Per un 8 marzo di denuncia e di lotta! – Comitato 23 settembre

   La crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando colpisce le donne con una gravità eccezionale. La loro presenza  nei settori di cura le espone in modo particolare al contagio. Le condizioni di lavoro precario, dequalificato e in nero non garantiscono l’applicazione delle misure di prevenzione  contro la pandemia, le condizioni economiche impediscono di accedere alle cure necessarie presso strutture private, mentre l’aumento del carico di lavoro domestico, della convivenza forzata e dell’isolamento moltiplicano i rischi di tensioni e violenze di ogni tipo all’interno della famiglia. L’aumento dei femminicidi è una tragica conferma di questa situazione.

 Noi denunciamo la gestione dei governi della pandemia, che bada soprattutto agli interessi delle imprese, e ci battiamo per una ristrutturazione del sistema sanitario che garantisca la prevenzione e si faccia carico della salute delle donne e di tutti coloro che esse hanno in carico tra le mura domestiche e  nei luoghi di lavoro.

    Le donne sono specialmente sotto attacco anche sul piano economico: i dati lo confermano.

Noi denunciamo l’attacco all’autonomia economica e alla sopravvivenza di un sempre maggior numero di donne attraverso il moltiplicarsi dei licenziamenti e delle dimissioni forzate, e ci battiamo per la difesa del diritto al lavoro, come base necessaria anche se non sufficiente all’autonomia delle donne, un lavoro in cui la dignità della lavoratrice sia rispettata. Rivendichiamo il salario garantito alle disoccupate, per fronteggiare la disoccupazione femminile a livello nazionale ed europeo, e in particolare nelle zone del sud d’Italia.

Noi ci opponiamo alla pressione che ci richiede di tornare a casa e rifiutiamo lo smart working come forma  di disponibilità h24 e di sperimentazione di riduzione dei costi per le aziende.  Vogliamo un luogo di lavoro dove poter socializzare con gli altri lavoratori per avere la possibilità  di organizzarsi e lottare per i nostri diritti!

   Noi denunciamo l’attacco all’autodeterminazione riproduttiva in atto con l’obiezione di coscienza generalizzata, il definanziamento dei consultori autogesti, l’attacco delle destre oscurantiste a livello nazionale e internazionale e rivendichiamo come nostre le grandi lotte che si stanno svolgendo su questi temi in molte parti del mondo. Il nostro corpo non è una merce, la nostra sessualità non va messa sotto controllo!

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Chi tocca una, tocca tutte! (CSA Vittoria Milano)

lotto marzo

Khalida Jarrara è una prigioniera politica palestinese. La sua foto apre questo documento perché la sua lotta é la lotta di tutte noi, del popolo palestinese, delle classi sfruttate.

Oltre la ritualità dell’8 Marzo, la lotta femminista deve essere parte sostanziale della quotidianità delle lotte reali che mirano all’abbattimento della società borghese e capitalista per il cambiamento radicale dell’esistente.

Mentre scriviamo sono già 11 le vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno in Italia con la media di una donna uccisa ogni 5 giorni.

Durante la pandemia le chiamate ai numeri antiviolenza sono aumentate di circa il 70%.

Delle 444.000 persone che hanno perso il posto di lavoro nel 2020, la maggioranza sono donne.

Le donne, presenti in gran numero nei lavori ospedalieri, di cura, pulizia e nelle Rsa, sono state le più esposte al contagio.

I primi reparti chiusi per affrontare la malattia covid-19, sono stati i reparti dedicati alla salute delle donne. Consultori, punti nascita, centri antiviolenza sono stati chiusi a causa del taglio di 37 miliardi alla sanità; il diritto all’aborto viene continuamente messo in discussione, non solo con la presenza in quasi tutti gli ospedali dell’80%-90% di obiettori, ma anche dai continui attacchi delle campagne dei fondamentalisti religiosi con molti appoggi in parlamento (sono voti importanti) per abolire la 194 o renderla totalmente inefficace con leggi Regionali di chiaro stampo cattolico integralista.

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Contro il governo della repressione, del razzismo di stato e del lavoro nero serve la risposta di lotta più forte, ampia e unitaria possibile.

