Il ritorno di John Brown: i traditori della razza bianca nella sollevazione del 2020, di Shemon e Arturo (IW)

Gallup, NM. A man sleeping next to a house was questioned by police.  Gallup is a city in McKinley County, New Mexico. The population is 21,678 and 21.9% live below the poverty level. Gallup has the highest violent crime rate in the state of New Mexico. In 2012, violent crime was nearly five times the national average.
Matt Black, Magnum Photos

Questo testo è di grandissimo interesse: si occupa del rapporto tra proletari neri e proletari bianchi nella sollevazione statunitense nata dall’assassinio di stato di George Floyd – un rapporto assolutamente vitale per lo sviluppo della lotta anti-capitalista negli Stati Uniti e nel mondo. E’ un testo denso, ricco di considerazioni pienamente condivisibili, che ci fa toccare con mano quale grande storia di pensiero e di prassi rivoluzionaria c’è dietro le ribellioni di questi mesi, e quanto esse aprano, per molti versi, un capitolo nuovo nella storia degli Stati Uniti e del mondo. E’ giusto dichiarare, però, che ci pare eccessiva la loro enfasi sull’azione diretta e sull’azione illegale (entrambe indispensabili anche per noi, sia chiaro!), come unico, o almeno fondamentale, discrimine tra prospettiva rivoluzionaria e riformismo, e che non condividiamo il loro giudizio sugli avvenimenti di Kronstadt e sul movimento di Machno. Il testo è comparso sul blog Ill Will il 4 settembre, e lo abbiamo tradotto in collaborazione con il blog Noi non abbiamo patria.

***

Dedicato a tutti i martiri della sollevazione del 2020

Qual’è la prognosi? … La prognosi è nelle mani di coloro che sono disposti a sbarazzarsi delle radici della struttura corrose dai vermi. (Franz Fanon)

Introduzione

L’estate del 2020 è stata un’estate di rivolte di massa. Quella che è iniziata il 26 maggio come una ribellione guidata dai neri a Minneapolis in seguito all’omicidio di George Floyd da parte della polizia, si è rapidamente diffusa in tutto il paese. Questa rivolta è stata iniziata da giovani neri, ma si sono rapidamente unite ad essa persone di tutti i colori e i generi. Questa moltitudine rivoluzionaria ha attaccato gli agenti di polizia, appiccato il fuoco ai dipartimenti di polizia, alle auto della polizia e alle banche, ha saccheggiato e ridistribuito beni e si è vendicata per gli innumerevoli omicidi di neri e non neri da parte della polizia. La prima settimana è stata l’Atto I della sollevazione.

Continua a leggere Il ritorno di John Brown: i traditori della razza bianca nella sollevazione del 2020, di Shemon e Arturo (IW)

Le solite ignote. Le donne nella crisi, di Sibilla

“Ahi natura, natura! Perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?” Così si disperava il povero Leopardi davanti al cadavere dell’amata stroncata dalla tisi. No, il poeta si ingannava da solo: non matrigna e ingannatrice, la natura, ma madre severa, segnalava già allora, un paio di secoli fa, che continuando a far vivere i poveri e gli sfruttati in miseri tuguri privi di aria e sole, la pandemia di quei tempi, la tisi, avrebbe avuto il sopravvento. Ed eravamo appena agli inizi del capitalismo industriale!

L’immagine suggestiva della natura che si ribella allo scempio arrecatole dagli umani porta i più coscienziosi a chiedersi: ma cosa ho fatto? Dove ho sbagliato? Ho consumato troppo? Ho mangiato troppa carne? Ho preteso i 20 gradi in casa? Che ho fatto di male, in fondo… Per ricacciare effimeri sensi di colpa, si cercano le cause: deforestazione, allevamenti intensivi mostruosi, megalopoli, sottrazione di suolo alla natura (ma, di contro, c’è anche chi si chiede : che cavolo si mangiano sti cinesi? Aveva ragione Zaia, ma non erano topi, erano pipistrelli vivi!)

La crisi ha nel mirino, una volta di più, le donne. Il sistema sanitario pubblico e privato è composto, essenzialmente, da donne. Per loro si è aperto un periodo di superlavoro, di stress, che si assomma al “normale lavoro domestico e di cura”, il quale a sua volta si somma allo straordinario lavoro domestico e di cura dettato dalle circostanze. Un vero inferno.

