoccupanti

Si intuiva che il Procuratore di Piacenza Grazia Pradella, insieme ai suoi colleghi delle altre Procure e i loro sbirri, stava aspettando da tempo il momento adatto per mettere in scena il suo disegno teoretico e azionare la macchina repressiva contro due piccoli sindacati di base impegnati nelle lotte della logistica:

Aldo Milani coordinatore nazionale del Si Cobas, i coordinatori provinciali del Si Cobas di Piacenza (Arafat e Carlo) ed un altro militante (Bruno);

il coordinatore nazionale USB della logistica, e altri tre coordinatori USB di Piacenza.

Arresti domiciliari, misure cautelari e fogli di via, perquisizioni nelle sedi sindacali e nelle abitazioni degli attivisti sindacali coinvolti.

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No trucks in Colorado. La lotta dei camionisti in solidarieta’ con Roger Lazaro Aguilera-Mederos

Riprendiamo da Noi non abbiamo patria quest’interessante pezzo sulle lotte dei trasportatori negli Stati Uniti in solidarieta’ di un camionista, un giovane immigrato cubano, condannato a piu’ di un secolo di galera per un incidente mortale imputabile, non a lui, ma al mezzo. Ancora l’America che lotta insomma, non quella che opprime: l’altra America.

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Tra discorsi presidenziali su Omicron e inverni di morte annunciati, riemerge il motto I can’t breathe?

Voci dagli States ci dicono che oggi Biden farà uno storico discorso alla nazione su Omicron. Di storico ci sarebbe poco se ci limitassimo a Biden la cui figura grottesca non è dissimile da quella di Trump: il secondo una versione viscida ed invecchiata machista, che vuol assomigliare a David Bowie, il primo pare essere il vecchietto della banda TNT. Ma è così, nella fase dell’ingovernabile non dobbiamo stupirci che sia il grottesco a governare il mondo.

Potrebbe essere storico per il contesto di eccezione in cui questo discorso avverrà. Userà parole del tipo “gli americani non vaccinati avranno un inverno di morte e di ospedali strapieni come risultato della loro scelta di non vaccinarsi…”.

Nello stesso momento una protesta spontanea ed il boicottaggio dei camionisti (sotto padrone) di tutti gli States sta montando col motto “No trucks in Colorado” contro la sentenza a 110 anni di galera emessa da un tribunale di questo stato contro un giovane lavoratore camionista immigrato cubano, il cui truck nel 2019 divenne un truck death improvvisamente per l’assenza di manutenzione ordinaria da parte dell’azienda. Mentre il giovane percorreva i larghi e lunghi tornanti di una interstatale del Colorado, la Interstate 70 Denver, i freni del tir si ruppero completamente e il truck divenne un truck gun che travolse decine di vetture e 4 persone morirono. Era il 26 Aprile 2019.

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Stati Uniti: movimento reale ed elezioni (Noi non abbiamo patria)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal compagno che cura il blog Noi non abbiamo patria. Nelle sue battute iniziali questo testo dà l’impressione di considerare quasi ozioso o irrilevante ogni interrogativo relativo alle recenti elezioni statunitensi. Ma se lo si legge fino in fondo, si comprende meglio che questo esordio polemico serve essenzialmente a mettere in primo piano, anche nell’analisi del voto e degli spostamenti elettorali, il grande sommovimento sociale e politico nato dall’uccisione di George Floyd – un movimento che, come ha scritto il New York Times del 3 luglio scorso, nel solo mese di giugno ha coinvolto da 15 a 26 milioni di dimostranti, in più di 4.700 manifestazioni, in circa 2.500 grandi città o piccoli centri, in almeno 1.360 contee, che sono per tre quarti a larga maggioranza (75%) bianche. Un movimento, che può essere considerato “il più vasto movimento nella storia degli Stati Uniti” (è ancora il New York Times a dirlo), e che ha avuto un’eco internazionale perfino qui in Italia. Dopodiché, è evidente, il nesso movimento reale/elezioni ha un suo rovescio nel nesso elezioni/movimento reale non solo per la grande crisi istituzionale in corso a cui le elezioni hanno messo capo; ma anche perché l’avvento dell’amministrazione Biden (salvo imprevisti) porrà una sfida più complessa ed avanzata alle forze e alle masse di sfruttati/e neri, marroni e bianchi che, dopo essersi battuti (anche) per cacciare Trump, non ritorneranno di certo a casa come piacerebbe ai vincitori e all’establishment.