Proprio nel giorno in cui la banda Lega&5S, degna erede della banda Renzi, rapinava dalle tasche dei lavoratori 1,3 miliardi di euro (che alla fine potrebbero essere 3) per salvare la Carige, il tribunale di Milano ha emesso contro il SI Cobas e il CSA Vittoria una sentenza di eccezionale gravità con condanne che vanno da 1 anno e 8 mesi per Aldo Milani e altri compagni e compagne, fino a 2 anni e 6 mesi per Elio Lupoli del Vittoria. Per quale efferato delitto? Per uno sciopero del marzo 2015 ai cancelli della DHL di Settala.

Diciamo sciopero, e non picchetto o cos’altro, per la semplice ragione che in quella giornata di lotta non si è registrata la minima tensione. Lo stesso pubblico ministero, che ha il compito istituzionale di accusare, aveva chiesto l’assoluzione per tutti. Dunque questa sentenza si configura come un attacco diretto al semplice diritto di sciopero. Continua a leggere Contro il governo della repressione, del razzismo di stato e del lavoro nero serve la risposta di lotta più forte, ampia e unitaria possibile.

Riparte il movimento delle donne, internazionale e di massa. Evviva!

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E’ davvero difficile sopravvalutare l’importanza della giornata mondiale di lotta dell’8 marzo 2017 proclamata dal movimento delle donne dell’Argentina e degli Stati Uniti e la sua evidente valenza internazionalista – specie in tempi come questi di crescenti intossicazioni nazionaliste di destra e di funesto nazionalismo di sinistra.

È altrettanto importante che questo magnifico appello a scioperare, manifestare, protestare, venga sull’onda di mobilitazioni di massa, talvolta molto imponenti, con centinaia di migliaia di manifestanti (non solo donne), avvenute nei mesi scorsi nel Nord e nel Sud America, in Polonia e in Sud Corea, in Irlanda, in Italia e altrove. I documenti che hanno promosso questo evento internazionale, inoltre, anche questo è notevole, hanno preso nettamente le distanze in modo polemico dal ‘femminismo delle donne in carriera’, in nome di un “femminismo del 99%” delle donne, che fa riferimento alle lavoratrici del mercato formale, alle donne che lavorano nella sfera della riproduzione sociale e della cura, alle donne disoccupate, alle donne precarie. E hanno annunciato un nuovo movimento femminista internazionale caratterizzato da “un’agenda inclusiva allo stesso tempo anti-razzista, anti-imperialista, anti-eterosessista, anti-liberista”.

In questo modo l’8 marzo, da giorno istituzionale dei rametti di mimosa avvolti nel cellophane, dei rituali inchini alle ‘regine di un solo giorno’, è ricondotto al suo autentico significato storico: giornata di lotta, di sciopero, di auto-attivazione delle donne contro tutti i meccanismi, i contesti, i poteri che pesano sul loro lavoro domestico ed extra-domestico e sulla vita della grandissima maggioranza di loro.

Negli Stati Uniti, una forte spinta alla mobilitazione l’ha data l’elezione di quel bel campione del suprematismo maschile, bianco e miliardario che è Trump, e l’ha ingrandita anche la necessità degli sconfitti democratici e delle galoppine di Killary Clinton e del suo ‘femminismo’ imperialista, di cavalcare furbamente e cercare di capitalizzare il diffuso sentimento anti-Trump.

Ma si farebbe un grave torto alle piazze statunitensi del 21 gennaio se non si cogliesse che il loro messaggio è andato molto al di là di questo. Pur in un quadro eterogeneo e non privo di aspetti e presenze respingenti, da quelle piazze è arrivata la denuncia di una stretta in atto sulle donne di tipo patriarcale (sia del patriarcalismo individuale che di quello collettivo) insieme con il chiaro invito alla lotta al razzismo e all’islamofobìa (qui da noi praticamente assente ovunque, specie all’estrema sinistra), e con la denuncia, nelle frange più radicali, del sistema capitalistico in quanto tale.

Vi sembra poco che le promotrici dell’8 marzo negli Stati Uniti dichiarino di “prendere ispirazione dalla coalizione argentina Ni Una Menos” e dalla sua vibrante denuncia delle molte facce della violenza contro le donne: “violenza domestica, ma anche violenza del mercato, del debito, dei rapporti di proprietà capitalistici e dello stato”, e delle molte forme delle politiche discriminatorie e repressive contro le differenti figure di donne? Continua a leggere Riparte il movimento delle donne, internazionale e di massa. Evviva!