Alle lavoratrici e ai lavoratori del SI Cobas riuniti a Bologna (e non solo) – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Questo è il testo dell’della TIR (Tendenza internazionalista rivoluzionaria) all’assemblea indetta dal SI Cobas a Bologna lo scorso 18 settembre. Per esigenze di tempo qualche passaggio (per esempio quello relativo alle elezioni) è stato saltato o abbreviato. (Red.)

Ancora una volta oggi il SI Cobas, nel silenzio generale, ha preso un’iniziativa valida, coraggiosa, in previsione di un autunno di grandi avvenimenti e, noi speriamo, di grandi scontri sociali, di grandi lotte operaie, proletarie e sociali. E ancora una volta, noi compagni/e della TIR, ci troviamo insieme, ci troviamo ad appoggiare questa iniziativa.

Non è la prima volta che accade e immagino che non sarà l’ultima. Perché questo affiancamento dura, per quanto riguarda noi compagni di Marghera-Mestre, da un decennio, dai tempi della lotta contro l’Ikea a Piacenza. Poi l’affiancamento è diventato negli anni convergenza, collaborazione, e da qualche tempo stretta collaborazione.

E forse c’è qualcuno che si chiede: non è strano, non è curioso, non è anomalo, che un organismo politico, una piccola organizzazione politica com’è la TIR, composta da compagni/e con una lunga esperienza di militanza e da compagni molto più giovani con un’esperienza seria di partecipazione alle lotte teoriche, politiche e sociali, abbia questo tipo di rapporto con un’organizzazione come il SI Cobas, che è un’organizzazione sindacale? Secondo noi, no. Anche se capisco che ci siano lavoratori che la possono pensare in questo modo: ho già tanti problemi, tanto lavoro, faccio già tanta fatica: perché dovrei occuparmi anche di politica? perché debbo caricarmi anche la fatica delle questioni politiche?

La mia, la nostra risposta è: perché anche se voi, anche se i proletari (in generale) non si occupano di politica, è la politica che si occupa di voi, è la politica che si occupa dei proletari. La politica dei padroni, la politica dei capitalisti. Si occupa di voi con gli apparati dello stato. Con i poliziotti. Con i carabinieri. Con i giudici. Si occupa di voi e anche di chi è solidale con voi, con la repressione – è almeno dal 2017, l’anno della vergognosa inchiesta di Modena contro Aldo Milani, che la repressione statale ha preso a bersaglio il SI Cobas. Si occupa di voi con il parlamento che approva i decreti Minniti e i decreti Salvini. Si occupa di voi con il governo che copre e protegge i grandi interessi capitalistici che stanno dietro il vertiginoso aumento delle tariffe e dei prezzi. Si occupa di voi con il fisco facendovi pagare fino all’ultimo centesimo le tasse che le imprese grandi medie e piccole, e gli strati più ricchi della società, possono invece eludere ed evadere tranquillamente. Si occupa di voi con i giornalisti e i mass media, sempre pronti a legittimare, sostenere e amplificare le decisioni e le iniziative anti-operaie dei governi.

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Dal fronte SI Cobas: Genova, Piacenza, Pavia, Torino, Napoli … in cammino verso Bologna

Il pugno di grandissimi speculatori istituzionali che ad Amsterdam fissano il prezzo del gas possono impunemente mandare in povertà decine di milioni di persone, o farle ammalare e morire questo inverno, e non verranno sfiorati neppure con un dito. Ma se lavoratori licenziati o in lotta per ridurre orari insostenibili, per la stabilizzazione, o contro i quotidiani soprusi e le discriminazioni padronali, osano picchettare il luogo di lavoro, questo viola la libertà “di lavoro”, cioè di sfruttamento del lavoro. E va sanzionato, perfino in modo preventivo. Questo è il capitalismo, e il suo rispetto della libertà “di tutti”.

