Il razzismo di stato by Meloni, tra la tragedia e la farsa

Era fin troppo facile prevedere che l’immigrazione sarebbe stata uno dei “grandi temi” su cui il piccolo, infame governo Meloni avrebbe mostrato di che eroica pasta è composto. Guerra a tutto campo agli emigranti e agli immigrati!

Ed eccolo, forte del decreto-Piantedosi controfirmato da Mattarella, esibirsi nell’ennesima sceneggiata di stato contro i perfidi attentatori al benessere e alla felicità degli italiani: le donne, i minori, gli emigranti stremati in fuga dai kampi e dai trafficanti libici protetti e finanziati dal duo Minniti&Salvini, o dalla Tunisia ridotta alla fame dai suoi creditori internazionali (occidentali, e chi se no?). Le navi delle ong (per le quali non abbiamo particolare simpatia, costituendo l’ipocrita lato “umanitario” di un’Unione europea non meno infame dell’esecutivo Meloni) dirottate di qua e di là verso porti scelti, per un dispetto da vili, tra i più lontani possibili.

Ansiosa di far grande l’Italia con imprese ancor più memorabili, la Meloni si è arrischiata a posizionarsi in prima fila nell’offrire alla Cina, con Bruxelles, vaccini euro-statunitensi, e nel dar mandato a mass media e autorità sanitarie italiane di mettere i cinesi sul banco degli untori. Con tanto di indagini sulle acque reflue “in presenza di cinesi”, e la pretesa di imporre tamponi obbligatori alla partenza dalla Cina (come si trattasse della Cina in ginocchio del 1900 da saccheggiare e incendiare a volontà). Per questa via il razzismo di stato dalla tragedia dei barconi si volge in farsa.

Ricordate l’aprile 2007, con la sindaca di Milano Moratti determinatissima a “non tollerare zone franche” nella “sua” città e a sfrattare i commercianti cinesi dal centro città (via Sarpi) confinandoli in periferia solo perché un paio di vigili urbani se l’erano vista brutta in quella strada per una contravvenzione contestata? 24 ore dopo, sulla e dentro la Chinatown milanese sventolavano le bandiere nazionali cinesi che sembrava d’essere sulla Tien An Men, mentre l’arrogante sciura si scapicollava in una marcia all’indietro talmente precipitosa da cadere nel ridicolo. Questa volta il governo italiano s’è espresso con le scuse del suo ministro degli esteri (“non volevamo offendere nessuno, dio ne guardi, era solo una carineria”), mentre quello cinese ha replicato alle provocazioni con un qualsiasi portavoce: “Vaccini vostri? Non se ne parla, abbiamo i nostri”. Tamponi obbligatori? “Non ci sono ragioni scientifiche, solo politiche” – tradotto: pagliacci, toglietevi dai piedi. E occhio alle ritorsioni.

Si tratti di tragedie vere in cui muoiono a centinaia e migliaia gli emigranti, o di farse in cui “noi italiani” facciamo sbellicare il mondo dal ridere, il razzismo di stato svolge comunque la sua funzione: indicare i “nostri” nemici al di fuori dall’Italia, in Africa, in Medio Oriente, in Cina, in Russia. Ed invece il nostro nemico è qui, ed è proprio quello che ci addita i nemici esterni.

Milano, 12 aprile 2007

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Governo Meloni all’opera: si comincia dagli emigranti…

Mercoledì 26 ottobre – ore 18

Non ancora ricevuta la fiducia al Senato, non ancora completato il Consiglio dei Ministri (la squadra), e già fremono. Sono all’opera, pronti. Da dove volevate che cominciassero se non dagli emigranti e dagli immigrati?

Ecco: il neo ministro Piantedosi ha firmato la direttiva che blocca l’ingresso delle navi delle Ong nelle acque territoriali italiane e così le due navi, Ocean Viking e Humanity One, che hanno soccorso 326 migranti, gireranno per il Mediterraneo per chi sa quanto.

Per gli appassionati della legalità riportiamo in breve gli elementi di contestazione alle due navi che non sono “…in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale”. Dunque, le due navi non avrebbero avvisato le Autorità Italiane, cosa che i comandanti delle navi smentiscono. Dal punto di vista del diritto internazionale il ministro ha torto e, come se non bastasse, non crediamo nemmeno che abbia i pieni poteri per un’azione del genere visto che il Consiglio dei Ministri non si è ancora insediato, che il Governo a quest’ora non ha ancora avuto la fiducia dal Senato, tutto in barba alla legalità. A proposito, la direttiva del neoministro è un copia-incolla dei decreti Salvini.

