Per una piattaforma di classe sul terreno fiscale (Tendenza internazionalista rivoluzionaria)

Nei mesi scorsi la nostra proposta di una patrimoniale del 10% sul 10% della società (capitalisti di varie taglie e borghesi) fondata sull’analisi delle tendenze di lungo periodo del capitale, dello stato del capitale e del fisco capitalistico, ha suscitato un po’ di discussione. Ritorniamo sul tema, a partire dall’esperienza quotidiana degli operai, dei proletari, dei salariati. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Detassazione dei salari, imposta progressiva, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco!

Quando un lavoratore riceve la busta paga, sempre di più prova sconcerto per la differenza tra il “lordo” contrattato e spesso (nella logistica, almeno) frutto di lotte, e il “netto” che riceverà. Una differenza dovuta principalmente alle tasse, che tende a crescere di anno in anno, e priva i lavoratori di una buona parte dei già magrissimi aumenti ottenuti con i rinnovi dei contratti nazionali e aziendali (e con il lavoro straordinario).

Un esame approfondito di chi paga le tasse in Italia (e negli altri paesi capitalistici avanzati)1 ci mostra che a pagare le tasse sono soprattutto i lavoratori dipendenti, non i padroni o i ricchi in generale. Lo Stato negli ultimi decenni ha prelevato una parte crescente di salari e stipendi, mentre ha alleggerito il prelievo su profitti, interessi, rendite e altri redditi dei capitalisti e dei borghesi.

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Lotta contro i licenziamenti, salario garantito, nazionalizzazioni, di R. Luzzi

La discussione avviata sulle rivendicazioni del Patto d’Azione, sulla patrimoniale come sulle nazionalizzazioni deve a mio parere poggiare su basi materialistiche. Certo serve consultare i nostri maestri, ma con lo stesso loro spirito e metodo materialista: partire dal modo di produzione capitalistico come analizzabile con gli strumenti del marxismo per individuare le contraddizioni e le forze su cui fare leva per il suo rovesciamento rivoluzionario, nella società senza classi.

La discussione non può risolversi in una esegesi dei testi più o meno sacri. Il principio cui dobbiamo ricorrere non è quello di autorità, ma quello della capacità di orientare il movimento reale nel ginepraio della società capitalistica, nello scontro sul piano economico, sociale e politico con il capitale, con la borghesia, con il suo stato, nel contesto del mercato mondiale.

Il compagno Marco Ferrando sostiene la rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo delle proprietà capitalistiche che chiudono; i compagni di Classe contro Classe sostengono la loro espropriazione. La discussione verte quindi sulle imprese, aziende, unità locali CHE CHIUDONO.

Non si parla di nazionalizzare o comunque espropriare le aziende che vanno bene. Si tratta quindi di azioni DIFENSIVE, in situazioni in cui i lavoratori sono minacciati di licenziamento. Un aspetto su cui la discussione ha fin qui sorvolato.

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Million tax 10% per 10%: i post del Pungolo da novembre 2019 ad oggi

Con nostra sorpresa la rivendicazione di una patrimoniale del 10% sul 10% avanzata nell’assemblea del 29 settembre 2019 a Napoli, organizzata dal SI Cobas per preparare lo sciopero del 25 ottobre, ha avuto un’eco politica maggiore del previsto, a noi – nel complesso – sgradita, sia per le banalissime e vuote critiche “puriste”, sia per le scimmiottature slavate in chiave, sostanzialmente, elettoralistica. Molto più interessante, invece, è l’esistenza – rivelata da un sondaggio di Swg – di un diffuso sentimento favorevole al far pagare i detentori di grandi ricchezze, sentimento diffuso – evidentemente – non tra i capi borghesi, che sono scesi in campo pressoché all’unisono contro l’innocua proposta Fratoianni-Orfini asfaltandola in 3 giorni come se si trattasse di qualcosa di sovversivo. Un sentimento diffuso a livello popolare, invece, a cui dare argomenti e obiettivi perché si consolidi e si tramuti in una volontà di lotta contro la classe dei ricchi, che – nell’Italia e nell’Europa del 2020 – è la classe dei capitalisti (e dei loro servitori di più alto grado).

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Il governo Conte-bis è da combattere da subito, senza sconti (Tendenza
internazionalista rivoluzionaria)

I disastri del capitalismo non devono essere pagati dai lavoratori (Tendenza internazionalista
rivoluzionaria)

Emergenza Corona virus. Dove prendere le risorse? (SI Cobas) Continua a leggere Million tax 10% per 10%: i post del Pungolo da novembre 2019 ad oggi

Patrimoniale. E con Grillo come la mettete?

Il Giullare

La proposta di patrimoniale avanzata da Grillo si inserisce di diritto nella cortina fumogena che si è alzata da più parti a proposito di questo provvedimento e il cui scopo, sostanzialmente, è quello di sterilizzarne ogni possibile carica anticapitalistica, sia pure semplicemente ipotetica. Insomma, si gioca d’anticipo, un po’ come quando si lancia una candidatura al solo scopo di bruciarla sul nascere. Nel caso del nostro comico…

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Pedro Sanchez rivoluzionario e noi poveri riformisti?

Nei giorni scorsi il governo spagnolo ha deciso di proporre per il 2021 al parlamento – dove è in minoranza e dove se ne discuterà a partire dalla metà del mese – l’aumento delle tasse sui redditi più elevati. L’aumento sarebbe del 2% sui 16.740 contribuenti che hanno redditi “da lavoro” superiori ai 300.000 euro l’anno (nel patto elettorale tra socialisti e Podemos la soglia era stata posta parecchio più in basso, a 130.00 euro) e del 3% sui circa 20.000 che hanno redditi da capitale oltre i 200.000 euro – in totale lo 0,17% dei contribuenti spagnoli. Inoltre il governo Sanchez vorrebbe introdurre un’imposta del 15% sulle società di investimenti immobiliari quotate (in Spagna la soglia minima di imposta per gli operai è collocata al 19%…), diminuire le detrazioni fiscali per i fondi pensione privati, e introdurre un’imposta patrimoniale dell’1% sui possessori di ricchezze superiori ai 10 milioni di euro. Il condizionale è d’obbligo perché l’ultima parola spetterà al parlamento (le Cortes Generales) e alle regioni.

Queste misure sono state presentate dal telegenico duo Sanchez-Iglesias con uno spottone sulla “giustizia fiscale” e sul fatto che da ora in poi “quelli che hanno di più, pagheranno di più”. Tanto è bastato perché ci venisse chiesto: come la mettiamo con la patrimoniale proposta dal Patto d’azione? Non avevano ragione i compagni che la scartavano come una misura riformista?

Questa domanda è stranissima.

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