Mentre è in corso la preparazione dell’assemblea di domenica 18 a Bologna, il SI Cobas, che l’ha convocata, prosegue in più luoghi la sua attività di sindacalismo militante e solidale che si sforza di dare attuazione – cosa tutt’altro che facile, specie di questi tempi – al principio “chi tocca uno, tocca tutti”. E, puntualmente, questa attività si imbatte nella repressione padronale e statale. Solo un rapido aggiornamento relativo agli ultimi giorni, selezionando tra i tanti materiali che sono arrivati al nostro blog.

Genova

Genova 24 del 13 settembre scrive così: Aggressione. Insulti e minacce ai sindacalisti SI Cobas del settore logistica: è la seconda volta in pochi mesi. La risposta è netta: “Non ci lasceremo intimorire e proseguiremo nella nostra azione a difesa di tutti i lavoratori”.

I fatti sono riassunti con una certa onestà nel seguente modo, riprendendo in larghe parti il comunicato del Coordinamento provinciale genovese:

“Giovedì 8 Settembre, mentre attendevano di partecipare al previsto incontro sindacale presso gli uffici di Via Cantore della societá Movimentazione Logistica Nazionale Srl, fornitore del servizio logistico presso il magazzino BRT di Via Fratelli di Coronata, i rappresentanti del S. I. Cobas sono stati avvicinati da alcuni figuri, i quali, con fare minaccioso, li aggredivano con insulti, minacce, accuse totalmente farneticanti e la chiara intenzione di provocare una rissa. Solo la fermezza e la calma dei nostri lavoratori e del coordinatore ha impedito che la situazione degenerasse”.

A raccontare l’episodio il coordinamento provinciale genovese dei Si.Cobas, sindacato di base che da tempo ha impegnato, tra le altre cose, una dura battaglia sindacale per i settori della logistica. “Questo episodio è tanto più grave poiché, alcuni mesi fa, gli stessi personaggi si erano presentati con modalità simili presso la nostra sede di Genova, nella quale si sono introdotti con l’inganno per poi tentare di aggredire fisicamente un nostro compagno. Anche in quel caso, la presenza e l’intervento di diversi militanti ha impedito più gravi conseguenze”, aggiungono.

“Ulteriore elemento di preoccupazione deriva dal fatto che tali figuri si mostravano al corrente di situazioni e dinamiche lavorative interne al magazzino BRT, rispetto alle quali si proponevano quali elementi capaci di determinare ogni decisione –  scrivono nella nota stampa – Non sappiamo chi siano i mandanti di queste sporche operazioni, il cui scopo tuttavia à chiarissimo: intimidire chi lotta per una difesa coerente dei salari, dei diritti e della dignità dei lavoratori“.

“Nei prossimi giorni, decideremo le misure da prendere a tutela della nostra organizzazione –  conclude il comunicato – In ogni caso, chiunque sia a tirare le fila di queste provocazioni in stile mafioso, sappia che non ci lasceremo intimorire e proseguiremo nella nostra azione, forti del sostegno di quanti in questi anni hanno potuto conoscere il S. I Cobas e la sua coerente azione a difesa di tutti i lavoratori”.

Piacenza

Si è conclusa pochi giorni fa, in un clima di festa, la lotta, iniziata nel dicembre 2021, delle 110 lavoratrici dipendenti della Riverfruit (impresa del settore agricola), con l’ottenimento di garanzie occupazionali, aumenti salariali, ticket mensa giornaliero (circa 100 euro il mese, prima non c’era). Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini hanno dato rilievo ad un aspetto dell’accordo che può sembrare secondario, e non lo è affatto: il diritto di assemblea in azienda. Altri due elementi significativi: è stata costituita una commissione mista per la fissazione degli orari tenendo conto delle esigenze delle lavoratrici madri in relazione agli orari scolastici dei figli; e il sindacato aprirà una contrattazione sulle ferie nei paesi di origine. Nelle ultime due-tre settimane altri accordi simili sono stati firmati a Piacenza in altre cinque aziende.

