Mancata prevenzione della pandemia, sopralavoro degli ospedalieri, vaccini (SI Cobas sanità, Genova)

La scienza è un prodotto di tutta l’umanità!

La proprietà dei mezzi di produzione ne limita le applicazioni!

Oltre alle misure di ordine generale, a tutela degli operatori sanitari e di tutto il personale del circuito socio-sanitario, occorrerebbe specificare quale tipo di attività sanitaria vede gli operatori esposti a germi e virus patogeni, in misura tipica e precipua, rispetto ad altre attività professionali.

Negli istituti di ricerca virale si distinguono infatti fino a 4 livelli di sicurezza, che prevedono misure di profilassi elevate e ripetute. L’ambito ospedaliero e sanitario in generale, trovandosi in mezzo a microorganismi patogeni in tutto simili, dovrebbe prevedere conseguentemente misure specifiche e non generiche. La prevenzione generale è del tutto mancata nella prima fase di pandemia e solo parzialmente o in ritardo si sta attuando nella seconda ondata.

La mortalità che ha colpito gli operatori della sanità è una conseguenza drammatica dell’impatto del corona virus sui lavoratori ed anche un indicatore dell’inadeguatezza dell’azione preventiva messa in campo sinora.

Gli operatori della sanità e di tutte le attività correlate alla salute sono la prima linea (posizionamento fin troppo enfatizzato ed eroicizzato) del contrasto all’epidemia e ciò richiede tutele straordinarie e non semplici misure di carattere generale.

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Pandemia e medicina del territorio, di Visconte Grisi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo testo del compagno Visconte Grisi, che nasce anche dalla sua lunga esperienza di medico di base e medico scolastico. Tra i suoi molti spunti che andrebbero ripresi e discussi a fondo, ne sottolineiamo in particolare due, sui quali già ci siamo espressi e su cui non sarà mai inutile ritornare: 1) lo smantellamento pressoché completo delle attività strutturate di medicina preventiva e di medicina del territorio va considerato un vero e proprio crimine sociale compiuto dalla classe dominante, in combutta tra la sua componente economica e quella politica – complici il sistema universitario e il baraccone massmediatico che l’hanno messa in pratica e difesa; 2) un’inversione di tendenza è possibile soltanto se i lavoratori e le lavoratrici riprenderanno con determinazione nelle proprie mani la difesa della propria salute ispirandosi alle importanti tradizioni di lotta del passato – tradizioni che invitiamo i più giovani a studiare, perché c’è tanto da imparare.

Consultorio familiare di Ladispoli, un bene comune - OrticaWeb

La diffusione della pandemia di Covid-19 ha messo in luce, nel nostro come in altri paesi, le carenze disastrose di una medicina pubblica sottoposta da decenni a tagli nei finanziamenti e a processi sempre più accelerati di privatizzazione.

In questo intervento vogliamo mettere però in evidenza i danni clamorosi provocati dallo smantellamento, ormai quasi completo, operato nei confronti della medicina del territorio. Intendiamo con questo termine riferirci alla rete di distretti sanitari di quartiere, agli ambulatori di medicina generale, alla medicina scolastica, ai centri vaccinali, ai consultori familiari, vale a dire a quella rete di presidi sanitari territoriali che esistevano fin dai tempi delle mutue e che, dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978 in poi, sono stati progressivamente smantellati quasi del tutto. Questa rete, per quanto imperfetta, consentiva almeno di tenere sotto controllo epidemiologico le malattie infettive presenti sul territorio e di intervenire al domicilio dei pazienti in caso di necessità.

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Il crack dell’Amerika (I)

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La nostra America, l’altra America, l’America dei proletari e delle proletarie di tutti i colori, è in rivolta. Mentre in 25 città degli Stati Uniti è stato necessario dichiarare il coprifuoco per cercare di stroncare le proteste di massa contro l’omicidio di George Floyd ad opera della locale polizia; mentre Trump è costretto a mobilitare l’esercito, non bastando a mantenere l’ordine la guardia nazionale; è sotto gli occhi del mondo intero che in Amerika il razzismo di stato e la violenza di stato contro gli afro-americani  sono tutt’ora una realtà permanente. La pentola a pressione statunitense rischia di scoppiare, scrivono sconcertati e intimoriti gli osservatori del palazzo.

