Il legame tra cancro e ambiente negli studi di epigenetica. Un’intervista a Ernesto Burgio (con aggiunte segnalazioni dei lettori su Terra dei fuochi e Pfas)

Reducing air pollutants bigger benefit than curing breast cancer -  cybermednews.eu

Pubblichiamo qui sotto un breve, incisivo intervento di Ernesto Burgio, fatto a presentazione di un convegno dedicato agli studi di epigenetica in relazione al cancro.

Gli studi di epigenetica, recenti e in rapida crescita, riguardano, per usare una metafora, gli spartiti cangianti secondo cui viene interpretata in un modo o nell’altro la musica potenzialmente racchiusa, a livello strutturale, nel nostro patrimonio genetico. In questo intervento, Burgio sottolinea come l’interpretazione del cancro alla luce dell’epigenetica, come adattamento fuori controllo dello spartito alle stimolazioni ambientali, chiami in causa con rinnovata forza il nesso tra il fenomeno del tumore, il male del XX secolo, con tutto il suo incremento, specie tra i bambini, e appunto l’ambiente, ovvero la società del capitalismo; si parla, per esempio, di inquinamento atmosferico e delle acque, di circolazione di sostanze nocive nelle catene alimentari, etc.

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La medicina del territorio e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, di Visconte Grisi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Visconte Grisi sul ruolo subordinato, se non proprio marginale, che il PNRR del governo Draghi assegna alla spesa sanitaria, e in essa al ruolo ancor più marginale della medicina del territoriogià per quello che riguarda i termini quantitativi (l’entità della spesa prevista). In realtà tutto il PNRR, in perfetta coerenza con le direttive dell’UE racchiuse nelle 528 condizioni (o condizionalità), prevede una molteplicità di “riforme” che vanno sistematicamente nella direzione di spianare il terreno alla furiosa ricerca del profitto, ponendo i bisogni sociali dei proletari (incluso il bisogno di salute) e la spesa sociale tra le “cose” sacrificabili.

Rispetto al disastro della medicina del territorio, di cui abbiamo parlato più volte, il P.N.R.R. non promette nulla di buono. Per cominciare dall’aspetto quantitativo, la sanità pubblica rimane l’ultima voce del Piano, che prevede un finanziamento totale per la sanità di 20,23 miliardi, un misero 8% del totale, quantificabile in circa 250 miliardi.

Ciò è tanto più preoccupante se consideriamo che il Documento di Economia e Finanza (DEF) per il 2021, approvato il 22/4 dai due rami del Parlamento, conferma i tagli alla Sanità Pubblica per il triennio 2022-2024 per un totale di circa 7 miliardi, oltre ad aprire la strada a una legge per attuare l’autonomia regionale differenziata. Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e il PIL decresce e si attesta, alla fine dell’arco temporale considerato, ad un livello pari al 6,3%, quando nel 2021 è il 7,3% – livello che ha raggiunto dopo decenni di tagli di spesa e di strutture.

Inoltre, dei 20,23 miliardi previsti la maggior parte, cioè 11,23 miliardi saranno destinati all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero con l’acquisto di strumentazioni e tecnologie all’avanguardia per gli ospedali e una loro digitalizzazione, per arrivare a sostituire tutto il parco delle grandi apparecchiature sanitarie con più di 5 anni, per aumentare i posti letto di terapia intensiva e ammodernare i Pronto Soccorso (4,05 miliardi). Inoltre è previsto l’adeguamento antisismico degli ospedali (1,64 miliardi) e il rafforzamento degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati, cioè il Fascicolo Sanitario Elettronico e la telemedicina (1,67 miliardi). Una parte minore degli 11,23 miliardi, cioè 3,87 mld, sono destinati alla ricerca e alla formazione del personale.

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Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie. Intervista a R. Wallace

Sabato 17 aprile (con apertura alle 9.30) l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui una sua intervista (pubblicata in questo blog il 16 marzo scorso), nella quale punta il dito, con la grande competenza che gli è propria, sul ruolo centrale svolto dall’agrindustria nella produzione e nella diffusione dei virus – senza che questo voglia significare farne l’alfa e l’omega della scienza biologica e (tanto meno) sociale in questa questione, o fare nostre alcune sue vere e proprie ingenuità in materia politica.

