“Lo stato c’è”… ed è dalla parte dei padroni!

La Cassazione ri-licenzia i 5 operai FCA di Pomigliano
SI Cobas nazionale

Nella giornata di ieri la Corte di Cassazione ha posto con ogni probabilità la pietra tombale sulla lunga battaglia di Mimmo, Massimo, Marco, Antonio e Roberto, licenziati nel giugno del 2014 per aver “osato” con una rappresentazione satirica denunciare e far luce sui suicidi dei cassintegrati Fiat e successivamente reintegrati a settembre 2016 allorquando la Corte d’Appello di Napoli, sancì l’illegittimità dei licenziamenti in nome del diritto di critica e di satira.

Non abbiamo mai nutrito particolari illusioni nella giustizia di Stato: la storia insegna da sempre che i Tribunali, soprattutto nei livelli più alti e nei gradi superiori di giudizio, nel migliore dei casi sono sensibili alle pressioni della classe dominante, nei casi peggiori (come in questa occasione) sono completamente proni ai padroni. I rapporti giuridici, da sempre, sono fondati sui rapporti di forza tra le classi, e in regime capitalistico quasi sempre gli operai hanno la possibilità di veder riconosciuti i loro diritti nelle aule di Tribunale solo quando l’azione legale è supportata da un’ampia mobilitazione operaia. In una fase storica che vede i padroni all’offensiva e gli operai in ritirata (soprattutto in FCA e nel comparto metalmeccanico) l’orientamento delle supreme corti tende sempre più ad appiattirsi alle esigenze del profitto e alla volontà dei padroni: non è un caso che negli ultimi anni le sentenze della Cassazione sono in stragrande maggioranza favorevoli alle aziende, non di rado ribaltando (come in questo caso) l’esito del giudizio d’appello.

La sentenza di ieri, dunque, provoca rabbia e delusione ma non desta particolare sorpresa. Casomai, ci aveva sorpreso, in positivo, la coraggiosa presa di posizione della Corte di Appello, che due anni fa con un’ampia e articolata disamina dei fatti, agendo in controtendenza, decise di anteporre il rispetto delle leggi e dell’articolo 21 della Costituzione alla “sacralità” del profitto e della proprietà privata… Ciò anche, crediamo, anche grazie alla testardaggine e all’abnegazione nostra e dei nostri compagni, che in un contesto nettamente sfavorevole (in quanto segnato da un clima di pace sociale senza precedenti all’interno degli stabilimenti), furono capaci di supplire all’assenza di mobilitazioni operaie col sostegno esterno dei facchini SI Cobas e la costruzione una fitta rete di solidarietà e di iniziative di denuncia e controinformazione: un “piano B” di lotta che evidentemente non poteva bastare a sconfiggere il “Golia Marchionne” e contrastare il peso politico della Fiat fin nelle aule dei più alti vertici del potere giudiziario. Continua a leggere “Lo stato c’è”… ed è dalla parte dei padroni!

Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

23 marzo 2018: centinaia di operai FCA buttano via la paura e riprendono in mano l’arma dello sciopero!

Mentre scriviamo è ancora tanta la stanchezza dopo una giornata di lotta lunghissima e, per certi aspetti, storica.

E’ ancora difficile e prematuro calcolare gli effetti del messaggio, quanto mai chiaro, che nella giornata di ieri centinaia di operai FCA hanno indirizzato ai padroni e in primo luogo al signor Sergio Marchionne.

Chi era presente con noi fuori ai cancelli dei principali stabilimenti può tuttavia toccare con mano la realtà dei fatti: ieri in tutto il gruppo FCA, da Pomigliano a Cassino, da Melfi a Termoli fino a Mirafiori, le adesioni allo sciopero proclamato dal coordinamento Operai Autorganizzati FCA e indetto e sostenuto in primo luogo dal SI Cobas sono state numerosissime. I dati esatti per noi sono impossibili da quantificare con precisione data la condotta antisindacale e dittatoriale di FCA, che da anni non riconosce la presenza del sindacalismo di base nei suoi stabilimenti e tiene i suoi delegati fuori da ogni rappresentanza, nella migliore delle ipotesi confinati e isolati dagli altri operai, spesso licenziati o (come nel caso dei nostri compagni di Pomigliano) tenuti fuori dal posto di lavoro nonostante le sentenze di reintegro.

