Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi

 

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Un Senato non-eletto, composto da una cricca di notabili delle regioni. Una Camera ai comandi dei governi, che si scelgono presidenti della repubblica e corti costituzionali. Accentramento di competenze ora regionali, come energia e ambiente. Via gli strumenti di democrazia diretta come i referendum abrogativi. “Governabilita’” insomma.

Governo forte. Forte perche’? E con chi?

C’e’ tanta propaganda sul referendum del 4 dicembre. Renzi mente. Non saranno ridotti i costi della politica, la “semplificazione” non e’ un gesto d’amore verso i cittadini. Sul fronte del no, Berlusconi e D’alema farebbero in realta’ una riforma come quella di Renzi, o peggio. Grillini e Lega si sperticano per il “popolo”, ma non fanno i suoi interessi. Grillini e Lega corteggiano Trump e il leader del movimento di ultra-destra britannica Farage, gente che il “popolo” lo usa e poi lo butta via.

La propaganda fa schifo. Ma noi, lavoratori, giovani, immigrati, dobbiamo capire qual’e’ la posta in gioco con la riforma costituzionale. Perche’ la posta in gioco e’ grande per noi.

Dietro la riforma ci sono dei poteri forti: il governo USA, l’UE, la finanza internazionale. Pero’ non e’ che ci sia il capitale globale da un lato e l’Italia dall’altro. Questa e’ la frottola raccontata da Lega e Grillo. E anche da Renzi, che fa finta di litigare con l’“Europa delle banche” perche’ la gente lo segua e voti “si”. In Italia, come ovunque, non siamo tutti uguali. Ci sono le classi. E la classe che comanda vuole la riforma. “Lo spirito della riforma e’ nel DNA di Confindustria”, ha detto il suo presidente.

La riforma deve consolidare gli “sforzi fatti per aumentare la produttivita’ e rafforzare la crescita”, dice l’agenzia di rating Fitch. Ce li ricordiamo, questi sforzi.

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Pomigliano. Un No operaio alla riforma costituzionale

Cominciamo a pubblicare degli interventi su un “no operaio” alla riforma costituzionale del governo Renzi. Sabato scorso (15/10) a Pomigliano c’e’ stata infatti una prima assemblea su questo tema: e’ una voce fuori dal coro rispetto ai comitati “per il no”, che si appellano, in modo astratto e sterile, alla “costituzione piu’ bella del mondo”. A Pomigliano si e’ parlato della vera posta in gioco dietro alla riforma costituzionale, del suo significato anti-operaio e anti-sociale, e della necessita’ che abbiamo tutti di “darci una mossa” e lottare in prima persona in difesa dei nostri interessi, perche’ non e’ sufficiente apporre una crocetta sul no della scheda referendaria.
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Si-Cobas – Napoli (15 ottobre 2016)
Riuscita assemblea a Pomigliano per il NO operaio e lo sciopero del 21 ottobre

Sabato mattina si è svolta alla sala dell’orologio di Pomigliano d’Arco l’assemblea indetta dagli operai Fca del SI Cobas e dell’USB. L’iniziativa era molto attesa in quanto si trattava della prima assemblea pubblica indetta dai 5 licenziati all’indomani della sentenza di reintegro dello scorso 27 settembre, ed ha visto la partecipazione di circa un centinaio tra lavoratori e solidali. Presenti in sala numerosi delegati Fiom provenienti da varie fabbriche (Fca, Avio, Ergom).

Gli interventi introduttivi di Mimmo Mignano (Pomigliano) e Domenico De Stradis (Melfi) hanno fortemente evidenziato la necessità dell’utilizzo operaio del referendim costituzionale al fine di riaprire un varco all’iniziativa sindacale e di lotta negli stabilimenti FCA. Un utilizzo tanto più necessario poichè è lo stesso Marchionne, servendosi dei suoi burattini del PD locale, ad aver aperto le danze con la costituzione dei comitati per il SI nella fabbrica di Pomigliano. Un utilizzo che però, come è emerso dall’intervento scritto inviato all’assemblea dal Comitato di sostegno agli operai Fincantieri di Marghera (e come peraltro ribadito nel documento degli operai di Melfi e Pomigliano per la costituzione dei comitati operai per il NO), non può ridursi alla difesa stantìa della “carta costituzionale del 1948”. Come abbiamo ribadito nel nostro intervento come SI Cobas, nonostante la “Costituzione più bella del mondo” abbiamo in realtà assistito per 70 anni, e in particolare negli ultimi 30 anni, all’affermazione del dominio di classe dei padroni nelle sue mille sfaccettature: dalla repressione dentro e fuori i luoghi di lavoro ai licenziamenti politici, dal “sistema Valletta” al modello Marchionne, dalle stragi di stato alle guerre di aggressione ad altri popoli, dalla privatizzazione della scuola ai lager per gli immigrati… E l’elenco potrebbe proseguire… Continua a leggere Pomigliano. Un No operaio alla riforma costituzionale