Solidarietà ai camionisti della Corea del Sud contro la repressione padronale e governativa, che ha fatto più di 100 arresti – SI Cobas (english – italiano)

Qui di seguito la presa di posizione di solidarietà internazionalista del SI Cobas verso i camionisti sud-coreani e il loro sindacato KPTU-TruckSol duramente colpiti da un lato dalla politica anti-sindacale di una grande azienda, dall’altro dalla repressione statale, e la denuncia – da parte dei lavoratori coreani – delle condizioni di super-sfruttamento esistenti in quella che si vanta di essere la decima potenza industriale del mondo, il fiore all’occhiello statunitense in Asia. La KCTU si avvia verso lo sciopero generale del 20 ottobre, e per questo il regime democratico lì vigente, con una metodica che ricorda quella fascista, ha pensato bene di arrestarne preventivamente il presidente. Basterà a frenarne l’impeto?

***

Solidarity to Korean truck drivers against employer and government repression!

The Korean government, which had the president of the KCTU union arrested ahead of the general strike on 20 October, has now sent 3,600 police to attack truck drivers on strike against the SPC group (a large bakery products chain), which has cancelled two union agreements signed a few months ago; they have arrested more than 100 workers who are members of the KPTU-TruckSol transport union.

This is a very serious attack, in which the ‘democratic'(!) state uses its monopoly of force to support the bosses against workers who have united to defend their conditions from exploitation by capital.

In Korea, as in Italy and all over the world, governments support the bosses against workers.

In the last month again, near Milan, large police forces have repeatedly attacked the pickets of the UNES warehouse workers, who have been suspended from work for over a month mbecause they went on strike.

Continua a leggere Solidarietà ai camionisti della Corea del Sud contro la repressione padronale e governativa, che ha fatto più di 100 arresti – SI Cobas (english – italiano)

Lettera dei disoccupati del Movimento 7 novembre a tutte le realtà di lotta


Vi scriviamo come compagni/e del Movimento di lotta “7 Novembre” che racchiude i disoccupati organizzati di Napoli che conoscete tutti e tutte, da oltre 7 anni in lotta su tutti i livelli per la garanzia di un salario e di un lavoro di pubblica utilità.

La nostra quotidiana lotta, nel quadro dell’escalation repressiva, oltre decine di procedimenti, processi, multe, fermi ed arresti nell’ultimo periodo ci vede indagati ora anche per “Associazione a Delinquere”. Siamo esattamente consapevoli di come il livello di attacco alle lotte procede parallelamente all’acuirsi della crisi capitalistica in atto ed al suo utilizzo politico in termini repressivi, così come conosciamo direttamente i fogli di via, i licenziamenti, le cariche che anche i lavoratori e le lavoratrici stanno ricevendo fuori e dentro i luoghi di lavoro quando scioperano o l’infame criminalizzazione e repressione che colpisce gli attivisti/e dei movimento per il diritto all’abitare, la difesa dell’ambiente e del territorio contro devastazione ambientale e cambiamenti climatici (dalla Val di Susa alle terre che ospitano le basi militari) ecc…
La lotta senza tregua che portiamo avanti quotidianamente nella capitale della disoccupazione è stata sempre portata avanti dentro una prospettiva più grande perché la nostra lotta è un’indicazione che va ben oltre il Movimento 7 Novembre e ben oltre Napoli: per un piano straordinario del lavoro che serve, utile e necessario alle nostre vite, per la garanzia del salario contro licenziamenti e disoccupazione, contro l’utilizzo repressivo e politico della crisi sanitaria, per garantire cure gratuite a tutte e tutti, per la messa in sicurezza dei territori, per un piano straordinario per il riassetto idrogeologico, per le bonifiche dei territori, la riqualificazione delle periferie, la raccolta differenziata porta a porta, per la lotta a roghi e sversamenti illeciti, per il potenziamento dei servizi sanitari territoriali, per garantire servizi sociali a tutte e tutti, per superare un approccio emergenziale contro smottamenti del terreno, inquinamento da polveri sottili, alluvioni e frane.

Continua a leggere Lettera dei disoccupati del Movimento 7 novembre a tutte le realtà di lotta

No al green pass: inefficace contro il virus, utile solo a distrarre, dividere e reprimere i lavoratori – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Come mesi fa siamo stati contrari al decreto Draghi che ha stabilito l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, e abbiamo difeso gli infermieri che si sono opposti ad esso; così ora siamo contro il green pass in quanto strumento di propaganda inefficace nel contrasto del Covid-19, e utile soltanto a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica e a scaricare sui singoli (in primo luogo sui proletari scettici sul vaccino, spaventati, disinformati o più semplicemente impossibilitati a vaccinarsi) la responsabilità e i costi in termini repressivi dei disastri prodotti da stato e padroni, prima e durante la fase pandemica. Disastri che sono indissolubilmente connessi al modo di produzione capitalistico, al caotico aggrovigliarsi delle sue contraddizioni e alla sua natura devastatrice e predatoria, fondata sulla massimizzazione dei profitti a discapito di qualsiasi tutela della collettività, ivi compresa la salute e la vita dei lavoratori e, con essi, dell’intera specie umana.