Se ci basiamo su quello che ieri abbiamo visto e percepito con i nostri occhi fuori ai cancelli, dalle informazioni e dalle testimonianze che provenivano da alcuni operai e finanche da qualche iscritto e delegato Fiom che ha aderito allo sciopero, possiamo tranquillamente affermare che la percentuale complessiva di adesioni allo sciopero ha ampiamente superato la doppia cifra, con punte di adesioni a Melfi, Termoli e Pomigliano che negli ultimi anni non sono mai state toccate neanche da sindacati ritenuti ben più “rappresentativi”.

Una realtà dei fatti che FCA ha dovuto registrare con nervosismo, arrivando a negare l’evidenza e a rasentare l’assurdo, dichiarando alla solita stampa-amica che le adesioni sarebbero state di solo 1-2 operai per turno proprio nel mentre fuori ai cancelli di Pomigliano erano a decine gli operai che si univano al presidio del SI Cobas, altrettanti fermavano le loro automobili e solidarizzavano con lo sciopero, e tantissimi, pur non sfidando apertamente l’azienda fuori agli ingressi, restavano a casa o vi facevano ritorno dopo aver constatato che lo sciopero era realmente in corso ed era pienamente riuscito. Tutto ciò nonostante lo sciopero di ieri apparisse “problematico” in quanto molti operai erano fortemente incentivati a recarsi al lavoro poichè, dati i numerosi giorni di fermo già decisi dall’azienda, l’adesione per molti rischia di compromettere il raggiungimento del rateo mensile utile al raggiungimento dei premi di risultato. Continua a leggere Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Pomigliano. Un No operaio alla riforma costituzionale

Cominciamo a pubblicare degli interventi su un “no operaio” alla riforma costituzionale del governo Renzi. Sabato scorso (15/10) a Pomigliano c’e’ stata infatti una prima assemblea su questo tema: e’ una voce fuori dal coro rispetto ai comitati “per il no”, che si appellano, in modo astratto e sterile, alla “costituzione piu’ bella del mondo”. A Pomigliano si e’ parlato della vera posta in gioco dietro alla riforma costituzionale, del suo significato anti-operaio e anti-sociale, e della necessita’ che abbiamo tutti di “darci una mossa” e lottare in prima persona in difesa dei nostri interessi, perche’ non e’ sufficiente apporre una crocetta sul no della scheda referendaria.
kkk
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Si-Cobas – Napoli (15 ottobre 2016)
Riuscita assemblea a Pomigliano per il NO operaio e lo sciopero del 21 ottobre

Sabato mattina si è svolta alla sala dell’orologio di Pomigliano d’Arco l’assemblea indetta dagli operai Fca del SI Cobas e dell’USB. L’iniziativa era molto attesa in quanto si trattava della prima assemblea pubblica indetta dai 5 licenziati all’indomani della sentenza di reintegro dello scorso 27 settembre, ed ha visto la partecipazione di circa un centinaio tra lavoratori e solidali. Presenti in sala numerosi delegati Fiom provenienti da varie fabbriche (Fca, Avio, Ergom).

Gli interventi introduttivi di Mimmo Mignano (Pomigliano) e Domenico De Stradis (Melfi) hanno fortemente evidenziato la necessità dell’utilizzo operaio del referendim costituzionale al fine di riaprire un varco all’iniziativa sindacale e di lotta negli stabilimenti FCA. Un utilizzo tanto più necessario poichè è lo stesso Marchionne, servendosi dei suoi burattini del PD locale, ad aver aperto le danze con la costituzione dei comitati per il SI nella fabbrica di Pomigliano. Un utilizzo che però, come è emerso dall’intervento scritto inviato all’assemblea dal Comitato di sostegno agli operai Fincantieri di Marghera (e come peraltro ribadito nel documento degli operai di Melfi e Pomigliano per la costituzione dei comitati operai per il NO), non può ridursi alla difesa stantìa della “carta costituzionale del 1948”. Come abbiamo ribadito nel nostro intervento come SI Cobas, nonostante la “Costituzione più bella del mondo” abbiamo in realtà assistito per 70 anni, e in particolare negli ultimi 30 anni, all’affermazione del dominio di classe dei padroni nelle sue mille sfaccettature: dalla repressione dentro e fuori i luoghi di lavoro ai licenziamenti politici, dal “sistema Valletta” al modello Marchionne, dalle stragi di stato alle guerre di aggressione ad altri popoli, dalla privatizzazione della scuola ai lager per gli immigrati… E l’elenco potrebbe proseguire… Continua a leggere Pomigliano. Un No operaio alla riforma costituzionale