La posta in gioco. Riflessioni e proposte per un femminismo rivoluzionario

E’ uscito il Quaderno n. 1 del Cuneo rosso dedicato alla “questione di genere”, inquadrata come questione strutturale e internazionale. A partire da questa ottica, lo scritto ricostruisce il nesso tra le lotte contro ogni forma di oppressione, sfruttamento differenziale, discriminazione, violenza (fisica, sessuale, psicologica) che colpisce le donne nella società capitalistica, e la lotta rivoluzionaria per abbattere il capitalismo. Le specifiche contraddizioni che vivono la grande maggioranza delle donne, a cominciare dalle proletarie, hanno gradi di brutalità differenti nelle diverse parti del mondo, e sono mutate nel corso del tempo solo ed esclusivamente nella misura in cui lo hanno imposto con la forza le lotte delle donne e il fiancheggiamento (raro, in verità) del movimento operaio organizzato. Il patriarcalismo (nelle sue diverse forme) e l’oppressione della donna sono elementi organici al funzionamento del capitalismo. Ne deriva la necessità, per il movimento femminista, di fondare la sua lotta di liberazione su una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria. Questo lavoro riprende la teoria della riproduzione sociale, che sviluppa e approfondisce il legame colto da Marx tra produzione e riproduzione della vita e della forza-lavoro; constata il tracollo del femminismo neo-liberista e ragiona sulle sue cause; esamina e critica il femminismo delle molteplici “identità” e la sua matrice filosofica liberale/individualistica. Dalla prima all’ultima pagina è attraversato dalla viva presenza di “due secoli di esperienze” del movimento femminista, con la partecipazione delle donne alle lotte operaie e alle grandi rivoluzioni sociali, e dall’impegno militante a proporre temi e obiettivi di intervento politico – non da ultimo confrontandosi con i pesi che l’emergenza Covid ha scaricato sulle donne. In copertina e retrocopertina due immagini rievocano le battaglie del presente e del recente passato, e al tempo stesso richiamano uno dei fili conduttori del testo: i due poli del movimento di lotta, nel Sud e nel Nord del mondo, che possono e debbono saldarsi tra loro, e con il movimento di tutti gli sfruttati dando corpo alla più esplosiva forza rivoluzionaria che la storia abbia mai visto.

Il Quaderno può essere richiesto scrivendo a com.internazionalista@gmail.com – e versando 7 euro (spese postali incluse) sulla carta postepay n. 5333 1710 9921 6661 intestata a Cillo Rossana.

Qui di seguito le pagine introduttive e, a seguire, l’indice.

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Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti

Segnaliamo i manifesti per lo sciopero delle donne dell’8 marzo stilati rispettivamente dal collettivo argentino Tribuna Feminista e da un gruppo di femministe degli Stati Uniti, tra cui Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh, Angela Davis e Barbara Ransby. Entrambi i manifesti denunciano il sistema che legittima le violenze maschili e le discriminazioni di genere e si scagliano contro gli attacchi del capitale che, nel corso del trentennio neoliberista e ancor più in questa fase di crisi, sta cercando di cancellare i diritti conquistati con dure lotte e di riportare indietro nella storia la condizione femminile. Inoltre, soprattutto nel manifesto che ci giunge dagli Stati Uniti, vengono prese le distanze dal tentativo del femminismo istituzionale strettamente collegato al partito democratico di prendere la direzione del movimento di protesta sceso in piazza contro Trump, denunciando la natura di classe delle politiche di austerity adottate dai governi socialdemocratici. L’appello è per una manifestazione internazionale e militante, che riporti in piazza le donne contro il patriarcalismo, il razzismo, l’omofobia, l’imperialismo e il neoliberismo. In una parola: contro il capitalismo.

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Stati Uniti – Oltre il “farsi avanti”: Per un femminismo del 99% e uno sciopero internazionale e militante l’8 Marzo – di Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Angela Davis, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh

Le immense manifestazioni di donne del 21 Gennaio possono rappresentare l’inizio di una nuova ondata di lotte femministe militanti. Ma quale sarà esattamente il loro obiettivo? Dal nostro punto di vista, non è sufficiente opporsi a Trump e alle sue politiche aggressivamente misogine, omofobiche, transfobiche e razziste; bisogna anche rispondere agli attacchi del neoliberismo progressista allo stato sociale e ai diritti del lavoro. Mentre la misoginia spudorata di Trump ha rappresentato la miccia per la risposta massiccia del 21 Gennaio, l’attacco alle donne (e a tutti i lavoratori) è di gran lunga precedente alla sua amministrazione. Le condizioni di vita delle donne, specialmente quelle delle donne di colore e lavoratrici, disoccupate e migranti, sono state costantemente deteriorate negli ultimi 30 anni, a causa della finanziarizzazione e della globalizzazione capitalista. Il femminismo del “farsi avanti” e le altre varianti del femminismo della donna in carriera hanno abbandonato al loro destino la stragrande maggioranza di noi, che non ha accesso all’autopromozione e all’avanzamento individuale e le cui condizioni di vita possono essere migliorate solo attraverso politiche che difendono la riproduzione sociale, la giustizia riproduttiva e la garanzia dei diritti sul lavoro. La nuova ondata di mobilitazione delle donne deve affrontare tutti questi aspetti in maniera frontale. Deve essere un femminismo del 99%. Continua a leggere Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti