Sulla repressione violenta degli scioperi in FedEx, e molto altro – Radio Blackout intervista Pietro Basso

Radio Blackout ha intervistato Pietro Basso sulla sinergia tra agenzie private di picchiatori, tipo SKP Group, e “forze dell’ordine” nella repressione violenta degli scioperi operai in FedEx. Da lì il discorso si è allargato alla brutale repressione quotidiana dei braccianti – e delle braccianti ! – immigrati nelle campagne del Sud e del Nord, alla scomparsa di decine e decine di braccianti polacchi nel Tavoliere delle Puglie, ai caporali (di cui si parla tanto) e ai generali (di cui non si parla mai), all’esecutore materiale e ai mandanti collettivi dell’assassinio di Adil Belakhdim, ed altro ancora.

L’intervista (rilasciata lunedì) è reperibile anche presso il loro portale in Rete

Contro l’islamofobia – un libro, in arabo, di Pietro Basso e Fabio Perocco

Con la nuova sollevazione palestinese, puntuale e “inevitabile”, è arrivata un’altra velenosa razione di arabofobia e di islamofobia, promossa e guidata dalla formidabile macchina della propaganda israeliana.

Questa macchina, come ha osservato Moni Ovadia, ha la capacità di trasformare l’occupante, il colonizzatore, il demolitore di case, lo stato che organizza la pulizia etnica ai danni dei palestinesi, in vittima delle popolazioni che opprime con ogni mezzo da più di 70 anni.

La realtà è semplicemente rovesciata.

Questa operazione, poi, trasforma lo scontro sociale in atto, che è insieme nazionale e di classe, in una contesa tra il solo stato democratico e la sola società democratica del Medio Oriente, rappresentante lì della superiore civiltà democratica (e “giudaico-cristiana”), da un lato, e il “terrorismo” e la “inciviltà” araba e islamica che ne minaccierebbe l’esistenza, dall’altro.

Una volta di più è in azione l’industria dell’islamofobia, insonne, attiva h24, dominante, falsificatrice, ricattatoria; per la quale ogni critica dello stato di Israele, del suo colonialismo, della situazione di apartheid, della “pulizia etnica” in atto, della caccia agli arabi a cui possono dedicarsi, protette dallo stato, le bande dei coloni più fanatizzati, ogni denuncia e condanna di questo orrore è “anti-semitismo”, da assimilare a quello storico dei nazisti.

La diffusione di questo virus razzista (è il razzismo di stato, dello stato del capitale, che tanti/e, a differenza di noi, hanno paura di chiamare con il suo vero nome) non trova ancora una contro-reazione adeguata, per quanto siano state incoraggianti in questi giorni, anche in Italia, oltre che a Chicago, New York, Londra, Sidney, etc., le prime affollate e animate manifestazioni di sostegno alla causa palestinese. Che è, alla fin fine, la causa degli sfruttati e degli oppressi di tutto il mondo, atei o religiosi che siano, tanto quanto la causa dello stato e del governo di Israele è la causa degli sfruttatori e degli oppressori di tutto il mondo, quelli del mondo arabo perfettamente inclusi – a cominciare dagli squallidi petrolmonarchi per finire con tutti gli altri governanti, nessuno escluso.

Tra le pochissime voci fuori da questo coro, anzi: frontalmente contrapposte a questo coro istituzionale arabofobico e islamofobico, da posizioni di classe, internazionaliste, c’è questo blog, fiero della sua costante attenzione al movimento dei proletari delle proletarie e di tutte le masse oppresse del mondo “arabo-islamico”. Da materialisti marxisti, non siamo credenti, ma da anti-capitalisti e perciò anti-imperialisti, siamo irriducibili nemici di ogni forma di islamofobìa in quanto strumento di sfruttamento, di dominio, di malefica contrapposizione tra sfruttati/e.

