Texprint Prato: mai più schiavi! Vogliamo 8×5 per tutti – SI Cobas

Va avanti da 38 giorni lo sciopero organizzato dal Si Cobas alla Texprint di Prato, stamperia inserita nel cuore del Macrolotto, dove si colloca il distretto tessile del territorio.

Da 10 giorni, poi, gli operai bloccano giorno e notte lo stabilimento.

Le ragioni che hanno dato il via allo sciopero sono i turni di lavoro massacranti, 12 ore al giorno per 7 giorni la settimana, negazione di ferie, malattie e tutti i più elementari diritti: insomma un controllo totale sulla intera vita dei lavoratori.

I contratti sono quasi tutti di finto apprendistato come garanzia di precarietà continua, sgravi fiscali, retributivi, contributivi.

Dopo gli scioperi vittoriosi portati avanti dai lavoratori e dal coordinamento provinciale SI Cobas di Firenze e Prato, alla tintoria Sunshine e alla Tintoria 2020, che hanno liberato i lavoratori dalla schiavitù, dal ricatto del lavoro nero e conquistato regolari contratti di lavoro a tempo indeterminato, ora la Texprint rappresenta la nuova trincea in cui si combatte una durissima vertenza contro lo sfruttamento nel settore dell’abbigliamento e della moda del pratese: una lotta che deve fare i conti con i torbidi intrecci tra imprenditoria e mafia.

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Le rivendicazioni dello sciopero del 29 gennaio in lingua araba

الجمعة 29 يناير 2021

إضراب عام ضد أرباب العمل وضد الحكومة

:إضراب يمتد لمدة 24 ساعة ويشمل كل القطاعات، يطالب بـ

ـ إحداث بروتوكولات صحية للوقاية من مرض كوفيد-19 في أماكن العمل

ـ التجديد الفوري لاتفاقيات العمل المنتهية صلاحيتها

ـ لا للتسريح من العمل: التقليص من أوقات العمل مع بقاء نفس الأجور

ـ ضمان أجور متوسطة للعاطلين عن العمل وللمهمشين

ـ خدمة صحية عامة وواحدة وشاملة ومجانية، مع توظيف أطباء وممرضين

ـ إحداث ضريبة بقيمة 10% على 10% من أغنى أفراد الشعب لصالح المأجورين والنفقات الاجتماعية

ـ نهج سياسات ضد أي شكل من أشكال التمييز بين الجنسين وضد العنصرية

ـ وضع خطة شاملة لإصلاح المنشآت المدرسية، وتعيين موظفين جدد لتأمين السلامة الصحية في المدارس

ـ إلغاء مراسيم سالفيني والإجراءات المعادية للحق في الإضراب

ـ تعليق دفع الإيجار والقروض وفواتير الخدمات بالنسبة للبيت الأول لصالح العاطلين عن العمل وصاحبي إعانات البطالة

ـ إلغاء النفقات العسكرية وأشغال المشاريع الكبرى

Lo sciopero del 29 gennaio: un segnale chiaro a padroni e governo (Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, Patto d’azione anti-capitalista)


Lo Sciopero Generale Nazionale convocato dall’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi e indetto da SI Cobas e Slai Cobas per il sindacato di classe, ha superato ampiamente le aspettative, sia in termini di adesione che di partecipazione. In tutta Italia si sono fermati numerosissimi magazzini della logistica e significative adesioni vi sono state sia nel settore privato sia in quello pubblico, su tutti la scuola.

Allo sciopero propriamente detto, nel quale ancora una volta hanno svolto un ruolo trainante decisivo i proletari e le proletarie immigrati, si sono affiancati, in tutte le principali metropoli, cortei e iniziative di lotta ad opera di lavoratori, studenti e disoccupati.

Il segnale più importante di generalizzazione della giornata di lotta è stata la mobilitazione degli studenti, il cui supporto è stato un segnale importante rispetto a settori della classe operaia – come quello della logistica – che da anni dimostrano alti livelli di combattività. L’appello alla mobilitazione nazionale studentesca, lanciato dalle organizzazioni giovanili aderenti al patto d’azione, ha visto l’adesione di migliaia di studenti nelle piazze e una partecipazione importante di questi ultimi agli scioperi fuori ai cancelli dei magazzini e delle fabbriche.

Quel che è certo è che, pur in un contesto oggettivamente ancora sfavorevole, lo sciopero ha registrato un’adesione e una partecipazione che è andata ben al di là della somma delle due sigle sindacali promotrici.

Ciò è il frutto del lavoro portato avanti nelle settimane e nei mesi che hanno preceduto il 29 Gennaio.

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Dalla seconda Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi: gettare il cuore oltre l’ostacolo

Domenica si è svolta la seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in remoto a due mesi dalla partecipata assemblea di Bologna.

Il breve testo di indizione, nel confermare a pieno i contenuti dell’appello e della mozione del 27 settembre, poneva la necessità urgente di dare una spinta al percorso, sia sul piano organizzativo, sia nella proposizione di un percorso di lotta capace di dare gambe alle idee e alla piattaforma rivendicativa.

In quasi sette ore di dibattito e con circa 200 partecipanti, la gran parte degli oltre 60 interventi che si sono succeduti ha messo in evidenza come la seconda ondata pandemica torni a porre la necessità immediata di un’iniziativa sindacale sul tema della sicurezza e della tutela della salute sui luoghi di lavoro, in un quadro di crescita esponenziale dei contagi (e delle morti) nelle fabbriche e nei magazzini che è analogo a quello con cui abbiamo dovuto fare i conti in primavera, ma che è ulteriormente aggravato dall’impatto economico devastante che la pandemia ha avuto sulle condizioni di vita e sui livelli salariali.