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Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

Versione scaricabile in formato .pdf

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Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

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Il Covid-19 e le spire del capitale, di Rob Wallace e altri

Sabato 17 aprile l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui un saggio di Wallace e altri (pubblicato in questo blog il 9 aprile scorso), che riassume i temi svolti in profondità nei due libri – senza che questo voglia significare, come ha frainteso qualche nostro lettore, farne l’alfa e l’omega della materia.

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Traduciamo dal sito della Monthly Review un saggio di Rob Wallace, Alex Liebman, Luis Fernando Chaves e Rodrick Wallace, un’anticipazione dal numero di maggio della rivista. Può suonare accademico l’approccio degli autori alle questioni macro- economiche e politiche, e si avverte l’assenza di un riferimento politicamente concreto alla classe che deve vivere del proprio lavoro, in tutta la complessità sociale, di genere, e “razziale” che ne definisce l’oppressione, materiale e simbolica, nella società contemporanea. Solo un concreto riferimento alla classe può infatti sostanziare le proposte di lotta degli autori. Ma la profondità della loro analisi, che rompe i confini disciplinari mostrando l’intreccio tra il ‘naturale’ e il ‘sociale’ nella genesi delle epidemie moderne, ed il repertorio di proposte che ne conseguono – proposte che rimandano alla necessità della rivoluzione sociale anti-capitalista – ne fanno un saggio di grande spessore.

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Fonte: Monthly Review, 1 aprile 2020
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Il calcolo

Il Covid-19, la malattia causata dal coronavirus Sars-CoV-2, la seconda sindrome respiratoria acuta grave dal 2002, è ora ufficialmente una pandemia. Da fine di marzo le popolazioni di intere città sono chiuse in casa e uno ad uno gli ospedali vanno in fibrillazione congestionandosi per l’impennata dei ricoveri.

Al momento la Cina respira meglio, dopo che all’iniziale scoppio è seguita una contrazione (1). Lo stesso vale per la Corea del Sud e Singapore. L’Europa, in particolare Italia e Spagna, ma sempre più anche altri paesi, si piega già sotto il peso dei morti, sebbene si sia solo agli inizi dell’epidemia. America Latina e Africa iniziano solo ora ad accumulare casi; alcuni paesi si stanno preparando meglio di altri. Negli Stati Uniti – un punto di riferimento, anche se solo perché si tratta del paese più ricco nella storia mondiale – il prossimo futuro si presenta nero. Si prevede che il picco non verrà raggiunto prima di maggio, e già gli operatori sanitari e i visitatori degli ospedali fanno a cazzotti per accedere alle scorte in esaurimento di dispositivi di protezione individuale (2). Gli infermieri, a cui i Centri per il controllo e la protezione dalle malattie (CDC) hanno raccomandato – la cosa è allucinante– di usare bandane e sciarpe come mascherine, hanno già dichiarato che “il sistema è condannato” (3).

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La salute non è una merce! Per una sanità universale e gratuita per tutti – Patto d’azione anticapitalista Milano

Il Patto d’Azione aderisce e partecipa alla giornata di mobilitazione indetta dalla Rete dei Comitati per la Salute e ai presidi organizzati nel giorno di sabato 20 febbraio.
Gli operai della logistica sono stati fra i primi a scendere in sciopero durante il primo lockdown nel mese di marzo dell’anno scorso e gli scioperi che si sono succeduti in diversi stabilimenti hanno chiarito che “gli operai non ci stanno a morire per il profitto”, costringendo il governo a emanare una serie di misure, comunque insufficienti e peraltro non applicate nella maggioranza
delle fabbriche e dei magazzini.
Da più di trenta anni ormai, per volontà dei vari governi, la salute e la malattia sono diventate in tutta Italia fonte di ingenti profitti per i capitalisti che operano nel settore, per le grandi multinazionali del farmaco, per i produttori di apparecchi medicali, per i gruppi privati come il Gruppo San Donato, Humanitas, Multimedica, ecc. che si arricchiscono con i finanziamenti pubblici. Tutto è cominciato con la trasformazione delle ASL e degli Enti Ospedalieri in Aziende che, in quanto tali, dovevano ricavare un profitto per poter giustificare la loro esistenza in cambio delle prestazioni fornite.

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