Un nostro testo sulla guerra in Ucraina, che sta arrivando lontano…

Segnaliamo che il nostro testo “Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell’internazionalismo” – l’intervento tenuto da Pietro Basso ad un’iniziativa contro la guerra organizzata da Hacking Labs e Ottolina Tv il 24 giugno a Lucca,

oltre ad essere stato ripreso in Italia dai siti del SI Cobas, “Sinistra in rete” e “Il pane e le rose”; e ad essere rilanciato da singoli compagni in Francia e in Gran Bretagna, è stato pubblicato su quattro siti sud-americani: A terra è redonda (in Brasile), Esquerda Diario e Herramienta (in Argentina), Correspondencia de prensa (in Uruguay) – e dal sito internazionalista Pasado y presente del marxismo revolucionario.

La cosa più interessante, per noi, è che abbia trovato ospitalità in luoghi che hanno orientamenti abituali spesso differenti dal nostro – il che ci fa constatare che la discussione intorno a questa guerra e alla fase storica che ha inaugurato, è aperta, e che in essa il punto di vista internazionalista può farsi valere.

Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell’internazionalismo (italiano, inglese, francese)

Quando si parla della guerra in Ucraina i soggetti del discorso sono Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, Polonia, Turchia, Cina, etc. Insomma: stati, capitalismi nazionali relativi interessi. Oppure: Zelensky, Putin, Biden, etc., in quanto gestori di tali interessi. Senonché in tali discorsi manca qualcosa di essenziale: mancano i lavoratori, le lavoratrici di Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, etc., i proletari, i salariati, chi vive del proprio lavoro e non dello sfruttamento del lavoro altrui.

Questo è il testo di un intervento che il compagno Pietro Basso (della redazione di questo blog e della rivista Il Cuneo rosso) ha tenuto a Lucca venerdì 24 giugno ad un’iniziativa sulla guerra in Ucraina, volta a denunciare il bellicismo pro-NATO che ogni giorno di più impazza in Italia, con i suoi risvolti maccartisti tra l’orrido e il grottesco. Essendo un intervento di 15-20 minuti, non poteva essere, né pretende di essere in alcun modo, esauriente – tanto per dirne solo una, non tratta delle questioni dell’autodeterminazione degli ucraini e degli abitanti del Donbass. Ma intende, questo sì, guardare alla guerra in corso dal punto di vista dell’internazionalismo militante. Ed è, perciò, del tutto fuori dai cori. Contro, anzitutto, l’assordante coro militarista e bellicista del capitale nazionale e dell’imperialismo occidentale; ma senza concessioni ai piccoli, molteplici cori campisti e simil-campisti, anch’essi soggiogati dalle logiche e dagli interessi statuali (capitalistici, cioè), e lontani, se non lontanissimi, dalla logica e dagli interessi di classe. (Red.)

Lucca, 24 giugno

Ho da fare tre premesse. La prima, ovvia; la seconda, un po’ meno; la terza, insolita.

La prima. Quella che si sta combattendo in Ucraina non è una guerra tra Russia e Ucraina. È una guerra tra NATO/Occidente e Russia (con dietro la Cina), ed è il seguito dell’infausto 2014 di Euromaidan, lo sbocco della contesa globale cominciata nel 1991 per arraffare le smisurate ricchezze naturali e di forza-lavoro dell’Ucraina. Una contesa in cui la “nostra” squallida Italia è stata ed è in prima fila, appropriandosi della vita di 200.000 donne di ogni età e di terre fertili, impiantandovi più di 300 aziende, seminando corruzione e germi di guerra.

Seconda premessa. La guerra in corso in Ucraina non sta a sé. Fa parte di una catena di eventi traumatici di ogni tipo che, insieme, compongono il gigantesco caos in cui il capitalismo globale ci sta precipitando dall’inizio del XXI secolo. Dentro tale caos, la posta in gioco in questa guerra non è la sola Ucraina o il Donbass. È un nuovo ordine mondiale in cui gli Stati Uniti, l’Occidente, il dollaro non abbiano più il posto di comando – Putin e Xi Jin Ping lo stanno dichiarando in maniera sempre più esplicita. Anche i circoli di potere statunitensi ed europei sanno perfettamente che di questo si tratta, non della libertà e autodeterminazione dell’Ucraina, di cui non gliene può fregare di meno. Per cui la posizione da prendere sull’attuale guerra è inseparabile dalla posizione sullo scontro intorno al nuovo ordine mondiale.