Pavia

Al magazzino Sigma a Siziano si è concluso proprio stamattina (16 settembre) uno sciopero per ottenere il rientro di un lavoratore licenziato e il pagamento degli arretrati. La polizia si è resa protagonista di diversi tentativi di sgombero del picchetto ferendo anche una lavoratrice, e arrivando a irrompere nella sede della trattativa sindacale per ordinare lo sblocco dei cancelli “entro 4 minuti”. Nel post che abbiamo ricevuto c’è scritto: “Abbiamo tenuto duro fino alla fine e con la lotta abbiamo ottenuto il rientro del lavoratore licenziato e l’erogazione degli arretrati. Le lettere di contestazione sono state bloccate per 6 mesi, e si è trovato un accordo migliorativo per tutti i lavoratori. RINGRAZIAMO TUTTI I DELEGATI che hanno partecipato dando la loro disponibilità. TOCCA UNO TOCCA TUTTI”.

Torino

In questa città siamo difronte a quello che il coordinatore provinciale del SI Cobas, Franco Latorraca, chiama un paradosso, il paradosso dei licenziamenti alla logistica Iveco: licenziare per assumere. Nella logistica Iveco, lavoratori e lavoratrici operanti da 15 anni stanno vivendo una situazione emblematica dei tempi attuali: da 4 mesi 40 Iveco e Kn vorrebbero licenziarli dopo averli impiegati a lungo in rapporti di subappalto, mentre contemporaneamente assumono chi 50, chi 100 lavoratori. Se il lavoro è sempre più aumentato e la logistica Iveco è in crescita, come mai tutto questo? Un motivo c’è: queste aziende scelgono di avvalersi di lavoratori interinali “dipendenti” da agenzie, li fanno lavorare per 3-4 mesi e poi via per un’altra tranche, in condizione di estremo ricatto, bassi salari e di sottomissione. Mentre i lavoratori attualmente in forza che dopo anni di lotte hanno finalmente un contratto regolare a tempo indeterminato, livelli salariali corrispondenti a quanto previsto nei contratti nazionali, rappresentanza sindacale, ecc., questi sarebbero in esubero! Quindi ciò che deve essere mandato “in esubero” sono i diritti e la dignità dei lavoratori. Iveco e Kn, anziché “mettere in campo azioni illegittime”, devono invece internalizzare questi lavoratori – conclude Latorraca. La lotta, perciò, prosegue.

Napoli

A Napoli, il Movimento dei disoccupati 7 novembre, che ha con il SI Cobas un rapporto di contiguità e collaborazione, continua la sua irriducibile presenza in piazza anche durante la campagna elettorale, e ha avviato la campagna “Noi non paghiamo” (ben altra cosa, e altra classe sociale, della campagna “Io non pago”) che, a seguito del simbolico rogo delle bollette di alcuni giorni fa, sta iniziando ad estendersi, ancora con piccoli numeri, in altre città italiane, con un’eco considerevole all’estero. Tra le realtà più attive nella promozione di questa campagna c’è la piattaforma di intervento sociale PLAT di Bologna che interviene da alcuni mesi sui temi del lavoro precario, dell’emergenza abitativa e del carovita, in stretto collegamento con il SI Cobas.

Intanto il Tribunale distrettuale della libertà di Bologna ha depositato la sua sentenza
relativa agli arresti di Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Mohamed Arafat, Bruno Scagnelli ed alcuni responsabili sindacali dell’USB colpiti dall’infamante accusa di associazione per delinquere finalizzata a trarre proventi personali dall’attività sindacale.

Nella sentenza viene letteralmente ridicolizzato il teorema dell’“associazione a delinquere” dal momento che le attività di organizzazione di scioperi e di “proselitismo” contestate sulla base di anni di intercettazioni telefoniche come fossero reati, sono riconosciute in tutta evidenza come tipiche attività delle organizzazioni sindacali. Un successo, senza dubbio, e una pesante umiliazione per la screditatissima
procura di Piacenza di cui si conferma la totale connivenza con il padronato e l’ideologia padronale.

Ma, attenzione: In cauda venenum (il veleno sta nella coda).

