Un’emergenza sanitaria che viene da lontano…

Un anno fa (il 30 marzo 2020) pubblicavamo sul blog questo intervento. Abbiamo deciso di riproporlo perché tocca due questioni essenziali anche oggi. La prima è la contrapposizione tra pubblico e privato, secondo cui sarebbe buona (per natura) la sanità pubblica, e cattiva quella in mano ai privati – una contrapposizione che noi respingiamo perché la sanità pubblica è stata progressivamente permeata in profondità dei criteri capitalistici e aziendalisti propri della sanità privata e dei for profit hospitals statunitensi quotati a Wall Street, e perché sono state proprio le istituzioni statali, governi, parlamento e regioni a mettere a disposizione i bilanci statali per ogni forma di affarismo e di speculazione dei privati “imprenditori”. Ovviamente siamo per un sistema sanitario pubblico, unico, universale, gratuito, dotato di una fitta rete territoriale, e completamente rifondato sul criterio della prevenzione delle malattie e della tutela della salute sui luoghi di lavoro. Altrimenti limitarsi a rivendicare il pubblico contro il privato significa solo alimentare la fiducia nel feticcio-stato, strumento per eccellenza della classe capitalistica. La seconda questione trattata nel pezzo di un anno fa che ritorna in questi giorni, è quella degli “untori“: il governo Draghi e la “grande stampa” hanno messo nel mirino il personale sanitario (una piccola minoranza) che non vuole vaccinarsi, come se si dovesse accollare ad esso la prova catastrofica data dal sistema-Italia, prima con Conte ed ora con Draghi, nel contrare la diffusione dell’epidemia e nel mettere in atto la vaccinazione – una prova che fa dell’Italia uno dei tre paesi al mondo con il più alto tasso di letalità del virus. Beninteso, gli “untori” ci sono, ma stanno acquartierati nei palazzi del potere, di quello confindustriale e di quello politico.

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Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

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Ti conosco mascherina: Zaia e il cosiddetto “modello veneto”

zaia mascherina

Uno dei lettori de La grande camorra lombarda all’attacco ha posto una domanda, forse solo apparentemente ingenua: e di Zaia cosa ne pensate? Una domanda benvenuta, perché ci permette di chiudere il discorso sulle “eccellenze” leghiste. Rinviamo anzitutto agli allegati a questa nota, perché a questa domanda avevamo in realtà risposto già tre anni fa. All’epoca sfidammo Zaia ad un pubblico dibattito sul suo referendum per l’autonomia, per dimostrare che il suo referendum era un bidone pieno di veleni razzisti. Zaia declinò l’invito per impegni precedenti, ma il dibattito si fece su Rai 3, nella trasmissione “Tutta la città ne parla” il 19 ottobre 2017, e il suo sostituto (Barbisan, un consigliere regionale leghista) non ne uscì benissimo… Continua a leggere Ti conosco mascherina: Zaia e il cosiddetto “modello veneto”

Un’emergenza sanitaria che viene da lontano

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

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La verità sul referendum autonomista: una sfida a Zaia

Si è tenuto ieri sera a Mestre (13 ottobre), a Negozio Piave 67, un partecipato dibattito sul referendum del 22 ottobre, organizzato dal Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri e dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera.

Dal dibattito è scaturita la proposta di sfidare il governatore del Veneto Luca Zaia ad un pubblico contraddittorio sul contenuto effettivo del referendum e sulle prospettive che esso apre.

La relazione introduttiva ha messo in luce anzitutto che Zaia sta barando sul reale contenuto del referendum. Infatti, sia ne “Le 100 domande dei veneti a Luca Zaia”, sia nelle ultime dichiarazioni pubbliche, per incitare a votare, ha assicurato che lui “chiederà tutto”. Sennonché il referendum è solo consultivo, e su materie limitate, poiché la Corte Costituzionale ha bocciato tanto il referendum sul Veneto regione a statuto speciale, quanto quelli sulla sua indipendenza e sulla possibilità di trattenere in regione l’80% delle entrate fiscali. Si tratta, perciò, di un referendum piccolo piccolo. Peraltro, è la seconda volta che il Veneto chiede maggiore autonomia. La prima fu nel 2008 quando Galan, spinto da Cacciari, Zanonato, Frigo, etc., si mosse per chiedere l’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, e la richiesta di devolution fu respinta dal governo Berlusconi-Bossi.

È stata contestata, poi, anche la tesi secondo cui la regione Veneto è stata bloccata nei suoi progetti dalla mancanza di risorse dovute agli “sprechi”, o spreconi, di Roma. Saremo gli ultimi a difendere da questa accusa gli apparati centrali dello stato (ci basta l’esempio dei bombardieri F-35, ma ne potremmo fare a migliaia); sta di fatto, però, che dalla loro nascita nel 1970 ad oggi, le regioni a statuto ordinario, incluso il Veneto, hanno avuto a disposizione ingenti risorse. Il problema è: come le hanno spese?, specie nel settore che costituisce la loro maggiore area di competenza, la sanità. Continua a leggere La verità sul referendum autonomista: una sfida a Zaia