La grandissima sollevazione cilena ha un significato internazionale

Dopo aver raccontato delle lotte in Libano e dell’Algeria, pubblichiamo un’altra breve nota sul Cile, per sottolineare l’importanza internazionale della grandissima sollevazione tuttora in pieno corso in questo paese, e la necessità di dare ad essa la nostra solidarietà di classe nelle forme possibili. Vuol essere un invito ad alzare lo sguardo e ad osservare come là dove la crisi e il meccanismo stritolatore del capitalismo globale colpiscono più duro (Sud-America, Centro-America, Medio Oriente), lì le risposte di lotta delle classi sfruttate si stanno facendo sempre più imponenti.

La magnifica sollevazione di massa in Cile è ancora a metà del guado – sia Pinera che i militari torturatori sono ancora lì! -, ma ha già assunto un valore mondiale. Perché proprio in Cile ha preso avvìo 46 anni fa il lungo ciclo “neo-liberista” globale, l’ininterrotta offensiva con cui la classe capitalistica ha aggredito il proletariato industriale e via via in progress l’intero campo delle classi non sfruttatrici. Nel 1973 l’avvento della dittatura militare stroncò nel sangue l’esperienza riformista di Allende e spianò la strada alle controriforme “neo-liberiste” del diritto del lavoro, delle pensioni, dei servizi sociali, della scuola, dei trasporti, dell’energia, dell’acqua, della sanità. In totale: una brutale svalorizzazione della forza-lavoro, la sua torchiatura all’estremo, lo smantellamento dei diritti e delle organizzazioni operaie. Per questa via il Cile è diventato, prima con Pinochet, poi con i suoi successori di centro-sinistra (Alwin, Frei, Lagos, Bachelet) e di centro-destra (Piñera) uno dei paesi-vetrina dei miracoli del modello di sviluppo “neo-liberista” – per i suoi tassi di sviluppo (di sviluppo dei profitti), per i bassi indici di disoccupazione, per la riduzione della povertà e altre frodi statistiche del genere. Il risultato sociale di questo prodigio è ora sotto gli occhi del mondo intero. Prima la rivolta dei giovani contro il ventesimo aumento del biglietto del metro in 12 anni; poi una montante mobilitazione di massa contro lo stato di guerra decretato da Piñera; infine due giorni di sciopero generale con manifestazioni oceaniche a Santiago e in tutte le principali città cilene, al grido di “Fuera Piñera y fuera los milicos”, “Abajo el estado de emergencia”. Continua a leggere La grandissima sollevazione cilena ha un significato internazionale

L’Italie après les élections du 4 mars: inconnues et certitudes

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Par Pietro Basso, membre de la rédaction de Cuneo rosso, Marghera (Venise)

[https://alencontre.org/europe/italie/litalie-apres-les-elections-du-4-mars-inconnues-et-certitudes-i.html]

Le 4 mars a mis fin à la Deuxième République italienne. Cette dernière a vu le jour en 1992, avec la Loi de finances du président du Conseil des ministres Giuliano Amato [1], qui coûta 92’000 milliards de lires [2] aux salarié·e·s. Elle a pris fin avec les gouvernements du Parti démocratique (PD) de Matteo Renzi et Paolo Gentiloni [3], qui ont d’abord institutionnalisé la précarité structurelle du travail, puis ils l’ont étendue avec les stages estudiantins pratiquement gratuits. Entre deux, il y a eu une décennie marquée par Silvio Berlusconi [4] à la tête du gouvernement et la grande crise de 2008, qui ont ouvert la voie à la loi dite Fiscal compact [5] de 2012-2013, à l’introduction de la norme de l’équilibre budgétaire dans la Constitution et à la brutale contre-réforme des retraites (Loi Fornero) [6]. Pour les salarié·e·s, cette période représente un quart de siècle de sacrifices à répétition et de perte d’acquis, ayant généré un mal-être social diffus, que l’on peut qualifier d’aigu pour les plus jeunes et pour Italie du Sud.

Ce mal-être s’est exprimé de trois manières, lors des élections du 4 mars dernier. D’une part, par la croissance des abstentions, qui ont atteint le 27% (15% en 1992), en particulier parmi les jeunes votant pour la première fois et parmi les salarié·e·s qui votaient habituellement pour le PD. D’autre part, par la punition des deux partis qui jouaient le rôle de piliers de la deuxième République: Forza Italia de Berlusconi et le Parti démocratique de Renzi. Et enfin, par le succès du Movimento 5 Stelle [M5S, Mouvement 5 étoiles] et de la Lega [Ligue], vus comme de «nouvelles» [7] forces aptes à changer le cours des choses en positif. Continua a leggere L’Italie après les élections du 4 mars: inconnues et certitudes