Le donne sotto attacco: il manifesto della vergogna (Comitato 23 settembre)

“Prenderesti mai del veleno?” E’ la subdola domanda che compare in un manifesto affisso in molte città italiane. A cosa si riferisce? All’aria inquinata che siamo costrette a respirare, o piuttosto ai cibi spazzatura che molti/e a stento si possono permettere? Riguarda forse le angherie sul posto di lavoro che siamo costrette a subire e che ci intossicano le giornate, o la droga venduta fuori dalle scuole dei nostri figli? Niente di tutto questo. Il veleno a cui fa riferimento il manifesto in questione, che presenta una donna biancovestita stesa esanime al suolo, dopo aver morso una mela, è la pillola abortiva RU486, un nuovo metodo, più sicuro degli altri, con cui si può interrompere una gravidanza non voluta nei primi giorno dopo il concepimento. Nonostante per questa pratica non sia necessario il ricovero ospedaliero, gli autori del manifesto (un’associazione di estrema destra legata a Forza Nuova), fanno del terrorismo bello e buono sostenendo che questo farmaco è praticamente letale per la vita delle donne. Una menzogna che intende semplicemente intimorire e terrorizzare le donne, e minare il loro diritto all’autodeterminazione. Pubblichiamo e condividiamo la denuncia del Comitato 23 settembre espressa in questo comunicato.

Le donne del Comitato 23 settembre esprimono viva condanna e grande sdegno contro la campagna reazionaria contro le donne,  messa in atto dall’associazione ultrafascista” Pro Vita & famiglia” [il cui presidente è tale Toni Brandi, e non Alessandro Fiore, come in un primo momento si era erroneamente detto – n.]. L’ignobile manifesto in formato gigante affisso in molte città d’Italia fa parte di una campagna terroristica di menzogne e ricatti per boicottare l’uso della pillola abortiva RU486 e si inserisce nel quadro di un’aggressione che, a livello europeo, partiti e associazioni di destra, al governo e all’opposizione, stanno sferrando contro le donne.

Già da molto prima della crisi pandemica il diritto all’aborto era minato dalla presenza massiccia degli obiettori di coscienza. L’obiezione è una piaga che trova sempre più spazio all’interno dei pubblici ospedali, rendendo sempre più complicato l’accesso all’aborto libero e medicalmente assistito, mentre nessun atto è volto al ripristino dei consultori autogestiti, conquistati in passato con dure lotte. Questi presidi per le donne, per l’infanzia e l’adolescenza vanno incrementati e diffusi,  con l’obiettivo di favorirne l’uso come centri di informazione e prevenzione soprattutto per le più giovani, le più esposte, assieme alle donne immigrate, al rischio di maternità non volute.

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