Per Aldo, Carlo, Arafat e Bruno (SI Cobas) cadono gli arresti domiciliari, ma l’attacco repressivo all’organizzazione sindacale continua.

C’è da festeggiare, questo è certo, ma senza eccessive illusioni.

Stamani il tribunale del riesame di Bologna ha dovuto prendere atto del fatto che l’accusa di “associazione per delinquere” formulata dalla procura di Piacenza nei confronti di Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Mohamed Arafat e Bruno Scagnelli del SI Cobas (e di due esponenti dell’USB) era totalmente insostenibile, e di conseguenza ha annullato gli arresti domiciliari.

L’immediata, forte mobilitazione dei giorni scorsi con gli scioperi in tanti magazzini della logistica, la massiccia e combattiva manifestazione unitaria di sabato 23 luglio a Piacenza, il nuovo sciopero nella notte tra il 2 e il 3 agosto, il folto, caldissimo presidio davanti al Tribunale di Bologna di martedì 3, hanno ottenuto un primo risultato. Del fantasioso, provocatorio castello di carte costruito dall’ufficio della dott. Pradella (la stessa che il giudice Salvini chiama in causa per avere bruciato una pista di indagine sulla strage di piazza Fontana assai interessante e scomoda per le istituzioni) è caduta l’impalcatura. Che, del resto, non poteva reggere, come avevano osservato perfino dei commentatori mainstream. Il che conferma, se ce ne fosse bisogno, che la più efficace azione di contrasto nei confronti della repressione padronale e statale è sempre la lotta organizzata, determinata, a difesa dei colpiti con la convinzione, da socializzare con la propaganda e l’agitazione, che “chi tocca uno, tocca tutti”.

Ciò detto, però, si deve registrare, e denunciare, come il Tribunale del riesame ha confermato, a sua volta, una misura odiosa di limitazione strutturale dell’attività sindacale dei compagni del SI Cobas indagati: l’obbligo di firma tre volte alla settimana. Caduta l’imputazione di associazione a delinquere, che cosa motiva una simile stringente misura cautelare di questo tipo? Solo ed esclusivamente la volontà della magistratura di intralciare, ostacolare, disorganizzare la militanza sindacale di Aldo, Arafat, Carlo e Bruno, e del SI Cobas di cui sono dirigenti nazionali o locali. Una militanza che non è fatta certo abitualmente di orari di ufficio, ma presenta – specie di questi tempi tumultuosi – una serie di impegni improvvisi, riunioni, scioperi, picchetti, da fronteggiare. [Un caso-studio a sé meriterebbe, poi, la posizione del coordinatore SI Cobas Aldo Milani, che nell’inchiesta di Piacenza, in 357 pagine, compare tre volte per aspetti del tutto insignificanti penalmente, ma che i giudici di Piacenza e di Bologna ritengono politicamente rilevanti: per loro, evidentemente, è necessario punire chi è responsabile di dare l’ok di ultima istanza agli scioperi, per quanto gli scioperi siano dovuti a ragioni sacrosante dal punto di vista operaio.]

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Il SI Cobas indice lo sciopero il 2-3 agosto per la libertà degli arrestati dalla procura di Piacenza

OGGETTO: INDIZIONE SCIOPERO NAZIONALE DI 36 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE E SETTORI PRIVATI, COOPERATIVI E PUBBLICI AD ESCLUSIONE DEI SETTORI INERENTI I  SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI REGOLATI DALL’ART.1 L.12 GIUGNO 1990 n°146.

LO SCIOPERO SI ARTICOLERA’ CON DIVERSE MODALITA’ NEI DIVERSI TURNI A PARTIRE DAL GIORNO 02 AGOSTO ORE 18.00 PER LE SUCCESSIVE 36 ORE

Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Si Cobas e Usb. Il giorno 3 Agosto 2022 il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati.