La partecipazione e gli interventi all’assemblea da parte di realtà sindacali conflittuali di altri paesi (su tutte Sud-Solidaires dalla Francia e Inicjatywa Pracownicza dalla Polonia) è la dimostrazione tangibile di come il carattere internazionale e internazionalista di questo percorso sia già foriero di collegamenti con alcune importanti lotte in corso in altri paesi europei.

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23 – 24 ottobre: due giorni per l’alternativa operaia al capitalismo pandemico (SI Cobas)

Lo sciopero generale della logistica di venerdì scorso e le manifestazioni del giorno seguente indette dal Patto d’azione per un fronte unico anticapitalista hanno rappresentato un altro piccolo passo avanti nella costruzione di un percorso di lotta unitario contro gli effetti che la crisi sta producendo nelle condizioni di vita di milioni di lavoratori, precari e disoccupati.

La giornata del 23 ha costituito un segnale più che incoraggiante nella prospettiva dell’apertura di un vero tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL Trasporto merci e Logistica: centinaia di magazzini e migliaia di lavoratori dal nord al sud si sono fermati per lo sciopero del SI Cobas e dell’Adl Cobas, sia nelle filiere storiche del movimento dei facchini (BRT, SDA, GLS, TNT, DHL, UPS, ecc.) sia in tantissime aziende minori.

Il messaggio che i lavoratori hanno recapitato ai padroni e al governo è quanto mai chiaro: la richiesta di un rinnovo vero, con aumenti salariali adeguati, un impianto normativo che rafforza le misure di sicurezza e di prevenzione dei rischi della pandemia, il rifiuto dello scambio tra salario e produttività e la piena titolarità dei Cobas a partecipare ai tavoli di trattativa in quanto sigle maggiormente rappresentative nella categoria.

Nella seconda settimana di novembre si terranno i primi giri di confronto con alcune delle principali parti datoriali, a seguito delle quali si valuterà se vi sono le condizioni per aprire una fase negoziale, in assenza della quale SI Cobas e Adl Cobas riprenderanno la mobilitazione nazionale.

Al di la degli aspetti puramente vertenziali di categoria, la riuscita di questa mobilitazione dipenderà in larga parte dalla capacità di sviluppo della conflittualità anche in tutte le altre categorie interessate dai rinnovi contrattuali e colpite dalla crisi.

I tempi e le modalità del risveglio operaio su scala generale non dipendono da noi, e molto dipenderà dagli orientamenti di governo e Confindustria, in primo luogo sulla vicenda del blocco dei licenziamenti, ma per noi è fondamentale ribadire che lo sciopero del 23 per noi indica una strada concreta e praticabile (oltre che necessaria) anche nelle altre categorie.

Da questo punto di vista, la vicenda del rinnovo del CCNL metalmeccanici rappresenta un importante banco di prova: al di la della miseria delle 4 ore di sciopero indette dai confederali per il 5 novembre, come SI Cobas siamo disponibili sin da ora a sostenere tutte le iniziative di lotta reale che si produrranno nelle fabbriche nell’ottica di un fronte unico del sindacalismo combattivo così come emerso dall’assemblea del 27 settembre a Bologna.

Riguardo all’appuntamento del 24 abbiamo assistito in molte città a un consolidamento del percorso di lotta unitario, con la partecipazione di centinaia di lavoratori, disoccupati, precari e disoccupati nelle piazze locali indette sotto le sedi di Confindustria.

Le piazze di sabato sono coincise con il clima di malcontento che ha iniziato a svilupparsi nel paese in risposta alle misure del nuovo Dpcm, sfociato nella protesta del 23 notte a Napoli e replicato nelle ore e nei giorni successivi con decine di manifestazioni in varie città, guidate principalmente dai commercianti e dalla piccola borghesia colpita e impoverita dalla crisi e dalle misure restrittive.

Al di la delle valutazioni sulla natura, sulle prospettive e sulle possibilità di un intervento autonomo e di classe in queste mobilitazioni, che meriterebbero una trattazione a parte, riteniamo che questi nuovi scenari impongano una strutturazione e un organizzazione sempre maggiore del Patto d’azione e una sempre maggiore visibilità dei suoi percorsi e delle sue parole d’ordine.

Le dimensioni della crisi economica e sanitaria suggeriscono come le risposte confuse e spontanee di queste ore sono solo l’inizio di una lunga fase di instabilità e di turbolenze sociali.

Il nostro compito prioritario per le prossime settimane e nei prossimi mesi non è quello di inseguire ciecamente “tutto ciò che si muove”, quanto di lavorare con metodo e costanza per portare i proletari sul terreno della lotta attorno ai propri bisogni e alle proprie necessità immediate e future.

Senza il protagonismo dei lavoratori e delle masse proletarie, le manifestazioni di malcontento in corso saranno destinate inevitabilmente a rifluire o a svilupparsi unicamente attorno agli interessi dei ceti medi.

Proprio per questo, come SI Cobas riteniamo che le mobilitazioni del 23-24 non vadano intese come un traguardo, ma come un punto di partenza per costruire un autunno di lotta attorno alle parole d’ordine emerse nell’assemblea del 27 settembre e alla piattaforma lanciata dal Patto d’azione.

Se non ora, quando?

SI Cobas nazionale