16 giugno. Sciopero nazionale della logistica e dei trasporti

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Di cosa si tratta?

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Solidarietà ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Presidio a Mestre

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[English version]

Il presidio di domani, 26 maggio, vuole esprimere solidarietà militante verso i prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Questo sciopero è l’ultimo drammatico episodio della lotta del popolo palestinese contro la politica di annientamento realizzata da Israele e dalle potenze occidentali. Ci rifiutiamo di essere spettatori indifferenti e perciò complici della stretta repressiva in atto contro questi prigionieri, come anche di quelli che riempiono le carceri egiziane, siriane, irachene ecc. Questa stretta repressiva, che e’ violentissima da parte dello Stato Israeliano, serve infatti colpire in generale tutti coloro che in Medio Oriente si sono ribellati alle dittature amiche dei governi occidentali, e alle guerre neo-coloniali che da decenni devastano l’area e ne violentano le popolazioni. Questa repressione è destinata ad estendersi anche qui, come dimostrano gli accordi bilaterali in materia di sicurezza stilati dal governo italiano con lo Stato di Israele. Per questi motivi dobbiamo esserci domani.

Tunisia. Lotte e repressione

Related imageCome abbiamo più volte sottolineato, purtroppo in quasi totale solitudine, la bestiale repressione delle sollevazioni arabe del 2011-2012, e – come in Tunisia – la loro deviazione verso canali elettorali-istituzionali, tanto islamisti e laici, non hanno in alcun modo risolto le esplosive contraddizioni sociali che di quelle sollevazioni erano state alla base. Lo mostra anche la recente decisione del presidente della Tunisia Essebsi di schierare l’esercito per schiacciare le proteste popolari in corso contro la disoccupazione in diverse province del paese. Decisione supportata anche dai vertici dell’UGTT …

Da Nena News, 11 maggio 2017

L’esercito contro i disoccupati, i lavoratori e chi chiede maggiore giustizia sociale. L’esercito a protezione delle compagnie energetiche e le infrastrutture di gas e greggio. È questa l’immagine che ieri hanno dato le parole del presidente tunisino Beji Caid Essebsi, in un discorso alla nazione: “Sappiamo che questa è una decisione grave ma va presa. Il nostro percorso democratico è minacciato e la legge va applicata, ma rispetteremo le libertà”.

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Dieci fascicoli contro chi lotta.

Di seguito una denuncia forte fatta da il Sindacato e’ un’altra cosa rispetto alle vere ragioni – politiche e di classe – della repressione che ha colpito i lavoratori della logistica Si-Cobas di Modena e Aldo Milani

Ecco il vero obbiettivo della repressione contro il Si-Cobas.

La procura di Modena ha aperto 10 fascicoli di indagine contro le mobilitazioni organizzate dai lavoratori del Si Cobas all’ALCAR UNO.

Ecco il vero obiettivo della montatura mediatica costruita attorno alla vicenda di Aldo Milani. Indagini aperte [come scrive esplicitamente la Gazzetta di Modena] per “I cortei non autorizzati messi in atto negli ultimi mesi. Queste inchieste sono state aperte per reati che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale alla violenza privata fino all’ interruzione di pubblico servizio. La Procura risponde così a questi cortei non autorizzati per di più organizzati per protestare contro un’indagine che anche il riesame ha confermato. Si può protestare e manifestare liberamente il proprio pensiero solo con cortei autorizzati e rispettando le leggi vigenti.”

Non si punisce chi sfrutta i lavoratori in maniera vergognosa e violando persino la legalità borghese ma, come sempre, si reprime chi lotta contro le barbarie di questo sistema. La tesi che la magistratura vuole far passare è che chi lotta in maniera dura e con picchetti è un estorsore perché impedisce al padrone di estorcere liberamente lo sfruttamento dei lavoratori.

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India. Solidarietà agli operai della Maruti

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Pubblichiamo un documento arrivato dall’India attraverso lo SlaiCobas per il Sindacato di classe. [vd. anche http://www.indiaresists.com/free-maruti-workers-appeal-observe-45th-april-international-day-protest/]. E’ un appello che denuncia la durissima repressione contro gli operai della Maruti Suzuki di Manesar, che in assenza di prove circostanziali sono stati condannati all’ergastolo per l’uccisione d’un dirigente aziendale. Le condizioni di sfruttamento estremo e di altrettanto estremi soprusi sui lavoratori hanno prodotto in questa e altre fabbriche indiane forti proteste, che la magistratura e la polizia si sono incaricate di colpire con pugno di ferro, specie là dove l’esasperazione dei lavoratori ha portato alla punizione di quadri dirigenti. E’ probabile che la politica iper-liberista del governo Modi getti altra benzina sul fuoco del malcontento operaio in India.

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Il 18 marzo 2017 il Tribunale di Gurgaon ha condannato 13 lavoratori di Maruti Suzuki all’ergastolo per omicidio. 12 di questi al tempo dei fatti erano dirigenti del sindacato dei lavoratori Maruti Suzuki, altri 18 sono stati condannati a pene da tre a cinque anni per disordini e lesioni gravi. I procedimenti contro questi lavoratori erano stati depositati nel luglio 2012, dopo gli incidenti nello stabilimento di Maruti Suzuki di Manesar, nei quali un capo aveva perso la vita. Su denuncia dell’azienda, la polizia arrestò 148 lavoratori, accusati di cospirazione e dell’uccisione del funzionario dell’azienda.

Dopo un processo durato 4 anni e mezzo, la sentenza del tribunale si basa su prove inconsistenti. L’accusa non è riuscita a portare prove circostanziali sufficienti a dimostrare neppure che qualcuno degli imputati fosse responsabile delle violenze avvenute, per non parlare della morte del dirigente aziendale. La sentenza contraddice anche le relazioni forensi e i rilievi post-mortem presentati alla corte. In particolare, i dirigenti della società presentati alla corte come testimoni dell’accusa hanno negato di essere presenti al momento dell’incidente. Alcuni di loro hanno addirittura ammesso di agire su ordine della direzione della Maruti-Suzuki.

I governi ignorano le violazioni delle leggi sul lavoro e i tribunali condannano i lavoratori con accuse prefabbricate andando al di là della loro stessa legge, a riprova della natura di classe della giustizia.

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117 degli operai arrestati sono stati prosciolti da tutte le accuse, nonostante l’accusa avesse mosso la stessa imputazione contro tutti i 148 lavoratori. L’assoluzione dell’80% degli operai accusati dimostra che uno dei principali scopi dell’azione della polizia fosse terrorizzare in massa i lavoratori e che i giudici avevano torto quando ha negato loro la libertà su cauzione. Questi lavoratori sono stati costretti a trascorrere 31 mesi in carcere senza alcuna colpa. Il loro diritto fondamentale alla vita e alla libertà è stato negato, ma nessuno sarà mai punito per questo.

Quella per i fatti alla Maruti è l’ultima di una serie di sentenze per incidenti verificatisi negli impianti di Pricol (Coimbatore), Graziano (Sūrajpur) e Regency Ceramics (Yanam), dove lavoratori attivisti sindacali hanno finito per essere accusati di omicidio. Mentre tutti i governi hanno mostrato scarso interesse a perseguire le violazioni delle normative sul lavoro da parte dei datori di lavoro, la punizione per i lavoratori è stata rapida e severa. In tutti questi casi i tribunali hanno condannato i lavoratori con accuse prefabbricate e sono andati al di là della loro stessa legge, a riprova della natura di classe della giustizia in questo paese. Continua a leggere India. Solidarietà agli operai della Maruti