Reddito universale di base o salario garantito?, di Dante Lepore

Reddito universale di base, o salario garantito? Questa alternativa può sembrare una semplice, insignificante, differenza linguistica. Al contrario è un’alternativa tra due prospettive politiche del tutto divergenti – la prima, quella che si impernia sul reddito universale di base per tutti i cittadini, chiaramente interclassista; la seconda, quella che si batte per il salario medio operaio garantito per tutti i/le disoccupati/e e i/le precari/e e – insieme – per la riduzione generalizzata e drastica dell’orario di lavoro giornaliero a parità di salario, altrettanto chiaramente classista. Per andare alle radici teoriche di questa alternativa, pubblichiamo un documento scritto da Dante Lepore, un compagno che ha contribuito con passione ai primi passi della Tendenza internazionalista rivoluzionaria. Questo documento è utile anche alla critica delle fumisterie diffuse intorno al cd. “capitalismo cognitivo”.

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Parte I

1. Crisi e ristrutturazione del welfare

Nell’attuale fase di ridimensionamento del welfare, la preoccupazione dello Stato, in qualità di istituzione del capitale che regolamenta le relazioni tra gli strati sociali della classe dominante preposti alle sue varie funzioni, deriva dal fatto che l’effetto principale dell’attuale «crisi» (che è crisi di non riproduzione dell’accumulazione, ossia di  non riproduzione allargata del  capitale e della forza-lavoro) (1) determina una serie di problemi anche nella spartizione del plusvalore in termini di reddito individuale.

Ed è proprio l’enorme «sviluppo» o «crescita» quantitativa che ha causato un gigantismo anche nella formazione del capitale fittizio sostenuto, fino ad un certo limite, nella crescente produttività del lavoro degli ultimi decenni fino agli anni ’80 del secolo scorso. Ad accelerare il processo, che si manifesta in una crisi fiscale e di indebitamento dello Stato, è intervenuto il sistema creditizio (potente volano speculativo, che ha finito per legare ad un indebitamento colossale sia gli stati che le imprese e le famiglie, nell’illusione che si potesse comprare a credito senza farsi dei problemi).

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Note

(1) Sui caratteri dell’attuale crisi, cfr. LOREN GOLDNER, Capitale fittizio e crisi del capitalismo, PonSinMor, Torino 2008; DANTE  LEPORE/LOREN GOLDNER, Ge- meinwesen  o  Gemeinshaft.  Decadenza  del  capitalismo  e  regressione  sociale, PonSinMor, Gassino 2011; G. DE  BELLIS-M. FRAGNITO  (a cura di), Dibattito sulla crisi 2012, PonSinMor, Gassino 2013.