Repressione statale 1 – Operazione SI Cobas / G. Iozzoli – Laboratorio popolare della cultura e dell’arte

AAA Associazione a delinquere cercasi

Pubblicato il  · in Editoriali · (dal sito Carmilla)

di Giovanni Iozzoli

Ed eccoci arrivati al dunque. Molti dei nodi di cui si dibatteva nei mesi scorsi stanno giungendo inesorabilmente al pettine: escono, cioè, dalla dimensione delle ipotesi e delle analisi, precipitando sui famosi “rapporti di produzione” e sulle catene di comando che strutturano la società. Del resto, tutta la decretazione speciale, i coprifuoco, la militarizzazione dei territori, la passivizzazione di massa – l’intero sistema di “prevenzione sanitaria” – non potevano non avere ricadute sul piano direttamente politico. Un primo riassetto riguarda i piani alti; abbiamo un governo di pseudo unità nazionale in cui l’intero quadro partitico è stato azzerato, frullato e ricomposto dentro un triste impianto euro-tecnico: l’eutanasia di un ceto politico, di una classe dirigente, di un residuo partitocratico, si è consumata in un lampo, senza emettere un gemito.

Tra le pieghe della società reale stanno invece increspandosi le onde della repressione politica tradizionale: ci riferiamo in particolare all’inchiesta di Piacenza contro i Si Cobas e a tutto il corollario di provocazioni con le quali si sta cercando di schiacciare all’angolo questa esperienza sindacale. Gli esiti dell’offensiva della Procura di Piacenza, sono noti: perquisizioni all’alba del 10 marzo nelle case di diversi operai, sequestri di pc e telefoni, 21 indagati, 5 divieti di dimora, 6 vigliacchissimi avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, multe salate per tutti, e due noti dirigenti agli arresti domiciliari. L’accusa, sostanzialmente, è di aver intralciato, mediante una mobilitazione propriamente sindacale, i progetti di ristrutturazione nei magazzini piacentini Fedex-TNT: quindi gli apparati dello Stato a difesa delle strategie di una multinazionale americana. En passant, nelle stesse ore si bastonava il presidio Cobas alla Texprint di Prato – in questo caso la Celere difendeva un’azienda di proprietà cinese, gravata da un’interdittiva antimafia, che ha tra l’altro incassato centinaia di migliaia di euro durante la prima crisi Covid producendo mascherine. Yankee o cinesi vanno bene tutti, purché siano imprenditori – i nostri questori non possono certo essere accusati di sovranismo. Cronache di un mondo rovesciato? No, È il nostro mondo. Altro che Grande Reset: siamo già stati ampiamente resettati e la nuova normalità sarà sempre più questa – banchieri al governo, detenuti morti nelle carceri, sindacalisti coraggiosi arrestati. Non si tratta di un momento di sbandamento o di una fase transitoria.

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Piacenza. Un medico solidale con la lotta dei facchini SI Cobas

Qui una bella lettera di solidarietà ai facchini del SI Cobas inviata a “il Piacenza” da un medico della città.

Come nel magnifico romanzo di Saramago, “Cecità”, a volte basta solo uno che ci vede chiaro per invertire la rotta e aprire gli occhi agli altri. Il dottor Marcianò non è tra quelli che pontificano in tv e provvedono a confonderci le idee per consegnarci inermi nelle mani dei grandi parassiti di stato e di mercato che nulla vogliono cambiare, ed anzi stanno usando in modo terroristico una pandemia frutto diretto delle devastazioni prodotte dal loro sistema sociale per rafforzare, attraverso un mix di menzogne e misure militari, un meccanismo di sfruttamento e di oppressione sempre più scricchiolante e insostenibile.

Questo medico ci indica invece, da esperto di umanità, la via d’uscita: il solo nostro strumento di autodifesa è la lotta, in questo caso la lotta per i diritti dei lavoratori, per preservare l’arma fondamentale dello sciopero e dell’organizzazione operaia. Se fossimo all’offensiva, diremmo altro, ma ora si tratta di apprestare una linea di difesa forte e accorta.

L’aggressione padronale-statale al SI Cobas ha avuto una prima ferma risposta. Ora bisogna continuare… – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

L’aggressione padronale-statale al SI Cobas ha avuto una prima ferma risposta.

Ora bisogna continuare, e allargare il fronte di resistenza e di lotta.

L’azione repressiva scattata a Piacenza contro decine di proletari e di attivisti del SI Cobas ad opera della questura e della procura della repubblica, ha avuto nei giorni scorsi una forte risposta: con la proclamazione immediata di scioperi di protesta in una serie di magazzini della logistica, a iniziare da quelli Tnt-FedEx, e con la partecipata, vibrante manifestazione di sabato 13, che ha portato nella città migliaia di lavoratori e di solidali ad esprimere la ferma determinazione a battersi senza paura contro questa aggressione padronale-statale.