Proprio su questo tema, la struttura e la funzione della industria dell’islamofobia, in Italia, in Europa, in Occidente, ci permettiamo qui di segnalare alle giovani leve palestinesi e di origini arabe che per la prima volta stanno animando qui in Italia e nel mondo occidentale le proteste di massa contro Israele e i governi occidentali complici, un libro da poco uscito per l’editore Dar Fadaat di Amman, dedicato proprio alla critica dell’islamofobia e alla denuncia delle terribili conseguenze che essa ha sulla vita degli immigrati e delle immigrate, anzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici, in Italia e in Europa. Ne sono autori Pietro Basso, uno degli animatori di questo blog, e Fabio Perocco, professore della università Ca’ Foscari di Venezia.

La redazione del blog ha a sua disposizione un piccolo numero di copie che saranno inviate gratuitamente a chi le chiederà al seguente indirizzo email: com.internazionalista@gmail.com

Continua a leggere Contro l’islamofobia – un libro, in arabo, di Pietro Basso e Fabio Perocco

«Bordiga, le leader oublié»

Riprendiamo dal sito A l’encontre la seguente intervista di David Broder a Pietro Basso.

Bien qu’il fût l’un des fondateurs du Parti communiste d’Italie [PCdI, fondé en 1921] [1], son principal dirigeant politique dans les premières années de vie du parti, Amadeo Bordiga est peu connu aujourd’hui. Pourtant, au-delà de certaines rigidités, sa pensée a encore des choses à nous dire au présent et au futur.

En août 2020 l’éditeur Brill a publié la première anthologie des écrits d’Amadeo Bordiga en anglais, dans sa collection Historical Materialism, sous le titre The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). Elle est due à Pietro Basso, sociologue, marxiste militant au long cours, rédacteur de la revue Il cuneo rosso [2].

David Broder: Bordiga est un communiste aussi peu connu dans le monde anglophone qu’en Italie, malgré le fait qu’il a été le leader incontesté du Parti communiste d’Italie fondé à Livourne, le 21 janvier 1921, il y a exactement un siècle. L’historiographie du PCI l’a carrément accusé de collaboration avec le fascisme, pour ensuite garder un silence total à son sujet dans l’après-seconde guerre mondiale. Comment expliquer un tel destin?

Pietro Basso: Dans les années ’30 le dénigrement de Bordiga a fait partie de la « lutte contre le trotskysme ». Il a été expulsé du parti en 1930, pour avoir « soutenu, défendu et faites siennes les thèses de l’opposition trotskyste ». Puis, dans les années ’40, particulièrement dès la fin du conflit mondial, le groupe dirigeant du PCI, conscient de l’ascendant que Bordiga avait sur nombre d’inscrits au parti, craignant qu’il reprenne ses activités politiques, s’appliqua à créer un fossé physique, psychologique, idéologique et moral entre, d’une part, les membres et cadres de l’organisation et, d’autre part, Bordiga et sa critique radicale de la collaboration nationale avec les partis bourgeois et la classe capitaliste pratiquée par le PCI. Cette « voie italienne vers le socialisme » constituait, pour Bordiga, une abdication à l’égard de l’objectif historique du socialisme.

Le dénigrement et la tentative d’effacer toute trace de ce dirigeant communiste de l’histoire du parti furent cultivés aussi méthodiquement que de manière abjecte et falsificatrice. Par exemple, dans les Cahiers de prison d’Antonio Gramsci [3], Bordiga est mentionné 18 fois, souvent avec sympathie. Car malgré les différences de formation et les divergences politiques, tous deux étaient liés tant sur le plan du militantisme que de sentiments d’estime et d’amitié jamais reniés. Or, dans l’édition des Cahiers, réalisée par Felice Platone, en 1947, le nom de Bordiga disparaît et les passages qui le concernent sont grossièrement manipulés. Après quoi une photo truquée est mise en circulation, du prétendu mariage de la fille de Bordiga à laquelle des Mousquetaires du Duce [Benito Mussolini] auraient prétendument rendu hommage. Image que Bordiga a jetée un jour au visage de Massimo Caprara, secrétaire personnel de Palmiro Togliatti [4] [de 1944 à 1964].