Anche in questa sentenza in cui i magistrati mantengono un certo grado di obiettività, si arriva a sanzionare con misure cautelari meno pesanti, che cosa? La possibilità che Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Arafat, etc. organizzino ancora scioperi con picchetti perché l’ordinamento democratico, dopo i decreti Salvini, ha fatto diventare il picchettaggio, uno strumento essenziale e irrinunciabile della lotta operaia, reato (e che reato!).

I dieci-quindici grandissimi speculatori istituzionali che ad Amsterdam fissano il prezzo del gas possono impunemente mandare in povertà decine di milioni di persone, o farle ammalare e morire questo inverno, non verranno sfiorati neppure con un dito – si dice che questo accade per il “ricatto di Putin”, ma si tace sul ricatto infame di questi superspeculatori anglo-americani ed europei che hanno in pugno la Commissione europea. La loro libertà di azione è, al momento, assoluta. Ma se operai licenziati o lavoratori in lotta per ridurre orari di lavoro insostenibili, per la propria stabilizzazione, o contro i quotidiani soprusi e discriminazioni padronali, osano picchettare il luogo di lavoro in cui gettano il sangue per sopravvivere, questo risulta un pericolo mortale per la libertà “di lavoro”, cioè per la libertà di
sfruttamento del lavoro. E va anche per il Tribunale della libertà di Bologna sanzionato. Perfino in modo preventivo.

Questo è il capitalismo, e il suo falsissimo rispetto della libertà “di tutti”.

Una ragione in più – unita ad altrettanti fattori – per scuotersi dal torpore ed entrare nei ranghi delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che si riuniranno questa domenica a Bologna. Su questa iniziativa
un recente documento della Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR) afferma:

“Siamo al fianco del SI Cobas che, rompendo con i calcoli elettoralistici di altri settori del sindacalismo di base, ha rilanciato la proposta dell’unità d’azione dei proletari combattivi ovunque collocati, nella prospettiva di un autunno di grandi lotte contro il carovita, la guerra, lo sfruttamento, le devastazioni ambientali – un rilancio che assume un significato anche politico per i suoi obiettivi, i suoi bersagli, la sua logica”.

Carovita, guerra, sfruttamento e devastazioni. Costruiamo un agenda di lotta per l’autunno, Bologna, 18 settembre – SI Cobas

Carovita, guerra, crisi, devastazioni, sfruttamento e repressione: cambiano i governi, ma il capitalismo è sempre più sinonimo di barbarie.

Rilanciamo l’opposizione proletaria ai piani di miseria, al militarismo e alle politiche di macelleria sociale dei padroni.

Costruiamo un’agenda di lotta per il prossimo autunno che ponga al centro la necessità di un vero sciopero generale.

DOMENICA 18 SETTEMBRE, ORE 11,00- ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

L’invasione russa dell’Ucraina, oramai in corso da oltre sei mesi, ha impresso una nuova, impressionante accelerazione alla crisi capitalistica mondiale: la competizione tra i principali blocchi imperialisti ha assunto apertamente il carattere di uno scontro militare, seppure (per ora) ancora “per procura”.
La corsa frenetica al riarmo, e la moltiplicazione dei teatri di contesa politico-militare (su tutti Taiwan) si innesta in un contesto di crisi strutturale del capitalismo, con il peggioramento delle condizioni dei proletari delle metropoli capitalistiche ed un’ulteriore, drammatica caduta delle condizioni di vita delle masse povere delle aree capitaliste più arretrate del pianeta, le crisi finanziarie dello scorso decennio, la catastrofe ambientale-climatica e, in ultimo, la pandemia di CoViD.

L’aumento vertiginoso del prezzo del gas naturale, dell’energia e, con esse, dei beni di prima necessità, sta già da mesi falcidiando il potere d’acquisto dei salari: di fronte alle previsioni di aumento delle bollette in autunno dal 100% fino al 300% in Italia, le blande misure varate dal governo Draghi coi “Decreti aiuti” (tutte sbilanciate a favore delle imprese) si riveleranno dei miseri palliativi, soprattutto a fronte di una nuova impennata di richieste di accesso alla CIGS (già cresciute del 45% nel semestre gennaio-giugno 2022) e di una probabile nuova ondata di licenziamenti di massa, coi quali i padroni punteranno, come sempre, a scaricare sulle spalle dei lavoratori e dei proletari l’aumento dei costi aziendali derivante del caro-energia.