Ma non si tratta solo della “questione razziale”. Gli Stati Uniti che hanno tuttora la pretesa di dettare legge in tutto il globo e, tramite Musk, perfino su Marte, sono oggi il paese che ha il massimo numero di morti da Covid-19 (più di 100.000) e il tasso di disoccupazione più alto in Occidente per effetto della crisi con 40 milioni di disoccupati. Sebbene qualche attardato continui a dipingerli alla stregua degli dei onnipotenti (addirittura capaci di far muovere a comando i movimenti di massa, specie se medio-orientali), gli Stati Uniti non hanno mai avuto nel mondo un indice di gradimento così basso, un’incapacità così profonda di essere quella “guida delle nazioni” (capitalistiche) che sono stati per quasi un secolo. E non è una banale questione di singoli: di Trump tanto per capirci. Trump è stato ed è il nome individuale di una crisi profonda degli Stati Uniti, del capitalismo statunitense, di una spaccatura profonda della sua società, un effetto e non certo la causa di tutto, come nella stucchevole narrazione degli Obama-boys.

Su questa crisi, che è un segno primario di una crisi per davvero storica del capitalismo globale, e apre (o spalanca?) le porte alla crescita dell’influenza del capitalismo cinese nel mondo, come anche ad una storica resa dei conti universale con il sistema capitalistico, avremo modo di venire con una riflessione di ordine assai più ampio. Qui ci limitiamo a dare uno sguardo alla situazione economico-sociale che sottosta all’ebollizione di questi giorni e di queste ore, servendoci di un aiuto inaspettato, il libro da poco uscito di un giornalista del Corriere della sera.

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Il disastro del sistema sanitario lombardo pubblico e privato. Intervista a V. Agnoletto

Riprendiamo da Officina Primo Maggio (www.infoaut.org) un’intervista, veramente interessante e istruttiva, al medico del lavoro Vittorio Agnoletto, nella quale viene analizzato con estrema precisione e competenza il modo in cui si è mosso il sistema sanitario della Lombardia, pubblico e privato insieme, davanti all’arrivo dell’epidemia da Covid-19. Abbiamo affrontato sul nostro blog, tra i pochi, il tema fondamentale della medicina di stato e di mercato, e dell’impossibilità che essa attui la prevenzione primaria. Questo testo conferma in pieno quanto abbiamo sostenuto mostrando anche quanto fuorviante sia la distinzione tra il privato ed un “pubblico” sempre più imbevuto della stessa logica, iper-capitalistica diciamo noi, del privato. Ciò che ad Agnoletto appare come una catena di errori, follie, assurdità, a noi appare, per l’essenziale, come un portato inevitabile della logica di fondo su cui è tarato non solo il sistema sanitario (in Lombardia e fuori), ma l’intero sistema dei rapporti sociali capitalistici. C’è del metodo in quella follìa: e qui risulta evidente la diversità tra le prospettive ideologico-politiche. Ciò detto, aggiungiamo: nonostante ciò, sono più utili per la nostra lotta testi di questo tipo rispetto a scritti dei quali, se togli un po’ di formule ideologiche, non rimane altro che un po’ di fuffa.

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Le tre C, di Esse

Capitalism, the State Religion - CounterPunch.org

Le tre parole che cominciano per C ci permettono di capire un po’ meglio il mondo in cui viviamo.

La politica istituzionale dovrebbe cercare di garantire che funzionino solo le strutture produttive necessarie alla vita. Ed è lì che si apre uno scenario inedito e pressoché infinito: cosa è necessario alla vita? La politica istituzionale dei paesi capitalisti, non si è mai posta questo problema.

Capitalismo

E’ il sistema economico in cui viviamo. Non è sempre esistito ed è ora che cessi di esistere, perché sta diventando troppo chiaro a tutta la popolazione un fatto molto semplice: questo sistema economico si basa su un principio che non soddisfa le necessità umane.

Utilizziamo la tecnica dei bambini per orientarci: chiediamoci un poco di perché. Perché se smettono di funzionare le fabbriche che non sono indispensabili alla vita, smette di funzionare tutto? La prima risposta può essere: perché le persone che lavorano smettono di guadagnare i soldi per poter comprare le cose che servono per vivere. Sì, ma perché? Ci stiamo rendendo conto che non abbiamo bisogno di produrre armi, di macchine ne abbiamo a sufficienza, di vestiti ne abbiamo fin troppi in tantissimi, le scarpe mancano a pochissimi, tanti di noi scoprono di avere troppi libri mai letti, abbiamo abbastanza orologi, abbastanza telefonini, abbastanza piastrelle, abbastanza case, di cui tante vuote, ma i lavori necessari a mantenerci in sicurezza non vengono fatti ed i ponti crollano. Perché i ponti crollano? Perché se io fossi il proprietario di una autostrada e guadagnassi i soldi con quello che mi danno ai caselli, cercherei di risparmiare sulla manutenzione, perché la manutenzione mi fa spendere buona parte dei soldi che ricavo facendo passare gli autoveicoli sulle mie strade. Continua a leggere Le tre C, di Esse