Continua a leggere «Bordiga, le leader oublié»

Amadeo Bordiga was the last Communist to challenge Stalin to his Face. An Interview with Pietro Basso, by David Broder (Jacobin)

In the hail of articles and books that appeared in Italy on the occasion of the 100th anniversary of the birth of the Communist Party of Italy in Livorno-1921, with the sole exception of Livorno Ventuno, the imposing figure of Amadeo Bordiga is canceled, or at least obscured, and – in any case – “appropriately” vilified. Not only by little men lacking in historical science and devoid of dignity, but also by young and old comrades, and mostly because, despite being genuineously interested in Bordiga, they have unfortunately come across a discredited view of his political and theoretical work. This interview with Pietro Basso by David Broder, which appeared on Jacobin some months ago, is dedicated to them.

Founder of the Communist Party of Italy in 1921, Amadeo Bordiga is little known today, even among scholars of that country’s Marxist traditions. Fifty years after his death, the first English-language collection of his writings shows why Bordiga shouldn’t be overlooked.

Amadeo Bordiga.

Even after the demise of the Italian Communist Party (PCI) in 1991, Antonio Gramsci’s influence has spread far beyond the ranks of the Left. But if Gramsci is better known for his reflection on culture and hegemony than for his direct Party involvement, there is an even greater veil of ignorance over his comrade Amadeo Bordiga. The party’s founder in 1921, Bordiga was expelled in 1930, to then be silenced and defamed by a party increasingly in the grip of Stalinism.

This — accompanied with Bordiga’s retreat from political activity under Fascism — have condemned his record to near-total oblivion. Even among his small band of comrades, Bordiga resisted any “celebrity,” in postwar decades publishing his political writings anonymously. Yet while he proudly asserted his own “inflexibility” — claiming only to restore the insights of Karl Marx, in the face of various falsifiers — Bordiga was himself a highly original thinker.

Continua a leggere Amadeo Bordiga was the last Communist to challenge Stalin to his Face. An Interview with Pietro Basso, by David Broder (Jacobin)

Bordiga, il fondatore dimenticato. David Broder intervista Pietro Basso (Jacobin Italia)

Nella grandinata di articoli e libri comparsi in occasione dei 100 anni dalla nascita del Pcd’I a Livorno-1921, con la sola eccezione di Livorno ventuno, l’imponente figura di Amadeo Bordiga è cancellata, o almeno oscurata, e – comunque – “opportunamente” vilipesa. Non solo da gentarella digiuna di scienza storica e priva di dignità, anche da compagni seri, giovani e meno giovani, che purtroppo ne conoscono l’opera politica e teorica più per averne sentire dire (male), che altro. E’ dedicata a loro questa intervista, comparsa su Jacobin Italia, di David Broder a Pietro Basso, di cui uscirà nelle prossime settimane, per le Edizioni Punto Rosso, Amadeo Bordiga. Una presentazione. Dell’intervista pubblichiamo anche la più ampia versione in inglese comparsa su Jacobin (US) al momento della pubblicazione della prima Antologia di scritti di Bordiga in lingua inglese The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga 1912-1965, Brill, 2020.

Bordiga, il leader dimenticato, 19 Gennaio 2021

Pur essendo stato fondatore del Partito Comunista d’Italia e prima guida politica nazionale nel 1921, Amadeo Bordiga è oggi poco conosciuto. Eppure, nonostante alcune rigidità, il suo pensiero ha ancora più di qualcosa da dire sul presente e sul futuro.

Nell’agosto scorso la casa editrice Brill ha pubblicato, nella sua collana «Historical Materialism», la prima Antologia di scritti di Amadeo Bordiga in lingua inglese: The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). L’ha curata Pietro Basso, un marxista militante da lungo tempo, oggi redattore della rivista Il cuneo rosso. Nelle prossime settimane la sua Introduzione all’Antologia sarà pubblicata in Italia dalle Edizioni Punto Rosso.

Bordiga è un comunista quasi sconosciuto nel mondo anglofono ma, in gran parte, lo è anche in Italia, nonostante sia stato per almeno tre anni il leader indiscusso del Partito comunista nato a Livorno il 21 gennaio 1921, esattamente un secolo fa. La storiografia del Pci lo ha addirittura tacciato di collaborazione con il fascismo, per poi condannarlo al silenzio nel secondo dopoguerra. Come mai un tale destino?

