Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie, Intervista a R. Wallace

Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

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Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

Dunque, tutto questo clamore riguardo al virus è solo una tattica per spaventare?

No, certamente no. A livello di popolazione il Covid-19 segnava tra il 2% e il 4% di tasso di mortalità dei casi (CFR) all’inizio dell’epidemia a Wuhan. Fuori da Wuhan il CFR risulta scendere intorno all’un per cento, o anche meno, ma risulta anche avere dei picchi qua è là, compresi luoghi come l’Italia e gli Stati Uniti. La sua percentuale non pare alta in confronto, diciamo, con la SARS al 10%, l’influenza del 1918 tra il 5 e il 20%, l’“influenza aviaria” H5N1 al 60% o, in certi punti, l’Ebola al 90%. Ma certamente supera il CFR dell’influenza stagionale: 0,1%. Il pericolo non è tuttavia solo una questione di tasso di mortalità. Dobbiamo vedercela quello che è chiamato tasso di penetrazione o attacco comunitario: quanta della popolazione globale è infettata dall’epidemia. Continua a leggere Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie, Intervista a R. Wallace

Contagio sociale. Guerra di classe micro-biologica in Cina (Chuang)

Pubblichiamo di seguito un’analisi di grande interesse su cause e conseguenze dell’epidemia Covid-19 in Cina, dove l’attuale crisi sanitaria, ormai globale, si e’ manifestata per prima. E’ un’analisi critica approfondita, che grazie al ricorso alle “scienze dure” e’ capace di mostrare l’intreccio tra dimensione “naturale”, ambientale e micro-biologica, e dimensione sociale, la dinamica del capitalismo contermporaneo cioe’. Quest’analisi e’ stata pubblicata dal gruppo Chuǎng, impegnato in un lavoro di comprensione critica della situazione cinese per tutti coloro che, come scrivono, “vogliono rompere i confini del macello chiamato capitalismo”. Traduzione a cura della redazione del Cuneo rosso.

Fonte: Social Contagion. Microbiological Class War in China (26 febbraio 2020)

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La fornace Wuhan

Wuhan è conosciuta volgarmente come una delle “quattro fornaci” (四大 火炉) della Cina per la sua opprimente estate calda e umida, che condivide con Chongqing, Nanchino e alternativamente Nanchang o Changsha, tutte città molto trafficate con una lunga storia, situate lungo o in prossimità della valle del fiume Yangtze. Delle quattro, Wuhan è anche letteralmente ricoperta di fornaci: l’enorme agglomerato urbano costituisce una sorta di nucleo produttivo per l’acciaio, il cemento e altre industrie legate all’edilizia in Cina, il suo paesaggio è punteggiato dagli altiforni a raffreddamento lento delle ultime fonderie di ferro e acciaio di proprietà statale, ora prostrate dalla sovrapproduzione e costrette a un nuovo controverso ciclo di ridimensionamento, privatizzazione e generale ristrutturazione, che negli ultimi cinque anni ha provocato numerosi scioperi e proteste. La città è sostanzialmente la capitale cinese della produzione per l’edilizia, il che significa che ha avuto un ruolo particolarmente importante nel periodo successivo alla crisi economica mondiale, durante gli anni in cui la crescita cinese è stata stimolata dalla concentrazione dei fondi di investimento nella costruzione di infrastrutture e di immobili. Wuhan non solo ha alimentato questa bolla, con un’offerta eccessiva di materiali da costruzione e ingegneri civili, ma, in questo modo, ha avuto essa stessa una rapidissima espansione urbana. Secondo i nostri calcoli, nel 2018-2019 l’area totale dedicata ai cantieri di Wuhan era pari alla superficie dell’intera isola di Hong Kong.

Ma adesso questa fornace, che dopo la crisi [del 2008] è stata il motore dell’economia cinese, sembra che si stia raffreddando, proprio come le fornaci delle sue fonderie di ferro e acciaio. Anche se questo processo era già iniziato, non è più una semplice metafora economica, poiché la città, un tempo così movimentata, è stata isolata per oltre un mese, con le sue strade svuotate da un ordine del governo: “Il più grande contributo che potete dare è di non riunirvi e di non provocare caos ”, è questo che si legge sulla prima pagina del Guangming Daily, un quotidiano gestito dal  Dipartimento di propaganda del Partito comunista cinese. Adesso, i nuovi ampi viali di Wuhan e gli scintillanti edifici in acciaio e vetro che li contornano sono tutti freddi e vuoti, mentre l’inverno volge al termine con il Capodanno lunare e la città vegeta a causa dell’imposizione di una vasta quarantena. Isolarsi è un buon consiglio per chiunque si trovi in Cina, dove lo scoppio del nuovo coronavirus (recentemente ribattezzato “SARS-CoV-2” e la sua malattia “COVID-19”) ha ucciso più di duemila persone, più del suo predecessore, l’epidemia di SARS del 2003. L’intero paese è bloccato, come durante la SARS. Le scuole sono chiuse e le persone sono confinate nelle loro case in tutto il paese. Quasi tutte le attività economiche si sono fermate il 25 gennaio per le vacanze del Capodanno lunare, ma la pausa è stata prolungata per un mese per rallentare la diffusione dell’epidemia. Le fornaci cinesi sembrano aver smesso di bruciare, o almeno sono state ridotte a carboni ardenti. In un certo senso, però, la città è diventata un altro tipo di fornace, perché il coronavirus brucia attraverso la massa della sua popolazione ovviamente come una febbre. Continua a leggere Contagio sociale. Guerra di classe micro-biologica in Cina (Chuang)