Un sistema finanziario mondiale ultra-parassitario che beneficia di una totale protezione, di F. Chesnais

Questo testo di François Chesnais, che traduciamo da http://www.alencontre.org , illustra, con la nota competenza, il folle procedere di un’accumulazione finanziaria sempre più staccata dal processo reale di accumulazione. Mentre le previsioni sulla caduta del pil mondiale e dei singoli paesi si fanno sempre più pesanti, nel secondo trimestre dell’anno le borse hanno avuto un’avanzata travolgente: Wall Street è cresciuta del 30% (il record degli ultimi 23 anni), la borsa di Milano del 17% (il record degli ultimi 17 anni). Le banche centrali sono finora riuscite ad evitare l’esplosione di una crisi finanziaria che moltiplicherebbe l’impatto dell’acuta crisi produttiva innescata dalla crisi sanitaria, ma perfino i massimi funzionari del FMI debbono ammettere che stanno crescendo a dismisura il sistema bancario ombra e i movimenti speculativiin una spirale di contraddizioni sempre più difficili da governare, anche perché i movimenti erratici di questi mega-capitali speculativi sono sempre più affidati a sistemi automatici, robotizzati, regolati sulla ricerca spasmodica di micro-profitti immediati. [Anche se è ben chiaro che questa folle spirale sempre più fuori controllo cerca di trovare, e può trovare, un po’ di “pace” e di “normalità” solo nella feroce intensificazione del suo comando sul lavoro vivo e del suo dominio sulle forze della natura.]

Un altro importante aspetto richiamato da Chesnais è l’imponente fuga di capitali in atto dai paesi dominati e controllati del Sud del mondo che sta generando o incubando – in particolare in Sud America e in Medio Oriente – crisi sociali esplosive (una per tutte, il Libano). Aspetti già noti e aspetti del tutto inediti (per esempio la tendenza semi-secolare al ribasso dei tassi di interesse) si intrecciano in questa che si presenta sempre più come un’epocale crisi di sistema che investe, più in profondità di quella del 2008, l’intera economia mondiale, l’intero sistema sociale capitalistico.

Molto interessante è anche il richiamo all’impegno del FMI e di altri network finanziari nell’incentivare il passaggio al “green capitalism”, che tutto è, e sarebbe, fuori che un’alternativa “sostenibile” al brutale saccheggio della natura e del lavoro proprio del capitalismo del fossile – e ci mette di fronte alla necessità di demolire criticamente e lottare nel concreto questa ed altre false soluzioni alla crisi del modo di produzione e della civiltà del capitale. Non ci salveranno nuovi modelli capitalistici di sviluppo, ci salverà solo la rivoluzione sociale. Pazienza se abbiamo davanti montagne da scalare.

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In Europa, nel corso della pandemia, il sistema finanziario ha ricevuto scarsa attenzione da parte dei media. Solo a fine febbraio/inizio marzo il brusco calo dei mercati azionari ha conquistato la prima pagina di giornali e trasmissioni televisive. In effetti, tra il 20 febbraio e il 9 marzo, abbiamo visto un crollo dei prezzi tra il 23% e il 30%, a seconda delle piazze finanziarie. Ora sappiamo che questo è accaduto grazie all’intervento della FED (la banca centrale degli Stati Uniti). Oggi il supporto fornito agli investitori finanziari non si sta indebolendo. Il 12 giugno la FED ha ridotto i tassi di interesse chiave sui suoi prestiti allo 0% e ha annunciato l’acquisto illimitato di buoni del tesoro [1]. In scia, il 18 giugno la BCE ha annunciato che stava facendo prestiti alle banche dell’area euro per un’ammontare di 1.310 miliardi di euro ad un tasso del -1%. Ad aprile 2019 ho concluso un articolo per A l’Encontre in questo modo: “La questione politica che può sorgere in uno o più paesi europei a seconda delle circostanze è un nuovo salvataggio delle banche da parte dello Stato, con la classica socializzazione delle perdite a spese dei salariati e delle salariate” [2].

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