Stati Uniti: pandemia e disuguaglianze (M. Davis – R. Reich)

Pubblichiamo di seguito due testi sulla situazione della pandemia Covid-19 negli Stati Uniti, Il mostro e’ alle porte di Mike Davis e Negli Stati Uniti non esiste un sistema sanitario di Robert Reich. Quella di Reich è essenzialmente una confessione, essendo egli stato un ministro del lavoro con Clinton; l’analisi di M. Davis e’ una denuncia forte, che mostra quali conseguenze – differenziate per le diverse classi sociali e differenziate tra Nord e Sud del mondo – avrà questa epidemia.

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Mike Davis, Il mostro è alle porte, 12 marzo 2020

Fonte: Haymarket Books

L’unica certezza e’ che paesi e classi ricche baderanno a salvare se’ stessi a scapito della solidarieta’ internazionale e dell’assistenza sanitaria

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I. Il Covid-19 è finalmente il mostro alle porte. I ricercatori lavorano giorno e notte per caratterizzare lo scoppio dell’epidemia, ma devono affrontare tre enormi sfide. In primo luogo la continua carenza o indisponibilità dei kit per i test ha sconfitto ogni speranza di contenimento dell’epidemia. Inoltre, essa impedisce di fare stime accurate dei parametri chiave come la velocità di riproduzione, la dimensione della popolazione infetta e il numero di infezioni benigne. Il risultato è un caos di numeri.

Come le influenze annuali, questo virus sta mutando, mentre si diffonde attraverso popolazioni con diverse composizioni di età e immunità acquisite. La varietà del virus che gli americani hanno più probabilità di avere, è già leggermente diversa da quella dell’epidemia originale a Wuhan. Un’ulteriore mutazione potrebbe essere banale o potrebbe alterare l’attuale distribuzione della virulenza che cresce con l’età: mentre i neonati e i bambini piccoli mostrano scarso rischio di infezione grave, gli ottuagenari affrontano un pericolo mortale dovuto alla polmonite virale.

Anche se il virus rimane stabile e muta poco, il suo impatto sui gruppi di età inferiore ai 65 anni può differire radicalmente nei paesi poveri e tra i gruppi sociali ad alta povertà. Consideriamo l’esperienza globale dell’influenza spagnola del 1918-19, che si stima abbia ucciso dall’1 al 2% dell’umanità. Contrariamente al coronavirus, essa fu molto mortale per i giovani adulti, e questo fatto è stato spesso spiegato come effetto del loro sistema immunitario relativamente più forte, che ha reagito in modo eccessivo alle infezioni scatenando micidiali “tempeste di citochine” contro le cellule polmonari. L’originale H1N1 notoriamente trovò un luogo di diffusione preferito nei campi dell’esercito e nelle trincee dei campi di battaglia, dove decimò giovani soldati a decine di migliaia. Il crollo della grande offensiva di primavera tedesca del 1918, e quindi l’esito della guerra, è stato attribuito al fatto che gli Alleati, in contrasto con il loro nemico, potevano rimpiazzare i loro eserciti malati con truppe americane appena arrivate.

Raramente si tiene conto, tuttavia, del fatto che il 60% della mortalità globale si verificò nella parte occidentale dell’India, dove le esportazioni di grano in Gran Bretagna e le brutali pratiche di requisizione coincisero con una grave siccità. La conseguente carenza di cibo spinse milioni di poveri alle soglie della fame. Continua a leggere Stati Uniti: pandemia e disuguaglianze (M. Davis – R. Reich)