Contro il fisco dei capitalisti, per una piattaforma di classe sul terreno fiscale – TIR

A corredo di questo post sulla questione fiscale, che tanta parte ha avuto nell’attuale campagna elettorale fino ad arrivare – due giorni fa – al siluramento da destra anche della “riforma Draghi”, ripubblichiamo qui un testo della TIR di più di un anno fa, senza doverne modificare una virgola. In coda ad esso un altro testo sui risultati delle Commissioni Finanze di Camera e Senato e il richiamo ad una ricognizione storica della questione fiscale nel movimento comunista. (Red.)

Per una piattaforma di classe sul terreno fiscale. Detassazione dei salari, imposta progressiva, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco!

Quando un lavoratore riceve la busta paga, sempre di più prova sconcerto per la differenza tra il “lordo” contrattato e spesso frutto di lotte, e il “netto” che riceverà. Una differenza dovuta principalmente alle tasse, che tende a crescere di anno in anno, e priva i lavoratori di una buona parte dei già magrissimi aumenti ottenuti con i rinnovi dei contratti nazionali e aziendali (e con il lavoro straordinario).

Un esame approfondito di chi paga le tasse in Italia (e negli altri paesi capitalistici avanzati) 1 ci mostra che a pagare le tasse sono soprattutto i lavoratori dipendenti, non i padroni o i ricchi in generale. Lo Stato negli ultimi decenni ha prelevato una parte crescente di salari e stipendi, mentre ha alleggerito il prelievo su profitti, interessi, rendite e altri redditi dei capitalisti e dei borghesi.

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Il favoloso mondo della Brexit, 5. Una raffica di scioperi contro l’impoverimento di massa dei lavoratori

“Tutti chiedono aumenti in linea con l’inflazione e c’è una grande rabbia tra la gente per l’aumento del costo della vita dopo oltre dieci anni di tagli ai servizi pubblici. Per questo c’è una grande solidarietà con chi sciopera, nonostante i disagi”. Molto interessante.

Ritorniamo, con una quinta puntata, sugli stupefacenti miglioramenti che i lavoratori del Regno Unito avrebbero dovuto conseguire con la Brexit, e non hanno affatto conseguito. Al contrario!

Questa volta ci limiteremo in larga parte a trascrivere ciò che scrive oggi, 28 agosto, nientemeno che Il Sole 24 ore. La corrispondente da Londra Nicol Degli Innocenti verga un pezzo intriso di non innocente ironia sull’attuale condizione in Gran Bretagna, la cui stampa si diletta quotidianamente nel dileggiare le cose italiane. Ma gli elementi che porta sono dati di fatto incontrovertibili e parlanti.

Leggiamo:

“La Gran Bretagna sta facendo un tuffo nel passato. Non sta tornando alle lontane glorie dell’Impero tuttora rimpianto da tanti Tories, tra i quali Boris Johnson. (…) L’era verso la quale sta tornando la Gran Bretagna è più recente e decisamente poco gloriosa (…) Si profila infatti un altro ‘inverno del malcontento‘ come quello del 1978. La frase poetica, presa in prestito da William Shakespeare, è ormai associata a scene prosaiche come le migliaia di morti che non trovano sepoltura a causa dello sciopero dei becchini o le montagne di sacchi della spazzatura nelle eleganti piazze londinesi per la protesta degli addetti alla raccolta dei rifiuti”.

E qui comincia la descrizione (sommaria) della catena degli scioperi in corso o in preparazione.

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Il favoloso mondo della Brexit, 3. Abbassamento dei salari, allungamento degli orari

Londra, 18 giugno – manifestazione indetta dal TUC per chiedere aumenti salariali

In questo disastro sociale, che viene da lontano e la Brexit ha aggravato, emerge qualche segno di reazione: “tagliamo la guerra, non il welfare”, era il messaggio di molti cartelli e dichiarazioni di manifestanti sabato 18.

Non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che la Brexit sarebbe stata una solenne fregatura per i proletari britannici. Ancora più amara per chi se ne era fatto illudere. Ma, abituati ai “tempi lunghi”, in questi decenni di disordinatissimo arretramento del movimento di classe, non contavamo di avere ragione così in breve. E di vedere, in così breve tempo, i lavoratori reagire e portare in piazza le proprie impellenti necessità.

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Sul contratto della sanità pubblica, appena firmato – SI Cobas Sanità

Governo, Regioni e sindacati firmaioli hanno concordato su un punto: la sanità pubblica deve lavorare di più ma costare di meno; ovvero, gli operatori dovranno lavorare di più e costare meno. La qualità dei servizi non potrà che peggiorare e questo giustificherà un ulteriore passaggio di ampi settori di sanità pubblica (quelli profittevoli) ai privati.

Contratto Sanità firmato (però i soldi se li sono dimenticati)

Con grandi squilli di trombe e richiami retorici ai bui anni della pandemia, i sindacati Confederali (CGIL, CISL e UIL) e corporativi (Nursing UP, Nursind, e FIALS) annunciano la firma del “nuovo” contratto della Sanità Pubblica.

Cosa hanno firmato?

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Dubai. Sciopero dei riders. Deliveroo costretta ad annullare il taglio dei salari (italiano – english)

Drivers for the UK-based app refused to make deliveries for more than 24 hours, devastating the company’s service at a particularly busy time during Ramadan (AFP)

La maggior parte dei ristoranti ricorre a riders impiegati da agenzie interinali. Al Wall Street Journal i drivers hanno riferito di aver ricevuto messaggi minacciosi dalle agenzie interinali, dove si chiede loro di porre fine allo sciopero.

Riprendiamo da Middle East Eye del 2 maggio le scarne notizie che ci arrivano da Dubai su uno sciopero vincente di migliaia di riders di Deliveroo. Da due anni queste nuove figure del proletariato sono in agitazione nel mondo intero, dal Brasile (giugno 2020) e dagli scioperi Messico, Perù, Ecuador, Cile, Argentina dei mesi seguenti, fino allo sciopero globale dell’ottobre, fino alle lotte dei riders di Foodpanda ad Hong Kong di questo inizio d’anno passando per l’Italia e, ora, anche Dubai. (Red.)

Migliaia di drivers dell’azienda si sono rifiutati di lavorare durante il fine settimana nell’Emirato, dove scioperare è illegale

Deliveroo ha dichiarato che ripristinerà i livelli salariali e gli orari di lavoro che aveva cambiato la scorsa settimana dopo che migliaia dei suoi drivers a Dubai si sono rifiutati di lavorare durante il weekend in uno dei rari scioperi nell’Emirato, dove astenersi dal lavoro è illegale.

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