TNT licenzia gli operai e ingaggia i gorilla contro lo sciopero (SI Cobas, Patto d’azione anti-capitalista)

Nella vertenza contro il licenziamento dei lavoratori interinali che lavoravano da anni nell’impianto TNT di Peschiera Borromeo, ieri giovedì 9 luglio in Prefettura la FedEx/TNT aveva fatto un’offerta che non poteva non essere rifiutata dai lavoratori e dal SI Cobas: 15 assunzioni dal … 1 gennaio 2021 (quando un qualsiasi pretesto collegato alla crisi potrà
annullare l’offerta). E l’esclusione dai 15 della maggioranza di lavoratori a cui hanno mandato contestazioni disciplinari, in gran parte fasulle, fatte nel periodo costellato da scioperi.

Il SI COBAS ha contro-proposto le assunzioni a settembre, e il criterio da stabilire era in base all’anzianità; la FedEx ha risposto picche… e si era preparata per l’inevitabile sciopero della sera: spostando buona parte delle lavorazioni da Peschiera, dove c’è un’importante presenza
del Si Cobas, a San Giuliano, dove i lavoratori, in buona parte precari, non sono sindacalizzati, e assoldando una quarantina di vigilantes, la sua polizia privata, per aggredire il picchetto di sciopero.

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Covid-19: fermiamo subito tutti i call center! Un appello internazionale

Abbiamo tradotto dal sito www.alencontre.org la presa di posizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center aderenti alla Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta. La riteniamo molto significativa perché, a nostra conoscenza, si tratta della prima iniziativa che vede lavoratrici e lavoratori di diversi paesi unirsi per avanzare insieme la stessa rivendicazione: chiudere immediatamente tutti i call center, salvo l’attività dedicata specificamente all’azione contro il Covid-19 – una dimensione internazionale e internazionalista della massima importanza in questa crisi globale. Molto significativo è anche il fatto che questa prima iniziativa sindacale internazionale provenga da un settore nel quale è forte la presenza femminile.

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Gli incidenti continuano ad accumularsi poiché la vicinanza e le condizioni di lavoro sono un terreno estremamente favorevole per la diffusione del virus. Ogni giorno i centri annunciano infezioni, a volte anche a dozzine, e chiudono … per riaprire poche ore o pochi giorni dopo.

Le nostre organizzazioni, membri della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta, sulla base delle notizie che riceviamo dai compagni che lavorano nei call center, denunciano che in questi servizi la salute dei lavoratori non è protetta. In diversi paesi i nostri militanti hanno avanzato proposte per non mettere in pericolo la vita dei lavoratori dei call center. In molti casi, i capi rifiutano e arrivano persino a chiedere l’intervento delle forze della repressione statale per costringerci a lavorare!

Perché sia un’assoluta necessità far andare a lavorare e obbligare a muoversi decine di migliaia di lavoratori in tutto il mondo per questo tipo di attività, è un enigma. Ciò è in totale contraddizione con la limitazione delle interazioni umane raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalla maggior parte dei governi. Alcune compagnie offrono il telelavoro, ma nonostante l’emergenza, questa possibilità resta poco sviluppata. I principali appaltatori, alcuni con capitale pubblico, si rifiutano di crearlo. Inoltre, il telelavoro non è praticabile in diverse regioni del mondo: conseguenze del sottosviluppo e del colonialismo! Continua a leggere Covid-19: fermiamo subito tutti i call center! Un appello internazionale

Io non ci sto! Lettera di un’infermiera su Corona virus e distruzione della sanità pubblica

Pubblichiamo di seguito la lettera di un’infermiera che lavora in un ospedale della Toscana, dove alcuni reparti sono stati riconvertiti per l’emergenza corona virus, anche per alleggerire la pressione sugli ospedali lombardi. Questa lettera racchiude tutta la tensione e la rabbia di questi momenti da una parte, ma anche la consapevolezza dello scempio operato negli ultimi vent’anni e più sul sistema sanitario pubblico.

