Permesso di soggiorno incondizionato e valido su tutto il territorio europeo per tutti gli immigrati e le immigrate. Foto della manifestazione a Parigi, 30/5, di S. d’Ignazio

Fonte: Serge d’Ignazio, Manifestation des Sans-papiers, Samedi 30 mai 2020 – Place de la Madeleine – Opéra – République

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Francia, loi Travail. Sulla manifestazione del 14 giugno a Parigi

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Qui di seguito trovate due testimonianze ed analisi sulla grande manifestazione a Parigi dello scorso 14 giugno; una da Revolution permanente e l’altra di Solidaires. Anche se in entrambi i casi non siamo del tutto d’accordo con le loro analisi, pensiamo forniscano degli elementi importanti (Redazione Cuneo rosso).

#MANIF14JUIN: UN MILION DE PERSONNES A PARIS,
UNE MANIFESTATION “MONSTRE” A DEUX VITESSE
Da Revolution permanente, 14 giugno 2016

On pourra dire que cette 9ème journée de mobilisation contre la loi travail est un succès. Alors que le cortège de tête, composé de secteurs autonomes, des étudiants, des travailleurs organisés par lieu de travail, arrivent aux Invalides, à l’arrière, les cortèges monstres des centrales syndicales, la CGT et FO en force, partent tout juste de Place d’Italie. Climat échaudé, manifestation ralentie par le dispositif policier à l’avant qui, pour l’occasion a déployé les canons à eaux, l’ambiance est à la lutte pour cette manifestation parisienne, certainement la plus grosse en trois mois de mobilisation contre la loi travail. Continua a leggere Francia, loi Travail. Sulla manifestazione del 14 giugno a Parigi

Parigi, Bruxelles e la guerra infinita

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Dobbiamo fare di tutto per sottolineare l’aspetto della ‘guerra santa’
(D. Eisenhower sulla lotta al nazionalismo arabo)

Svolgiamo qui alcune considerazioni sugli attentati jihadisti di Parigi e Bruxelles e il loro retroterra medio-orientale, che forse saranno poco popolari data l’infezione arabofobica e islamofobica da cui è affetta la sinistra, inclusa buona parte di quella che si vuole antagonista, comunista, e perfino internazionalista. Ma la sola cosa che ci preme è contribuire a inquadrare gli avvenimenti in corso da un punto di vista di classe, denunciare e contrastare le nuove aggressioni in atto ai lavoratori e ai popoli di Libia, Iraq e Siria da parte del governo Renzi e degli altri governi europei, e lavorare ad avvicinare, a unire i proletari autoctoni e i proletari provenienti dai paesi arabi e islamici (e i loro figli) che i potentati dell’imperialismo, approfittando dei suddetti attentati, vogliono allontanare e scagliare gli uni contro gli altri. Tutto il resto, per noi, non conta.

È guerra? Certo, ma da 200 anni (almeno).
E l’ha scatenata l’Europa colonialista e imperialista.

Gli editoriali bellicisti delle scorse settimane e degli scorsi mesi hanno sostenuto pressoché unanimi la tesi: “dobbiamo rispondere con la guerra alla guerra che ci è stata dichiarata dai bastardi islamici” invertendo così il rapporto qualitativo e quantitativo tra cause ed effetti. Noi partiamo, invece, dalle cause, quindi dall’azione dell’imperialismo europeo e occidentale. Non da Parigi 13 novembre 2015 o da Bruxelles 22 marzo 2016, ma dall’Iraq 1991 e dall’Afghanistan 2001. E lo facciamo servendoci dell’articolo di Nafeez Ahmed, Unworthy victims: Western wars have killed four million Muslims since 1990 pubblicato su www.middleeasteye  l’8 aprile 2015, che sulla base di studi statunitensi, britannici, australiani, dà conto dei risultati delle guerre condotte dalle armate occidentali contro le popolazioni di Iraq e Afghanistan dal 1990. Andate a leggerlo e fatelo conoscere!