Gli slogan “Siamo tutti Arafat, siamo tutti Carlo”, “chi tocca uno, tocca tutti”, “la repressione non ferma le lotte”, “SI Cobas, SI Cobas”, hanno espresso la realtà viva e sempre più ramificata di un organismo sindacale combattivo che ha alle proprie spalle un decennio di prove difficili, superate solo in virtù dei suoi fermi principi classisti, della sua pratica di reale auto-organizzazione, dell’energia indomita di migliaia di proletari immigrati. Queste sue caratteristiche, uniche nel contesto del sindacalismo di base, gli hanno consentito di fronteggiare più di un attacco padronal-mafioso e istituzionale uscendo dalle difficoltà, quasi sempre, più forte e autorevole di prima, grazie anche al fiancheggiamento di gruppi di veri solidali (non parolai). La risposta di lotta di questi giorni e l’orgoglio di molti dei suoi aderenti di appartenere in qualità di protagonisti a tale storia di lotte, sono le migliori premesse per riuscire a ricacciare indietro una volta di più la pretesa degli apparati repressivi dello stato di piegare questa organizzazione, criminalizzandola e criminalizzando con essa la lotta di classe in quanto tale.

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Dal Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del Veneto – alle fabbriche (italiano – english)

Perquisizioni, arresti e denunce per la lotta alla TNT di Piacenza.

Giù le mani dagli operai e dalle loro lotte!

Mercoledì 10 marzo è scattata a Piacenza una pesante operazione di magistratura e polizia contro gli operai della TNT-FedEx e i responsabili del SI Cobas di Piacenza: 25 perquisizioni, 2 arresti (ai domiciliari), 5 divieti di dimora per i solidali, 5 procedimenti per revoca del permesso di soggiorno, multe per 13.200 euro per violazione di misure anti-covid.

La loro “colpa”? Avere scioperato per 13 giorni per respingere l’attacco della multinazionale statunitense ai loro posti di lavoro, senza farsi intimidire dalle cariche e dai lacrimogeni della polizia, riuscendo anzi a strappare, con la lotta, un accordo migliorativo anche sul piano salariale.

Ecco perché questa operazione appare come una vendetta di FedEx e del governo Draghi contro una classe operaia combattiva, decisa a non farsi schiacciare dai piani di ristrutturazione padronali – FedEx ha annunciato 6.000 licenziamenti in tutta Europa.

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Nessuna censura

Alcuni compagni ci hanno fatto notare con una certa irritazione che abbiamo riportato ieri sul nostro blog solo alcune delle tante prese di posizione di solidarietà con gli operai della TNT-Fedex di Piacenza e con il SI Cobas colpiti duramente dalla repressione statale, quasi adombrando una sorta di censura. Niente del genere, ovviamente.

Il collettivo che cura questo blog (nato intorno all’elaborazione e all’attività del Cuneo rosso) si riconosce nelle posizioni della Tendenza internazionalista rivoluzionaria, ma ospita abitualmente – se e quando lo ritiene opportuno – informazioni, analisi, prese di posizione provenienti da fonti individuali o collettive che si muovono spesso, o molto spesso, su un tracciato differente dal nostro. Nel qual caso – se e quando necessario – apponiamo ai testi dei brevi commenti iniziali che individuano i (limitati) punti di consenso, o quelli di dissenso.

Per quel che riguarda l’attacco repressivo sferrato ieri a Piacenza dall’asse padronato-governo, è evidente che esso va ben al di là dei lavoratori direttamente colpiti e del SI Cobas. Il fatto che vi siano state una molteplicità di reazioni immediate – tra le quali quelle dell’USB Lavoro privato, dell’Usi, dello Slai-Cobas per il sindacato di classe, del Sindacato è un’altra cosa, di SGB, dei No Tav, di Campagne in lotta, del CSA Vittoria di Milano, di Potere al Popolo, di Rifondazione comunista, del PCL, di Senza tregua, del Collettivo Marxpedia, dell’ANPI di Grugliasco ed altre ancora, oltre quelle che abbiamo già postato (operai Stellantis/FCA, CUB, Adl-Cobas) – è il segno che si è colta da più parti la gravità di questo attacco compiuto da un governo come quello guidato da Draghi che intende per “coesione sociale” l’imposizione di una pace sociale totale, con il più incondizionato dispotismo padronale sui luoghi di lavoro. Un’operazione di strangolamento delle lotte operaie, proletarie, sociali, nel condurre la quale può contare sulla più ampia collaborazione delle strutture di Cgil-Cisl-Uil.

Operando l’altro ieri in tempo reale per dare un’informazione il più possibile immediata per i molti (ormai) visitatori quotidiani di questo blog, ci siamo limitati a postare le prime prese di posizione che ci sono, per varie vie, arrivate.

Ora tutto sta a vedere se ai tanti attestati di solidarietà seguiranno fatti coerenti. Sarà questa la prova del nove per tutti, a partire dalla giornata di mobilitazione del 13 marzo a Piacenza, e a proseguire oltre, molto oltre – dal momento che ci pare improbabile che questa studiata aggressione cada presto.