Patto d’azione anti-capitalista: documento-mozione del 28 marzo

È passato oramai un anno dall’inizio della pandemia del Covid e l’emergenza sociale e sanitaria non fa che acuirsi, comportando un peggioramento pressoché generalizzato delle condizioni sociali e di vita dei proletari.

Benché ci vogliano imbottire la testa con la parola “ripresa”, non si vede una vicina uscita da questa gigantesca crisi, la cui completa esplosione è solo rallentata e procrastinata dagli interventi delle banche centrali a sostegno delle strutture capitalistiche. La borghesia diffonde ottimismo intorno a una ripresa che avverrà, illudendo ed illudendosi che con l’immissione di questi ingenti capitali si possa creare valore con la semplice stampa di carta moneta. Né con questi strumenti né con altre misure di ancora più brutale austerità, è possibile per il capitale dare il via a quel ciclo di sviluppo capitalistico di più ampia portata che viene promesso. Al contrario, la linea di tendenza è verso crisi di sempre maggiore profondità, così come è quella in corso se messa a confronto con la crisi del 2008. Non ci sono miracoli in vista, né “verdi” né di altro tipo; è un’illusione che facendo sacrifici oggi ci siano poi prospettive radiose. E niente lo prova meglio dell’inasprirsi furioso dei contrasti inter-imperialisti e inter-capitalisti alla scala mondiale.

Di fronte a questo scenario l’avvento del governo Draghi ha sancito l’unione tra le diverse frazioni e fazioni del capitale nazionale con la costruzione di un governo di unità padronale, incaricato di approfittare della crisi e della liquidità del Recovery Fund per portare avanti un piano di ristrutturazione complessivo del tessuto produttivo e sociale in Italia e in Europa, che rafforzi il dominio del capitale sull’intero processo di produzione e di riproduzione dei rapporti sociali. Questo governo è chiamato ad esprimere gli interessi di classe del padronato italiano con sempre maggiore nettezza, nel quadro, evidentemente, delle sue storiche alleanze inter-imperialiste. Ecco perché respingiamo la tesi secondo cui la sua nascita sarebbe il frutto di un “golpe” o di un commissariamento dell’UE ai danni dell’Italia presa in blocco, ribadendo al tempo stesso i caratteri di fondo del Patto: anti-capitalismo, anti-sovranismo, internazionalismo.

Il governo Draghi ha iniziato la sua azione procedendo “a fari spenti”, con prudenza, anche per le tante contraddizioni aperte tra le forze politiche che lo hanno votato, ma da alcuni segnali è già evidente in quale direzione si muoverà.

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8 marzo: una grande giornata di sciopero e di mobilitazione (SI Cobas)

Piacenza, 8 marzo, davanti ai magazzini Amazon

L’8 marzo non è una ricorrenza!

Fin dalle prime luci dell’alba, e ancora in queste ore, è apparso chiaro come lo sciopero che abbiamo indetto per la giornata internazionale di lotta delle donne non è stata una mera formalità né una semplice firma sotto a qualche comunicato allo scopo di dire “c’eravamo anche noi”. Il nostro 8 marzo è stata invece una giornata di sciopero vero, che in tutta Italia ha visto in prima fila le lavoratrici e le compagne, ma alla quale ha dato sostegno l’intera organizzazione.

Dal presidio a Milano fuori Dhl di Settala e Brt Rovato, alla manifestazione fuori Confindustria a Brescia, passando per le iniziato di lotta a Como, Torino, Alessandria, alla TNT e alla nuova Moscato di Modena, in Confindustria, all’Inps, alla Yoox e all’ Interporto a Bologna, in Piazza Esquilino a Roma, fino al presidio con blocco stradale fuori la Regione Campania a Napoli assieme ai disoccupati 7 novembre: decine e decine le iniziative di lotta che hanno visto protagoniste migliaia di lavoratrici e lavoratori del SI Cobas col sostegno di numerosi solidali, delle realtà aderenti al Patto d’azione anticapitalista e dell’assemblea dei lavoratori combattivi (si veda anche la piazza di Taranto lanciata su iniziativa dello Slai Cobas SC).

Su tutte, particolarmente degna di nota la straordinaria manifestazione di 1500 lavoratrici e lavoratori fuori alla Amazon di Piacenza, ad evidenziare come il colosso di Jeff Bezos, oltre a rappresentare il simbolo del moderno sfruttamento, costituisce l’esempio più lampante della condizione di doppia oppressione delle donne-lavoratrici, costrette a turni massacranti e private di diritti elementari quali permessi e congedi di maternità.

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