Negli anni Trenta la denigrazione di Bordiga è stata tutt’uno con la «lotta al trotskismo». La sua espulsione dal partito, nel marzo 1930, avviene per aver «sostenuto, difeso e fatte proprie le posizioni dell’opposizione trotskista». Negli anni Quaranta, in particolare dopo la fine della guerra, il gruppo dirigente del Pci era preoccupato che Bordiga riprendesse l’attività politica, conoscendo il forte ascendente che aveva esercitato sugli iscritti al partito. La rigidissima consegna fu: creare un fossato fisico, psicologico, ideologico, «morale» tra i quadri e i militanti del Pci, e Bordiga e la sua aspra critica della linea di collaborazione nazionale con i partiti borghesi e la classe capitalistica sposata dal Pci – una prospettiva che, a dispetto del nome di «via italiana al socialismo», conteneva proprio la rinuncia all’obiettivo storico del socialismo.

La denigrazione e il tentativo di cancellare Bordiga dalla storia del partito furono attuati con metodi di abietta falsificazione. Ad esempio, nelle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, Bordiga è menzionato 18 volte, spesso con simpatia. Nonostante le differenze di formazione e le divergenze politiche, infatti, i due erano legati, oltre che dalla comune militanza, da sentimenti di stima e amicizia che non vennero mai meno. Ma nell’edizione delle Lettere curata da Felice Platone nel 1947 il nome di Bordiga scompare, e i passi che lo riguardano vengono volgarmente manomessi. Venne fatta circolare, poi, una foto contraffatta del (presunto) matrimonio della figlia di Bordiga in cui la (presunta) sposa veniva omaggiata da un’orda di Moschettieri del Duce – Bordiga la sbattè una volta sul muso di Massimo Caprara, a lungo segretario di Togliatti.

Quando è venuta meno quest’operazione di denigrazione/occultamento di Bordiga? 

Comincia a venir meno a fine anni Sessanta, quando l’Italia è scossa da un impetuoso risveglio di lotte operaie e sociali che esprimeva una critica di massa, magari superficiale e non conseguente, del «partitone» riformista e della sua sempre più organica integrazione nelle istituzioni e nelle logiche borghesi. In questo nuovo contesto sociale e politico è nata la spinta a ricostruire la reale vicenda del movimento comunista in Italia, sia tra gli storici di sinistra più indipendenti (Cortesi, Fatica, De Clementi, Merli), sia tra i militanti. A quel punto è diventato possibile imbattersi nell’imponente figura di Amadeo Bordiga e nella storia del Pcd’I per quello che realmente sono state. Per quanto mi riguarda, l’incontro è avvenuto a metà anni Settanta, pungolato dalle «provocazioni» intelligenti di Silvio Serino. In seguito ne ho approfondito lo studio sotto il consiglio di Paolo Turco, un valente internazionalista alla cui memoria ho dedicato l’Antologia.

Cancellare Bordiga era anche funzionale alla costruzione di una certa visione di Gramsci – il patriota, il democratico, ecc. – contrapponendo in modo forse troppo frontale questi due militanti, che dopotutto avevano collaborato nella nascita del Pcd’I, non credi?

Certo: rimuovere del tutto Bordiga è servito al Pci anche a rimuovere la partecipazione di Gramsci alla nascita del Pcd’I come partito internazionalista rivoluzionario, per sostituire il Gramsci feroce critico del Psi ed entusiasta aderente alla III Internazionale, con un Gramsci utile a legittimare, attraverso il frontismo, l’integrale adesione del Pci agli interessi del capitalismo nazionale (e internazionale), il padre nobile della lunga marcia del Pci nelle istituzioni dello stato borghese. Salvo poi disfarsene come di un vecchio impolverato pupazzo di pezza, per sostituirlo con figure di tutt’altro rango: i Willy Brandt, i Tony Blair, i coniugi Clinton…

Continua a leggere Bordiga, il fondatore dimenticato. David Broder intervista Pietro Basso (Jacobin Italia)