Si cercano le cause, ma non si riesce a mettere a fuoco i colpevoli. Si sussurra il capitalismo, il capitalismo (quello neo-liberale, si precisa) che diventa così un’aura, una bolla, un destino, un ectoplasma, una performance, qualcosa di impalpabile, di inafferrabile. E invece c’è chi mena la danza, chi suona la musica, e chi ne approfitta per farsi almeno un giro di valzer. Sarebbe il caso di pensare a come levarceli di torno, e invece costoro ci dicono che dobbiamo essere forti e affrontare a viso aperto (e coperto) questa ennesima sventura, da italiani veri (di fronte ad un fenomeno quanto mai mondiale: mi vengono i brividi). Continua a leggere Le solite ignote. Le donne nella crisi, di Sibilla

Coronavirus: un altro prodigio degli apprendisti stregoni. Un altro pungolo alla lotta al capitale e al capitalismo

Ci sono ormai sufficienti elementi per inquadrare la crisi del coronavirus da un punto di vista di classe senza limitarsi ad una generica propaganda anti-capitalista, giusta, ma insufficiente. Lo facciamo iniziando con il sintetizzare un importante contributo che arriva dalla Cina, e afferma quanto segue.

Image result for italy covid-19

1. L’epidemia da coronavirus non ha nulla di specificamente cinese: è il prodotto di una certa “geografia economica” globale. Nè ha nulla di particolarmente eccezionale: è solo un anello della catena di epidemie tipiche di questo inizio secolo, prodotta dal carattere sempre più devastante assunto dal processo di accumulazione (le epidemie preesistono al capitalismo, sia chiaro, ma queste sono epidemie connesse da mille fili al capitalismo). L’epidemia da Covid-19 non è una catastrofe naturale: è una catastrofe sociale, e piccola finora, ma con la grossa variabile dello sconfinamento in Africa, che potrebbe ingigantirla a dismisura. Non è effetto di complotti anti-cinesi né d’incauti esperimenti militari cinesi o di misteriose alchimie da dottor Stranamore: è l’esito micro-caotico di un più generale caos economico, ecologico, politico in cui sta sprofondando il mondo intero. Un macro-caos che non è il caso di ricercare a chi sa quali profondità segrete nascoste ai comuni mortali, perché sta squadernato davanti ai nostri occhi, se si hanno gli occhi per vedere. Continua a leggere Coronavirus: un altro prodigio degli apprendisti stregoni. Un altro pungolo alla lotta al capitale e al capitalismo

Contagio sociale. Guerra di classe micro-biologica in Cina (Chuang)

Pubblichiamo di seguito un’analisi di grande interesse su cause e conseguenze dell’epidemia Covid-19 in Cina, dove l’attuale crisi sanitaria, ormai globale, si e’ manifestata per prima. E’ un’analisi critica approfondita, che grazie al ricorso alle “scienze dure” e’ capace di mostrare l’intreccio tra dimensione “naturale”, ambientale e micro-biologica, e dimensione sociale, la dinamica del capitalismo contermporaneo cioe’. Quest’analisi e’ stata pubblicata dal gruppo Chuǎng, impegnato in un lavoro di comprensione critica della situazione cinese per tutti coloro che, come scrivono, “vogliono rompere i confini del macello chiamato capitalismo”. Traduzione a cura della redazione del Cuneo rosso.

Fonte: Social Contagion. Microbiological Class War in China (26 febbraio 2020)

Image result for haze china

 

La fornace Wuhan

Wuhan è conosciuta volgarmente come una delle “quattro fornaci” (四大 火炉) della Cina per la sua opprimente estate calda e umida, che condivide con Chongqing, Nanchino e alternativamente Nanchang o Changsha, tutte città molto trafficate con una lunga storia, situate lungo o in prossimità della valle del fiume Yangtze. Delle quattro, Wuhan è anche letteralmente ricoperta di fornaci: l’enorme agglomerato urbano costituisce una sorta di nucleo produttivo per l’acciaio, il cemento e altre industrie legate all’edilizia in Cina, il suo paesaggio è punteggiato dagli altiforni a raffreddamento lento delle ultime fonderie di ferro e acciaio di proprietà statale, ora prostrate dalla sovrapproduzione e costrette a un nuovo controverso ciclo di ridimensionamento, privatizzazione e generale ristrutturazione, che negli ultimi cinque anni ha provocato numerosi scioperi e proteste. La città è sostanzialmente la capitale cinese della produzione per l’edilizia, il che significa che ha avuto un ruolo particolarmente importante nel periodo successivo alla crisi economica mondiale, durante gli anni in cui la crescita cinese è stata stimolata dalla concentrazione dei fondi di investimento nella costruzione di infrastrutture e di immobili. Wuhan non solo ha alimentato questa bolla, con un’offerta eccessiva di materiali da costruzione e ingegneri civili, ma, in questo modo, ha avuto essa stessa una rapidissima espansione urbana. Secondo i nostri calcoli, nel 2018-2019 l’area totale dedicata ai cantieri di Wuhan era pari alla superficie dell’intera isola di Hong Kong.