Ma perché tanto rumore attorno alle Ong, dato che il grosso degli sbarchi avviene con barchini e gommoni? I migranti salvati dalle Ong non superano il 10% del totale senza contare gli immigrati che arrivano per altre rotte. La manovra è del tutto propagandistica e vuole replicare le analoghe imprese di Salvini che gli diedero pubblicità per mesi, condite di vittimismo a volontà nei confronti dell’Europa matrigna, e la patente di difensore dei confini, dell’italica identità, della lotta ai trafficanti di esseri umani (!).

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L’Ucraina va alla guerra per noi, perciò va premiata a scuola

Vi ricordate gli esami del marchesino Eufemio che tradusse “esercito distrutto” in “exercitus lardi” ed ebbe il premio? [la filastrocca è di G. Belli]

Ebbene, il Ministero dell’Istruzione, da sempre primo responsabile della selezione di classe e di “razza” che la scuola italiana pratica, ha pensato di emanare un’ordinanza in cui richiede un’attenzione particolare per gli studenti ucraini che, “tenendo conto dell’impatto psicologico” (della guerra), meritano una valutazione comunque favorevole. Ancora meglio il passaggio successivo in cui si chiede agli esaminatori di tener conto “del livello delle competenze linguistico comunicative nella lingua italiana”. Il linguaggio, carico di ambiguità forse perché il funzionario addetto si sarà vergognato di essere più esplicito, il linguaggio, dicevamo, denota il punto di vergogna al quale è arrivata la propaganda bellicista di Stato. La consegna ministeriale, tradotta in chiaro, è questa: quali che siano i risultati effettivi degli studenti ucraini, vanno promossi.

Non metteremo certamente in dubbio – proprio noi!? – l’impatto psicologico terribile delle guerre (al plurale, però) sulle popolazioni, e tanto più sui giovani; né ci addentreremo qui in discorsi sulla selezione, il merito, le discriminazioni, in generale. Ci preme, invece, indicare la coerenza di questa decisione con il razzismo di Stato, che fa due pesi e due misure tra gli immigrati, chiedendo ai giovani delle popolazioni di colore tutte le possibili competenze linguistiche e grammaticali, comprensione del testo, storia italiana, enciclopedia e quant’altro. Coerenti fino in fondo anche nell’accoglienza: lager per i colorati, alberghi, famiglie e residence per le/i meritevoli ucraine e ucraini dai capelli biondi – fin che dura, eh. Fin che serve. Fin che, come Italia, come capitalismo italiano, si possono spendere soldi profittevolmente per questa operazione contando sugli utili a venire.

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In 6 mesi l’amministrazione Biden ha arrestato più di un milione di richiedenti asilo, mentre il suo scudiero Johnson li deporta in Ruanda…

I campioni mondiali dei “diritti umani”…

The US Has Arrested Over 1 Million Asylum Seekers in the Past 6 Months

The U.S. has hit a record number of apprehensions at the border shared with Mexico, arresting over 1 million asylum seekers in the past six months alone. We speak with immigration attorney Erika Pinheiro about the Biden administration’s unequal treatment of different nationalities, as refugees from countries like Haiti, Cuba and Cameroon face harsh restrictions on asylum, but Ukrainian refugees seem to be receiving special treatment and even exemption from Title 42. “Asylum is supposed to be a universal standard protecting individuals fleeing persecution from any country, but in practice it’s always been a political tool wielded by the United States to favor those fleeing regimes that the United States opposes,” says Pinheiro.

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Il Regno Unito vuole mandare i migranti in Ruanda: 120 milioni di sterline al governo di Kigali

Firmato un memorandum con il paese africano. Il premier Boris Johnson: “Grande deterrente per i migranti che vogliono raggiungere il Regno Unito”. “Forte opposizione” dell’Alto Commissariato per i rifugiati: “Sono persone, non merci”.

Qui di seguito un onesto articolo da “Famiglia cristiana” del 20 aprile, che giustamente chiama in causa, per una decisione del genere, il colonialismo, e ricorda agli smemorati che l’invenzione dei campi di concentramento fu una delle tante mirabili opere del colonialismo britannico. Ne sottolineiamo un passaggio:

“Dunque abbiamo avuto un ennesimo saggio di quello che è la Brexit: la fine della libera circolazione non solo delle merci ma anche degli uomini e tutto ciò che ne consegue in peggio, il brutale trasferimento di uomini come se fossero cose in luoghi totalmente diversi dalla meta che si erano prefissi. Un salto indietro non di uno, ma di due secoli, l’epoca della schiavitù.”

Un passaggio felice che dedichiamo a quella congrega di cialtroni reazionari che anni fa, “da sinistra”, presero a riferimento la Brexit come una via favorevole ai lavoratori per conquistare, attraverso un presunto recupero di “sovranità nazionale”, una condizione migliore. (Red.)

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