Mazzieri FedEx liberi di manganellare gli operai a San Giuliano Milanese. E tutto tace!

Dai lavoratori del SI Cobas riceviamo questo video e la denuncia di quello che è successo anche questa notte a San Giuliano Milanese: mazzieri FedEx in azione, con i manganelli, contro gli operai in sciopero davanti al magazzino.

Succede da un anno. I mazzieri sono arruolati da SKP, la stessa impresa che per conto dello stato fa il servizio antipirateria sulle navi mercantili che transitano nelle acque del Corno d’Africa, e si vanta di puntare su “Guardie Particolari Giurate preparate con percorsi formativi e requisiti di base più selettivi rispetto agli standard del settore”. Forse la maggiore selettività è di tipo politico, perché tra i picchiatori sono presenti parecchi ultras dell’Inter appartenenti ai gruppi filo nazisti e vicini all’ndrangheta (alcuni aderiscono a una costola degli hammer skin chiamata Lealtà azione di Varese, lo stesso gruppo di cui faceva parte Daniele Belardinelli, l’ultras morto negli scontri con gli ultras napoletani un paio di anni fa). Il capo di SKP era il responsabile dei bodyguard di Berlusconi. In pratica, roba da servizi segreti. L’anno scorso, a luglio, il SI Cobas ha presentato (con l’avv. Losco) una querela alla procura di Lodi (competente per San Giuliano) denunciando le aggressioni subite nelle strade limitrofe al magazzino. La denuncia, manco a dirlo, non ha avuto alcun seguito, nonostante il deposito di tanto materiale di prova. In realtà, in tutte le occasioni questi mazzieri hanno agito non solo in piena libertà, ma coordinandosi con le forze di Polizia presenti.

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Un venerdì da leoni (SI Cobas)

Oggi pomeriggio eravamo già in procinto di pubblicare il resoconto dello sciopero nazionale della logistica e delle decine di iniziative di piazza che ci hanno visto al fianco delle altre categorie (riders, lavoratori della scuola, dello spettacolo, ecc.) promotrici di questa giornata di lotta.

Proprio in quegli istanti ci è giunta, inaspettata e in anticipo sui tempi canonici dei tribunali, la lietissima notizia della liberazione di Arafat e Carlo e della revoca degli obblighi di dimora e delle misure restrittive a carico dei lavoratori della FedEx di Piacenza e dei solidali che avevano preso parte agli scioperi di gennaio-febbraio.

Non avremmo potuto immaginare un esito migliore per questa giornata: il venir meno del castello accusatorio, del teorema repressivo sui fatti di Piacenza e del clima di caccia alle streghe che, ancora una volta, era stato architettato ad hoc contro l’intero SI Cobas, si è materializzato proprio nel momento in cui eravamo intenti nel massimo sforzo per contrastare quest’offensiva concentrica: da un lato respingere l’attacco repressivo, dall’altro proseguire nella lotta per il rinnovo del CCNL Trasporto merci e logistica e per fermare i piani padronali che, in tutte le categorie, usano oramai da un anno la crisi pandemica come alibi per scatenare una vera e propria guerra di classe contro le condizioni salariali e di vita dei proletari.

Una guerra di classe che nell’ultimo anno è giunta al punto di attentare alla vita stessa di milioni di lavoratori, mandati allo sbaraglio e contagiatisi nelle fabbriche e nei magazzini senza tutele e senza protezioni.

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Arafat e Carlo sono liberi!

CARLO E ARAFAT SONO LIBERI!!!

LA LOTTA PAGA, SEMPRE!!!

Mentre prosegue lo sciopero nazionale della logistica, ci è appena giunta notizia dai compagni di Piacenza che il Tribunale di Bologna ha appena revocato gli arresti domiciliari ad Arafat e Carlo!

A breve conosceremo i dettagli del provvedimento.

Per ora possiamo solo dire che ancora una volta il SI Cobas ha dimostrato sul campo che, con la lotta e il protagonismo operaio, è possibile battere ogni teorema repressivo e ogni manovra padronale.

Ringraziamo tutti i lavoratori che in queste due settimane si sono mobilitati e hanno scioperato contro questo attacco, e tutti i solidali che hanno sostenuto questa battaglia: una battaglia che non riguarda solo il SI Cobas, bensì milioni di lavoratori sfruttati e impoveriti dalla crisi, e a cui governo, padroni e sindacati collusi stanno tentando di negare il diritto di sciopero e la libertà di scelta sindacale.

Tutti liberi!!!

Bentornati compagni!!!!

SI Cobas

Solidarietà agli operai TNT-FedEx e al SI Cobas (Operai Stellantis, CUB, Adl e Sial-Cobas)

Presa di posizione della CUB nazionale.

Presa di posizione dell’ADL-Cobas e del Sial-Cobas

Il commento di un operaio SDA di Pavia

Buongiorno, compagni miei, questo messaggio ai compagni della Tnt portati in questura a Piacenza e’ stato inviato dal governo per intimidire i lavoratori sulle rivendicazioni per i loro legittimi diritti, ma tutti devono essere pronti a sostenere i nostri compagni se gli viene chiesto di farlo. Per quanto riguarda il treno della lotta, non si fermerà e noi continuiamo a salire numerosi sulle carrozze del SI Cobas!

Texprint Prato: mai più schiavi! Vogliamo 8×5 per tutti – SI Cobas

Va avanti da 38 giorni lo sciopero organizzato dal Si Cobas alla Texprint di Prato, stamperia inserita nel cuore del Macrolotto, dove si colloca il distretto tessile del territorio.

Da 10 giorni, poi, gli operai bloccano giorno e notte lo stabilimento.

Le ragioni che hanno dato il via allo sciopero sono i turni di lavoro massacranti, 12 ore al giorno per 7 giorni la settimana, negazione di ferie, malattie e tutti i più elementari diritti: insomma un controllo totale sulla intera vita dei lavoratori.

I contratti sono quasi tutti di finto apprendistato come garanzia di precarietà continua, sgravi fiscali, retributivi, contributivi.

Dopo gli scioperi vittoriosi portati avanti dai lavoratori e dal coordinamento provinciale SI Cobas di Firenze e Prato, alla tintoria Sunshine e alla Tintoria 2020, che hanno liberato i lavoratori dalla schiavitù, dal ricatto del lavoro nero e conquistato regolari contratti di lavoro a tempo indeterminato, ora la Texprint rappresenta la nuova trincea in cui si combatte una durissima vertenza contro lo sfruttamento nel settore dell’abbigliamento e della moda del pratese: una lotta che deve fare i conti con i torbidi intrecci tra imprenditoria e mafia.

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