Ma adesso questa fornace, che dopo la crisi [del 2008] è stata il motore dell’economia cinese, sembra che si stia raffreddando, proprio come le fornaci delle sue fonderie di ferro e acciaio. Anche se questo processo era già iniziato, non è più una semplice metafora economica, poiché la città, un tempo così movimentata, è stata isolata per oltre un mese, con le sue strade svuotate da un ordine del governo: “Il più grande contributo che potete dare è di non riunirvi e di non provocare caos ”, è questo che si legge sulla prima pagina del Guangming Daily, un quotidiano gestito dal  Dipartimento di propaganda del Partito comunista cinese. Adesso, i nuovi ampi viali di Wuhan e gli scintillanti edifici in acciaio e vetro che li contornano sono tutti freddi e vuoti, mentre l’inverno volge al termine con il Capodanno lunare e la città vegeta a causa dell’imposizione di una vasta quarantena. Isolarsi è un buon consiglio per chiunque si trovi in Cina, dove lo scoppio del nuovo coronavirus (recentemente ribattezzato “SARS-CoV-2” e la sua malattia “COVID-19”) ha ucciso più di duemila persone, più del suo predecessore, l’epidemia di SARS del 2003. L’intero paese è bloccato, come durante la SARS. Le scuole sono chiuse e le persone sono confinate nelle loro case in tutto il paese. Quasi tutte le attività economiche si sono fermate il 25 gennaio per le vacanze del Capodanno lunare, ma la pausa è stata prolungata per un mese per rallentare la diffusione dell’epidemia. Le fornaci cinesi sembrano aver smesso di bruciare, o almeno sono state ridotte a carboni ardenti. In un certo senso, però, la città è diventata un altro tipo di fornace, perché il coronavirus brucia attraverso la massa della sua popolazione ovviamente come una febbre. Continua a leggere Contagio sociale. Guerra di classe micro-biologica in Cina (Chuang)

L’anatra zoppa. I comunisti e la questione di genere

rtyhey

L’atteggiamento di sufficienza con cui storicamente  i compagni aderenti ai gruppi della sinistra rivoluzionaria del passato hanno guardato al movimento delle donne, giudicandolo in base ad una pretesa ortodossia marxista, la pretesa  di autosufficienza di chi si impegna nel “movimento” o nelle lotte sindacali, il considerare le donne proletarie, in particolare quelle del sud del mondo, come sottomesse e arretrate, è un atteggiamento a dir poco incauto.

La  questione di genere è, nella prospettiva rivoluzionaria cui si richiamano i comunisti, una questione assolutamente centrale.

Non si è mai data nella storia una rivoluzione senza la partecipazione attiva e autonoma delle donne.

Nei tempi recenti, e soprattutto nelle grandi rivoluzioni degli ultimi due secoli, le donne sono state in prima fila, hanno anzi dato il là mobilitandosi per prime e trascinando con la loro determinazione l’intero proletariato.

La doppia o tripla oppressione che subiscono le donne in tutto il pianeta è sicuramente un peso, ma al tempo stesso un vantaggio. Esse hanno molte più ragioni di ribellarsi dei loro compagni, e infatti lo hanno fatto e lo fanno continuamente, conquistando con dure battaglie anche i minimi miglioramenti della loro condizione, pagati spesso con l’isolamento e la riprovazione sociale, quando non anche con l’aggressione fisica.

La questione della liberazione delle masse femminili, della denuncia e della lotta contro la loro specifica oppressione, è una questione che non può essere evitata a nessun livello, né a quello collettivo, né a livello individuale

Ad ognuno di questi livelli, c’è un terreno di trasformazione ideologica e di azione pratica che va messa in atto.

Nessuno è esonerato da questo impegno. Chi pensa di esserlo per qualunque motivo, c’è da giurarci, non andrà lontano, ma si muoverà come un’anatra zoppa, lasciando mano libera al sistema capitalistico in un terreno fondamentale della sua sopravvivenza: quello della riproduzione complessiva della forza lavoro, quello della riproduzione in essa della sua ideologia, del suo sistema di valori, della divisione fra proletari, della subordinazione tra i sessi.

I compagni, i comunisti devono fare attenzione, che non capiti di nuovo quello che è successo agli operai di Mahalla al Kubra, nella grande stagione di lotte che ha aperto la strada all’insorgenza che ha percorso tutto il mondo arabo: nel 2006, i reparti femminili della grande fabbrica tessile Misr Spinning and Wawing company si sono mossi per primi, e hanno dato il via allo sciopero al grido “le donne sono qui, e gli uomini, dove sono?”. Erano fermi e indecisi, e si sono dovuti muovere al seguito.

Senza pensare di poter qui  fare un’analisi dettagliata di quella che è la condizione delle donne oggi in Italia e nel mondo, possiamo dire sinteticamente che è di generale svantaggio e subordinazione ovunque e su tutti i fronti: economico, culturale, sanitario, lavorativo ecc. I dati ci sono: fidatevi (1). Continua a leggere L’anatra zoppa. I comunisti e la questione di genere