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Sono già diversi giorni che ho in testa l’idea di scrivere questa lettera, un’idea maturata perché l’emergenza coronavirus ha scoperto ogni nervo di un sistema che, se ancora oggi è in grado di dare una risposta, lo deve solo all’abnegazione del personale sanitario. Il sistema sanitario è un sistema complesso, se prendiamo a esempio l’ospedale, perché funzioni ha bisogno oltre che di medici, infermieri e OSS, anche delle lavoratrici e dei lavoratori delle pulizie, delle mense, delle lavanderie, dei centralini, degli amministrativi, dei tecnici, dei laboratori, dei lavoratori della logistica, del trasporto, etc.; insomma, di tutto un complesso di figure che fanno sì che quando un paziente arriva possa ricevere la giusta risposta sanitaria. Invece cosa è successo in questi anni? I piccoli ospedali sono stati chiusi, i letti ridotti, le mense, le cucine, le sterilizzazioni esternalizzate, i laboratori analisi accorpati, i medici costretti alle dimissioni precoci. Il personale sanitario si è trovato stretto fra le decisioni dei vertici aziendali e i bisogni dell’utenza.

Io non ci sto ad essere trasformata in un angelo, quando fino a ieri e proprio grazie a quelle scelte, oggi ci troviamo nella così detta “merda” di fronte all’emergenza coronavirus. Per anni si e lavorato sistematicamente per distruggere la sanità pubblica, privatizzando, chiudendo ospedali, diminuendo posti letto, dirottando il pubblico verso il privato.

Decisioni che tagliando i servizi e distruggendo quasi il territorio hanno reso difficili e in molti casi inaccessibili le cure a chi ne ha bisogno. Continua a leggere Io non ci sto! Lettera di un’infermiera su Corona virus e distruzione della sanità pubblica

Boicotta Italpizza! Solidarietà ai lavoratori in lotta!

Dal novembre 2018 è in corso a Modena una vera e propria battaglia tra il colosso delle pizze surgelate Italpizza e i lavoratori.

Tutto è cominciato con un piccolo gruppo di donne-coraggio, per lo più lavoratrici immigrate. Queste donne si sono iscritte al sindacato SI.Cobas per chiedere all’azienda di essere pagate con il contratto degli alimentaristi, visto che invece venivano, e vengono tuttora, pagate con il contratto delle pulizie. Hanno poi chiesto di non avere più turni massacranti, turni anche di 16 ore, e di poter stare a casa la domenica e nelle feste. Hanno cioè chiesto di poter avere una vita fuori dal luogo di lavoro.

A queste rivendicazioni, sacrosante, Italpizza ha risposto con trasferimenti punitivi, licenziamenti, minacce e rappresaglie: le lavoratrici, che erano addette all’impasto e alla farcitura, sono state comandate a pulire i cessi degli uomini; sono state derise dai caporali; sono state obbligate a lavare vetri a 15 metri di altezza su una scala pericolosa. A un delegato del SI.Cobas è stata bruciata la macchina, un avvertimento dato dall’azienda in perfetto stile mafioso. Come se questo non bastasse, a sostegno dell’azienda sono intervenute prefettura e questura con violente e sistematiche cariche della polizia contro i picchetti; hanno fatto contusi, feriti, intossicati, con denunce e arresti di lavoratori e di giovani che hanno portato solidarità.

Perché tanto accanimento? Forse perché il SI.Cobas è un sindacato che si oppone e resiste alle pretese padronali? Ma nonostante tutto, la lotta continua contro una situazione di super-sfruttamento e dispotismo padronale intollerabile. Continua a leggere Boicotta Italpizza! Solidarietà ai lavoratori in lotta!

Dai “Gilets Jaunes” rivoluzionari: un appello urgente alla solidarietà internazionale

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Ricevuamo e pubblichiamo volentieri un appello alla solidarietà attiva di alcuni “rivoluzionari” del movimento dei Jilets Jaunes, rilanciato con una breve introduzione dal  Nucleo Comunista Internazionalista

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Riceviamo e ritrasmettiamo a tutti il seguente appello (qui in calce, in diverse lingue anche in italiano) lanciato dai compagni francesi che da due mesi hanno accettato la sfida, in condizioni generali obiettive di partenza sfavorevolissime, e stanno lottando al fianco della rivolta sociale dei gilet gialli contro il capitalismo francese. Contro il suo stato, il suo governo, le sue polizie. Il prezzo pagato è già alto. Soprattutto per chi, come questi compagni, “non ha santi in paradiso”; per chi è fuori dai giochi, dagli intrallazzi e dai condizionamenti magari sotterranei con i poteri istituzionali borghesi.

Molti compagni, molti proletari sono detenuti prigionieri nelle carceri dello Stato democratico francese in attesa che…”giustizia si compia”.

E’ necessaria la solidarietà di classe, politica e materiale, verso questi anonimi lottatori appartenenti alla nostra classe! Continua a leggere Dai “Gilets Jaunes” rivoluzionari: un appello urgente alla solidarietà internazionale