La terza premessa. Quando si parla della guerra in Ucraina, nel 99,9% dei casi i soggetti del discorso sono: Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, Polonia, Turchia, Cina, etc. Insomma: stati, capitalismi nazionali, e i relativi interessi. Oppure, semplificando: Zelensky, Putin, Biden, etc., in quanto gestori di tali interessi. Senonché in tali discorsi manca qualcosa di assolutamente essenziale: mancano i lavoratori, le lavoratrici di Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, etc. – i proletari, i salariati, quelli/quelle che vivono del proprio lavoro, e non dello sfruttamento del lavoro altrui. Mancano, perché si dà per scontato, o si vuole, che siano al rimorchio dei rispettivi governi, dei rispettivi stati nazionali, imperialisti o meno che siano. Comparse, pedine che i potenti possono muovere a loro piacere, carne da macello. Io, invece, come tutti i marxisti e gli internazionalisti, li ritengo soggetti di storia. E pongo la domanda mancante: che interesse hanno i lavoratori e le lavoratrici alla prosecuzione e all’estensione di questa guerra, quale che sia un eventuale, provvisorio armistizio? Che interesse hanno a schierarsi dietro i rispettivi governi e stati e capitalisti nella contesa all’ultimo sangue per la difesa del vecchio o per la costruzione di un nuovo ordine mondiale?

Continua a leggere Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell’internazionalismo (italiano, inglese, francese)

Uvalde, America tra polarizzazione e decomposizione. Registrazione dell’assemblea

I have no mercy or compassion in me for a society that will crush people, and then penalize them for not being able to stand up under the weight.

Malcom X.

Venerdì 17 giugno il Centro di documentazione contro la guerra di Milano ha organizzato con la redazione di questo blog un’assemblea sulla situazione odierna negli Stati Uniti, prendendo le mosse dal fatto emblematico della strage di Uvalde, Texas. La relazione di Pietro Basso e gli altri interventi hanno reso la fotografia di un gigante dai piedi d’argilla, impegnato all’esterno in guerre per procura ed insidiato all’interno da un processo di polarizzazione, che vede svilupparsi dei germi di lotta, e produce la decomposizione di quel tessuto connettivo interclassista che è essenziale per la stabilità della dittatura del capitale all’interno e per il dominio mondiale.

Per ascoltare per intero l’assemblea clicca qui.

Leggi anche: Uvalde è l’America, una società in disgregazione, postato il

Uvalde, America: tra polarizzazione e decomposizione. Venerdì 17 giugno, ore 18, libreria Calusca, Milano

Venerdì 18 giugno 2022, ore 18:00

UVALDE, AMERICA. TRA POLARIZZAZIONE E DECOMPOSIZIONE

Il gigante dai piedi di argilla, tra guerre per procura all’esterno e disgregazione sociale al suo interno.

Partendo dal massacro avvenuto nella scuola elementare di Uvalde discuteremo della situazione attuale e del suo divenire con Pietro Basso della redazione de Il pungolo rosso.

Sarà possibile seguire e intervenire anche online. Per ricevere il link scrivere a: centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

Poco prima dell’inizio invieremo link e riferimenti a chi li avrà richiesti.

L’incontro avverrà in diretta streaming: https://cox18.noblogs.org/

Leggi anche: Uvalde è l’America, una società in disgregazione, postato il

La registrazione dell’incontro, invece, è qui:

Sulla repressione violenta degli scioperi in FedEx, e molto altro – Radio Blackout intervista Pietro Basso

Radio Blackout ha intervistato Pietro Basso sulla sinergia tra agenzie private di picchiatori, tipo SKP Group, e “forze dell’ordine” nella repressione violenta degli scioperi operai in FedEx. Da lì il discorso si è allargato alla brutale repressione quotidiana dei braccianti – e delle braccianti ! – immigrati nelle campagne del Sud e del Nord, alla scomparsa di decine e decine di braccianti polacchi nel Tavoliere delle Puglie, ai caporali (di cui si parla tanto) e ai generali (di cui non si parla mai), all’esecutore materiale e ai mandanti collettivi dell’assassinio di Adil Belakhdim, ed altro ancora.

L’intervista (rilasciata lunedì) è reperibile anche presso il loro portale in Rete