Lo sintetizziamo qui egualmente per i più pigri. Almeno 200.000 morti iracheni nella prima ‘guerra del Golfo’ (1991). 1.700.000 uccisi, sempre in Iraq, dall’embargo ONU degli anni seguenti, di cui la metà bambini. I dati sono di fonte ONU, e se lo dice l’assassino, c’è da credergli. Il prof. Nagi della Washington University ha scovato un documento segreto della DIA (Defense Intelligence Agency) statunitense che espone un piano dettagliato per “degradare completamente il sistema di trattamento delle acque dell’intera nazione per un decennio”. Per Nagi le sanzioni ONU sono state un mezzo per “liquidare una significativa parte della popolazione dell’Iraq” attraverso la diffusione su larga scala, per lungo tempo, di malattie ed epidemie – sanzioni, ricordiamolo, approvate dai miserabili governi italiani dell’epoca (Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema). Non bastando un tale trattamento umanitario, è sopraggiunta la seconda ‘guerra del Golfo’ nel 2003 con l’occupazione dell’Iraq da parte delle ‘nostre’ armate e la susseguente ‘pacificazione’ del paese con il massacro di 1 milione di iracheni.

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Fermiamo le guerre in corso e in preparazione! Dibattito pubblico. Mestre, 30 gennaio, h 15.30

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DIBATTITO PUBBLICO A MESTRE (VE)
SABATO 30 GEN. H. 15.30, CENTRO CANDIANI 1° PIANO

Partecipano_ Comitati No Trident (Napoli), Donne in rete per la pace, Donne No Dal Molin (Vicenza), Collettivo Pax Christi (Marghera), Comitati No Muos (Sicilia), Il cuneo rosso (rivista)

Organizza_ Comitato permanente contro le guerre e il razzismo – Piazzale Radaelli 3, Marghera comitato.permanente@gmail.com

Nessuno pensa alla guerra, alle bombe lanciate sulle case e sui luoghi di lavoro, alle carneficine di uomini, donne e bambini che avvengono ogni giorno in Medio Oriente. E in questi anni ben pochi hanno pensato alle decennali guerre scatenate dall’Occidente nei quattro angoli del globo quando hanno visto arrivare nelle loro città centinaia e migliaia di profughi. Alla guerra, qui in Italia e in Europa, non si riesce a pensare neanche quando si sentono rombare i motori dei caccia, carichi di morte, partiti dalle basi militari dietro casa. Alla guerra si è pensato solo quando a Parigi, il 13 novembre, un gruppo di jihadisti ha sparato nel mucchio. Solo allora i ‘nostri’ governanti hanno urlato scandalizzati: “Siamo in guerra”.

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Se trionfa l’islamofobia ne pagheranno il prezzo tutti gli immigrati e i lavoratori europei. Intervista con P. Basso

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Pubblichiamo qui di seguito l’intervista fatta dal sito argentino Ideas de Izquierda a P. Basso, della redazione del Cuneo rosso, sulla situazione degli immigrati in Europa dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi.

Domanda – Quali effetti hanno avuto gli attacchi jihadisti di Parigi lo scorso 13 novembre sulla condizione degli immigrati in Europa?

Risposta – Di sicuro effetti pesanti, negativi, perché il governo francese, gli altri governi europei e l’Unione Europea hanno colto immediatamente l’occasione propizia per intensificare i loro attacchi contro l’intero campo delle popolazioni immigrate. I mass media europei, pressoché alla unanimità, hanno diffuso questo messaggio: bisogna chiudere le frontiere dell’Europa e tenere gli immigrati che già sono in Europa sotto il più stretto controllo perché sono un pericolo per la ‘nostra sicurezza’ e le nostre libertà. Naturalmente i più stigmatizzati e demonizzati sono stati gli arabi e gli ‘islamici’, ma l’islamofobia che oggi impazza in Europa, coinvolge, in un modo o nell’altro, anche tutte le altre nazionalità.

D. – In particolare: com’è cambiata la politica dell’Unione europea nei confronti dei rifugiati? In una precedente intervista tu hai messo in evidenza il contrasto tra i paesi che vogliono rifugiati in quanto forza lavoro qualificata a basso prezzo (la Germania, ad esempio) e i paesi che sono per una totale chiusura delle frontiere. Sembra che questo contrasto si sia acuito, e che anche in Germania e nei paesi scandinavi cresca il ‘partito’ della chiusura totale delle frontiere. E’ così? E se è così, perché è avvenuto questo cambiamento?

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