Ucraina. Nei rapporti di lavoro si torna all’Ottocento

Manifestazione sindacale del dicembre 2019 per salari decenti e la difesa della legislazione del lavoro

Alcuni consulenti ed esperti di diritto del lavoro, non proprio intemerati bolscevichi, hanno obiettato: “Questo è un ritorno al diciannovesimo secolo. Introducendo il diritto civile nei rapporti di lavoro, si apre il vaso di Pandora” degli arbitrii padronali.

Sui fatti sociali di Ucraina regna il silenzio. L’Ucraina è Zelensky. L’eroe Zelensky. Eroe post-moderno, beninteso. Titolare di 13 società offshore, e affaccio garantito su Forte dei Marmi (villa da 4 milioni di euro, 15 stanze), modeste soluzioni di riserva per il momento in cui i suoi padrini della NATO lo faranno uscire dal metaverso in cui oggi è attore protagonista, e che ci introduce, forse, alla terza guerra mondiale. Dunque: l’Ucraina è Zelensky. Il resto non esiste. O non conta. Specie se si tratta dei luoghi di lavoro, e dei lavoratori dell’Ucraina.

Attraverso questa spessa cortina di silenzio, però, è filtrata una notizia di rilievo. La Verchovna Rada, il parlamento ucraino, sta per esaminare in seconda lettura, e approvare in modo definitivo, una nuova legge sul lavoro dal timbro semi-schiavistico. Ce ne informa, con studiata cautela di linguaggio, il giornalista Serhiy Guz (*).

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