La pandemia/sindemia da covid-19 è infatti il prodotto di una serie di fattori predisponenti tutti riconducibili ai meccanismi del capitalismo, e per questa ragione ci siamo fin dall’inizio battuti per metterne in luce le cause (ciò di cui pressoché nessuno si occupa), e per sostenere l’auto-difesa della propria salute da parte dei lavoratori.

In coerenza con questo inquadramento della pandemia, dal febbraio 2020 ci siamo battuti contro padroni e padroncini, proprietari e direttori di case di cura in testa che, mettendo il profitto al di sopra della salute e della vita delle persone, volevano tenere tutto aperto, una pretesa che ha provocato migliaia e migliaia di morti – bestia chi non li vede, o li mette tra parentesi. Abbiamo rivendicato l’osservanza di dispositivi e misure di sicurezza ben più stringenti di quelle concordate tra sindacati concertativi, padroni e governo. Nella logistica il SI Cobas ha dato indicazione ai lavoratori di astenersi dal lavoro fino all’attuazione di misure di protezione dal e prevenzione del contagio, ed anche in diverse fabbriche metalmeccaniche gli operai hanno scioperato per avere mascherine e disinfettanti – diventati, in quel quadro, i soli mezzi di autodifesa, dopo lo sciopero, avendo il governo Pd-Cinquestelle rinunciato ad interventi draconiani di tipo “cinese” o “coreano”. Alcuni lavoratori hanno pagato questa decisione di lotta, l’aver posto la propria vita al di sopra del profitto del padrone, con la perdita del salario, altri anche con il licenziamento. In molte migliaia, a cominciare dagli ospedali, hanno pagato con la vita l’assenza/insufficienza delle misure di protezione.

Continua a leggere No al green pass: inefficace contro il virus, utile solo a distrarre, dividere e reprimere i lavoratori – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie. Intervista a R. Wallace

Sabato 17 aprile (con apertura alle 9.30) l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui una sua intervista (pubblicata in questo blog il 16 marzo scorso), nella quale punta il dito, con la grande competenza che gli è propria, sul ruolo centrale svolto dall’agrindustria nella produzione e nella diffusione dei virus – senza che questo voglia significare farne l’alfa e l’omega della scienza biologica e (tanto meno) sociale in questa questione, o fare nostre alcune sue vere e proprie ingenuità in materia politica.

***

Postato il

Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

Versione scaricabile in formato .pdf

Image result for agribusiness deforestation

Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

Continua a leggere.

Patto d’azione anti-capitalista: documento-mozione del 28 marzo

È passato oramai un anno dall’inizio della pandemia del Covid e l’emergenza sociale e sanitaria non fa che acuirsi, comportando un peggioramento pressoché generalizzato delle condizioni sociali e di vita dei proletari.

Benché ci vogliano imbottire la testa con la parola “ripresa”, non si vede una vicina uscita da questa gigantesca crisi, la cui completa esplosione è solo rallentata e procrastinata dagli interventi delle banche centrali a sostegno delle strutture capitalistiche. La borghesia diffonde ottimismo intorno a una ripresa che avverrà, illudendo ed illudendosi che con l’immissione di questi ingenti capitali si possa creare valore con la semplice stampa di carta moneta. Né con questi strumenti né con altre misure di ancora più brutale austerità, è possibile per il capitale dare il via a quel ciclo di sviluppo capitalistico di più ampia portata che viene promesso. Al contrario, la linea di tendenza è verso crisi di sempre maggiore profondità, così come è quella in corso se messa a confronto con la crisi del 2008. Non ci sono miracoli in vista, né “verdi” né di altro tipo; è un’illusione che facendo sacrifici oggi ci siano poi prospettive radiose. E niente lo prova meglio dell’inasprirsi furioso dei contrasti inter-imperialisti e inter-capitalisti alla scala mondiale.

Di fronte a questo scenario l’avvento del governo Draghi ha sancito l’unione tra le diverse frazioni e fazioni del capitale nazionale con la costruzione di un governo di unità padronale, incaricato di approfittare della crisi e della liquidità del Recovery Fund per portare avanti un piano di ristrutturazione complessivo del tessuto produttivo e sociale in Italia e in Europa, che rafforzi il dominio del capitale sull’intero processo di produzione e di riproduzione dei rapporti sociali. Questo governo è chiamato ad esprimere gli interessi di classe del padronato italiano con sempre maggiore nettezza, nel quadro, evidentemente, delle sue storiche alleanze inter-imperialiste. Ecco perché respingiamo la tesi secondo cui la sua nascita sarebbe il frutto di un “golpe” o di un commissariamento dell’UE ai danni dell’Italia presa in blocco, ribadendo al tempo stesso i caratteri di fondo del Patto: anti-capitalismo, anti-sovranismo, internazionalismo.

Il governo Draghi ha iniziato la sua azione procedendo “a fari spenti”, con prudenza, anche per le tante contraddizioni aperte tra le forze politiche che lo hanno votato, ma da alcuni segnali è già evidente in quale direzione si muoverà.

Continua a leggere Patto d’azione anti-capitalista: documento-mozione del 28 marzo