Nel bel mezzo di questa “tempesta perfetta” abbiamo assistito alla rapida eclissi del “governo dei migliori” (sostenuto dalla quasi totalità dei partiti borghesi) e allo scioglimento delle camere. Il triste quanto scontato gioco dello scaricabarile tra i partiti dell’ex “maggioranza bulgara” a sostegno di Draghi, cela in realtà la presa d’atto del fallimento politico dei “tecnici” nel governare una crisi di tale portata, e la volontà di cedere la “patata bollente” ad altre coalizioni di partiti (presumibilmente la destra reazionaria di Meloni e Salvini). Non prima, però, di aver salvaguardato i profitti dei padroni e della grande borghesia con la pioggia di miliardi del PNRR da mettere al sicuro entro settembre.

Ci ritroviamo ora di fronte all’ennesimo teatrino elettorale borghese: una liturgia che serve solo a definire quali saranno le politiche di peggioramento delle condizioni di vita dei proletari e gli sfruttati, i quali, non a caso, si fanno stordire meno di un tempo dai mulinelli di chiacchiere delle kermesse elettorali e ad ogni tornata vanno ad ingrossare sempre più il bacino dell’astensione.

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Genova: l’ospedale S. Martino alza bandiera bianca per carenza di personale – SI Cobas Sanità

GENOVA: L’OSPEDALE S. MARTINO ALZA BANDIERA BIANCA! POCO PERSONALE E GLI INTERVENTI CHIRURGICI “MENO URGENTI”SARANNO RINVIATI DI TRE MESI!

E’ un fatto gravissimo, una vera Caporetto sanitaria che incide sulla qualità della vita di tutti quei cittadini che pagano le tasse e si aspettano, in ritorno, di essere curati dal Sistema Sanitario Nazionale.

Poiché siamo in campagna elettorale subito partono le accuse a Toti, che, in quanto Presidente della Giunta Regionale, è il più ovvio responsabile di questa Caporetto sanitaria. L’accusa più tagliente che gli viene rivolta è quella di incapacità, dalla quale il rubicondo Presidente si difende con la supercazzola del “tranquilli: stiamo solo riorganizzando, ottimizzando, ecc.”.

Al nostro sindacato di far campagne propagandistiche per tirare la volata a qualche “partito amico” importa zero: la carenza di personale la denunciamo da anni, senza preoccuparci del colore politico di questa o quella giunta. E sappiamo che non è per “incapacità” che non si assume: è una scelta! Una scelta politica trasversale, che riguarda tutta la Sanità pubblica italiana e tutti coloro che la governano!

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Un nostro testo sulla guerra in Ucraina, che sta arrivando lontano…

Segnaliamo che il nostro testo “Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell’internazionalismo” – l’intervento tenuto da Pietro Basso ad un’iniziativa contro la guerra organizzata da Hacking Labs e Ottolina Tv il 24 giugno a Lucca,

oltre ad essere stato ripreso in Italia dai siti del SI Cobas, “Sinistra in rete” e “Il pane e le rose”; e ad essere rilanciato da singoli compagni in Francia e in Gran Bretagna, è stato pubblicato su quattro siti sud-americani: A terra è redonda (in Brasile), Esquerda Diario e Herramienta (in Argentina), Correspondencia de prensa (in Uruguay) – e dal sito internazionalista Pasado y presente del marxismo revolucionario.

La cosa più interessante, per noi, è che abbia trovato ospitalità in luoghi che hanno orientamenti abituali spesso differenti dal nostro – il che ci fa constatare che la discussione intorno a questa guerra e alla fase storica che ha inaugurato, è aperta, e che in essa il punto di vista internazionalista può farsi valere.