Gli arresti sono stati richiesti dalla procura piacentina nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 che contesta diversi reati e ipotizza due diverse “associazioni a delinquere” per le due organizzazioni sindacali che negli anni hanno avuto l’ardire non solo di far rispettare lo stesso CCNL firmato dai sindacati confederali ma addirittura di porre in essere una “non necessaria contrattazione di secondo livello”.

Un teorema giudiziario estremamente pericoloso che si concretizza in un attacco senza precedenti all’esercizio del diritto di sciopero e ai diritti e alle libertà sindacali nel nostro paese. 

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Solidarietà dalla Germania e dal Regno Unito ai militanti sindacali del SI Cobas e dell’USB

L’eco della provocatoria inchiesta di Piacenza è arrivata anche fuori dall’Italia, ed in particolare dalla Germania e dal Regno Unito sono pervenute notizie di iniziative di solidarietà, comprendenti anche presidi sotto alcuni consolati italiani. Per quanto limitate siano numericamente, l’importanza di questi legami internazionali e di queste forme di solidarietà è, per noi, enorme. Specie in una situazione di guerra (e di scatenata competizione) inter-capitalistica. – Red.

In Germania ci sarà domani a Francoforte un presidio di solidarietà davanti al Consolato italiano.

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Altri comunicati di solidarietà con i militanti del SI Cobas e dell’USB

Abbiamo ricevuto numerosissime prese di posizione di solidarietà con i compagni del SI Cobas e dell’USB colpiti dagli arresti domiciliari su iniziativa della procura di Piacenza. Alcune le abbiamo già pubblicate, altre le pubblichiamo qui, e provengono dal blog Noi non abbiamo patria, da Programma comunista, da Classe contro classe/Comitato di lotta Viterbo, dall’area di opposizione in CGIL “Riconquistiamo tutto”.

Hanno, come è facile constatare, orientamenti differenti, molto differenti tra loro e, in alcuni casi, anche da quelle che sono le posizioni del nostro blog, ma ci è parso egualmente utile riportarli perché la reazione alla iniziativa repressiva provocatoria della procura di Piacenza è stata nella realtà molto ampia e altrettanto sfaccettata. (Red.)

Scenari repressivi preoccupanti

Si intuiva che il Procuratore di Piacenza Grazia Pradella, insieme ai suoi colleghi delle altre Procure e i loro sbirri, stava aspettando da tempo il momento adatto per mettere in scena il suo disegno teoretico e azionare la macchina repressiva contro due piccoli sindacati di base impegnati nelle lotte della logistica:

Aldo Milani coordinatore nazionale del Si Cobas, i coordinatori provinciali del Si Cobas di Piacenza (Arafat e Carlo) ed un altro militante (Bruno);

il coordinatore nazionale USB della logistica, e altri tre coordinatori USB di Piacenza.

Arresti domiciliari, misure cautelari e fogli di via, perquisizioni nelle sedi sindacali e nelle abitazioni degli attivisti sindacali coinvolti.

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La repressione non passerà, la lotta di classe la spezzerà

LA REPRESSIONE NON PASSERA’. LA LOTTA DI CLASSE LA SPEZZERA’

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PIACENZA. SABATO 23 LUGLIO ORE 14 – GIARDINI MARGHERITA

Martedì mattina la Questura di Piacenza ha convalidato 8 misure cautelari – 6 arresti domiciliari e 2 obblighi di firma – ad altrettanti dirigenti nazionali e militanti sindacali di SI Cobas e USB con l’accusa di associazione a delinquere. A tutto ciò si vanno ad aggiungere decine di lavoratori ed attivisti messi sotto accusa. Nei fatti il tentativo fatto dagli apparati statali è quello di equiparare la lotta sindacale e la stessa possibilità di condurre una pratica sindacale negli interessi dei lavoratori come atti di “estorsione” nei confronti dei padroni. Insomma, gli unici sindacati che vanno bene sono quelli di comodo, collaborazionisti con governo e padroni. 

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