La “supertassa” del… 15% sulle multinazionali – p.c.

Londra, 4-5 giugno: “Al G7 accordo storico sul fisco – tassa globale sulle multinazionali”, spara la Repubblica che in prima, a tutta pagina, la qualifica come “supertassa globale”, riportando su questo evento-non evento pacati commenti dei protagonisti: un “evento sismico” (Sunak, ministro delle finanze britannico), “straordinario, capita una volta ogni cento anni” (Gentiloni, commissario UE), “un passo storico” (Draghi), e via di questi passi.

La percentuale fissata è il 15%, e resterà nella storia più o meno come il 10% del tangentismo di “Mani Pulite”, dopo il quale “evento sismico” la corruzione dentro e fuori la p.a. è continuata come prima e più di prima. E se non sarà per questo, lo diventerà per essere la bufala del secolo – anche se quella delle bufale del secolo, a giudicare dai primi vent’anni, sarà una bella gara.

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Per una piattaforma di classe sul terreno fiscale (Tendenza internazionalista rivoluzionaria)

Nei mesi scorsi la nostra proposta di una patrimoniale del 10% sul 10% della società (capitalisti di varie taglie e borghesi) fondata sull’analisi delle tendenze di lungo periodo del capitale, dello stato del capitale e del fisco capitalistico, ha suscitato un po’ di discussione. Ritorniamo sul tema, a partire dall’esperienza quotidiana degli operai, dei proletari, dei salariati. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Detassazione dei salari, imposta progressiva, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco!

Quando un lavoratore riceve la busta paga, sempre di più prova sconcerto per la differenza tra il “lordo” contrattato e spesso (nella logistica, almeno) frutto di lotte, e il “netto” che riceverà. Una differenza dovuta principalmente alle tasse, che tende a crescere di anno in anno, e priva i lavoratori di una buona parte dei già magrissimi aumenti ottenuti con i rinnovi dei contratti nazionali e aziendali (e con il lavoro straordinario).

Un esame approfondito di chi paga le tasse in Italia (e negli altri paesi capitalistici avanzati)1 ci mostra che a pagare le tasse sono soprattutto i lavoratori dipendenti, non i padroni o i ricchi in generale. Lo Stato negli ultimi decenni ha prelevato una parte crescente di salari e stipendi, mentre ha alleggerito il prelievo su profitti, interessi, rendite e altri redditi dei capitalisti e dei borghesi.

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A colloquio con Marx e altri maestri sulla questione fiscale – I (Tendenza internazionalista rivoluzionaria – TIR)

«Essi [gli operai] debbono spingere all’estremo le misure proposte dai democratici (…) e trasformarle in attacchi diretti alla proprietà privata. Così ad esempio (…) se i democratici proporranno l’imposta proporzionale, gli operai proporranno l’imposta progressiva; se i democratici proporranno essi stessi una imposta progressiva moderata, i lavoratori insisteranno per una imposta così rapidamente progressiva che il grande capitale ne sia rovinato; se i democratici reclameranno che si regolino i debiti di stato, i proletari reclameranno che lo stato faccia bancarotta. Le richieste degli operai dovranno sempre regolarsi sulle concessioni e sulle misure dei democratici.» [K. Marx – F. Engels, Indirizzo del Comitato Centrale alla Lega dei comunisti, marzo 1850 – in K. Marx, Opere. Lotta politica e conquista del potere, Ed. Riuniti, p. 425.]

Alcuni compagni hanno fatto alla nostra proposta di un’imposta patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione (che appartiene alla classe capitalistica nelle sue varie componenti), con il gettito da destinare a fini di classe, questa stramba critica: non sarebbe “marxista” né classista. A loro dire la questione fiscale è del tutto interna alla classe capitalistica e/o al rapporto tra classe capitalistica e mezze classi. Per sua natura, quindi, non riguarda gli operai, il proletariato, i salariati. Anzi, molto peggio: occuparsene e avanzare rivendicazioni in materia, servirebbe solo ad ottenebrare le menti dei suddetti con falsi problemi.

L’insistenza di questa critica ci ha fatto venire voglia di andare a colloquio con i maestri, a cominciare da Marx, e porre loro qualche domanda. Di seguito i risultati del colloquio che è stato, si può immaginare, di grande interesse. Ne riferiamo qui solo una parte – l’altra parte, di non minore rilevanza, riguarda l’uso dell’arma fiscale da parte del colonialismo.

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