Una contro-analisi del voto elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America del 2020, che evidenzia la sofferenza della democrazia liberale borghese a contenere e a riassumere le contraddizioni e la crescente polarizzazione sociale e di classe.

In questi giorni diversi compagni hanno cominciato a scornarsi in buonissima fede sull’annoso tema della analisi dei risultati del voto di questa inedita elezione per la nuova Presidenza degli USA del 2020, tentando di argomentarla secondo una analisi di classe.

Alcuni sforzi hanno il pregio di non essere caduti nella trappola, cui tutti gli analisti borghesi (quelli intelligenti del Corriere della Sera o del Sole 24 Ore, o del Financial Times, così come gli inutili commenti del quotidiano il Manifesto) continuano a cadere, finendo ad arrampicarsi sugli specchi di teorie preconcette ed a diffondere bubbole per affamati. L’analista borghese un po’ lo fa anche scientificamente per affogare nel vuoto della rozza sociologia statistica i fatti del movimento reale, delle relazioni e dei rapporti sociali con il capitale e tra le classi.

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Una grande notizia: la super-potenza yankee è nel caos

Il 2020 è l’anno delle grandi notizie dagli Stati Uniti. La prima arrivò nei giorni successivi al 25 maggio con la nascita del forte movimento di giovane proletariato nero e multirazziale per George Floyd. La seconda (che ha evidenti nessi con la prima) è delle ultime ore: l’esito contrastato delle elezioni presidenziali e lo scoppio di una vera e propria, devastante, crisi istituzionale con Trump, il presidente in carica, che accusa gli avversari democratici e il presidente entrante di essere dei ladri, fa appello alla mobilitazione dei suoi sostenitori e si prepara a chiamare in causa la Corte suprema per invalidare il voto. Troppo bello per essere vero! Ma è vero. Lo diciamo non da anti-americani, è banale, bensì da anti-capitalisti, da internazionalisti rivoluzionari che tifano sfegatatamente da sempre per l’altra America, per la nostra America. E vedono nell’indebolimento della super-potenza di Wall Street e del Pentagono un fattore fondamentale di destabilizzazione dell’intero ordine capitalistico mondiale – quello che ogni giorno toglie il respiro a miliardi di lavoratrici e lavoratori in tutto il globo, fuori e dentro i confini del Nord America.

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Donald Trump versione 2.0: origini e natura

Riprendiamo volentieri dal blog Noi non abbiamo patria questa analisi sul Trump degli ultimi mesi, che ha evidenti elementi di discontinuità, e non solo di continuità, con il Trump del 2016, e anche con quello del 2019. Non ci stancheremo di dire: per ragioni di ordine globale, internazionale, grandi avvenimenti sociali e politici sono in corso negli Stati Uniti. Bisogna seguirli, studiarli attentamente, per le loro enormi ricadute interne e mondiali.

Introduzione

Sono sempre più frequenti i commenti allarmati degli analisti politici riguardo che cosa farà Trump se dovesse uscire sconfitto dalla sfida elettorale con Biden. Cederà tranquillamente il potere, oppure griderà all’imbroglio elettorale, ricorrerà alla legge marziale ed invocherà l’aiuto ed il sostegno delle milizie armate dei Proud Boys e patrioti bianchi vari? Non solo Trump lascia intendere di non escludere niente, non solo i suoi fedeli consiglieri gli raccomandano un’azione repressiva preventiva in grande stile, ma l’argomento in questione è diventato il tema dell’ovvio, senza troppo stupore si dà per scontato che un qualche cosa che non ha precedenti accadrà.

Siamo di fronte ad un politico psicopatico venuto dal pianeta Marte, oppure Donald Trump con il mitico interprete di Ziggy Stardust ha in comune solamente il colore dei capelli, e si tratta di ben altro?

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