La falsa sfida. Lega&Cinquestelle VS Europa …

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E la vera sfida da lanciare al governo, all’Ue e ai “mercati”

Ci siamo: la Commissione europea boccia la finanziaria del governo Salvini/Di Maio e i due demagoghi a pettinfuori (o quasi) giurano: non retrocediamo di un millimetro. Su tutto possiamo transigere, sulla difesa dei poveri e dei pensionandi no. Prima i proletari! Salvini-Di Maio/Lega-Cinquestelle in armi contro la perfida UE, dunque. Avanti fino in fondo, sia quel che sia. E boia chi molla.

Che c’è di vero in questa sceneggiata meneghino/napoletana?

Per l’essenziale, nulla.

Perché:

  1. Il Fiscal Compact, il patto strangolatorio inserito in Costituzione che impone il pareggio di bilancio e il dimezzamento del debito di stato, non viene in alcun modo messo in discussione. Anzi non viene neppure nominato;
  2. Perché il Def (Documento di economia e finanza) del governo in carica garantisce per i prossimi anni l’avanzo primario; garantisce cioè, al pari dei precedenti governi, che lo stato spenderà meno di quanto incasserà. E lo farà per tutelare al meglio i suoi grandi creditori-piranha (quest’anno incassano 62 miliardi di interessi), cioè proprio i famigerati mercati e/o investitori, quelli di cui i “nemici” Juncker e Moscovici sono portaborse e portavoce;
  3. Perché lo stesso Def “sovranista” prevede, esattamente come impongono le regole europee, la riduzione progressiva del deficit annuale: 2,4% nel 2019, 2,1% nel 2020, 1,8% nel 2021. Con tanto di rassicurazioni da parte dei suddetti guerrieri di cartapesta che l’obiettivo è comunque quello di ridurre l’indebitamento statale nell’arco del triennio (da non dimenticare che i 5S si sono impegnati ad abbatterlo dal 130% al 90% del pil in due legislature, con tagli da 800 miliardi di euro);
  4. Perché nel Def è stata inserita una clausola di salvaguardia, che obbliga il governo a intervenire nel corso del 2019 se, com’è certo, non saranno rispettate le previsioni fatte e il deficit crescerà più del previsto. Ad intervenire con una manovra correttiva composta di nuove tasse (ad esempio l’aumento dell’Iva caro a Tria, e solo rinviato) e nuovi tagli al welfare (Libero del 15 novembre ipotizza addirittura un’altra “riforma” pensionistica più dura della odiosa Fornero);
  5. Perché si mette in cantiere una nuova megasvendita dei beni immobili di proprietà statale per l’ammontare di 18 miliardi di euro – la cifra è esagerata, l’intenzione però è reale. Ancora privatizzazioni, quindi, come impongono le direttive europee agli stati più indebitati. In ballo ci sono, oltre migliaia di immobili, terreni, spiagge, anche quote di Cdp, Poste, Ferrovie, Finmeccanica-Leonardo, Rai, Poligrafico, etc. In ogni caso, nuovi lucrosissimi affari in vista per i fondi di investimento, le banche e i grossi capitali esteri (a proposito di “sovranità”…) ed interni;
  6. Perché sulla scia dei vari Letta, Renzi e Gentiloni, che ottennero una flessibilità di 40 miliardi, anche gli attuali governanti pregano l’UE di considerare fuori deficit i 3,5 miliardi per gli interventi legati alle calamità naturali;
  7. Perché contestualmente al varo del Def, il governo lega-stellato annuncia, con il suo socio di maggioranza Salvini, che tutte le “grandi opere” infrastrutturali messe in cantiere dai precedenti governi d’accordo con l’Europa, si faranno, e che si faranno anche una caterva di inceneritori: altri affaroni per le mega-imprese italiane ed estere, e per la criminalità organizzata (l’ha detto Di Maio, e una volta tanto gli è scappato di dire il vero).

Il “modello di società” legastellato

Insomma, il Def e il governo Lega-Cinquestelle non rompono affatto con la logica del neo-liberismo a cui è ferreamente legata l’UE; tanto meno rompono con i meccanismi di funzionamento fondamentali della società capitalistica di cui la Commissione di Bruxelles è il presidio istituzionale – a cominciare dallo sfruttamento intensivo e dalla precarizzazione della forza-lavoro. La loro “sfida” si riduce a qualche modesta misura di provvisorio tampone del malessere sociale prodotto da decenni di politiche di sacrifici imposti ai lavoratori; misura pagata – lo vedremo – dalla classe lavoratrice nel suo insieme. Continua a leggere La falsa sfida. Lega&Cinquestelle VS Europa …

Il 27 ottobre, manifestazione a Roma contro il governo Lega-Cinquestelle, senza se e senza ma

Alla prospettiva dei “sovranisti” di destra e di sinistra,  che è catastrofica per i lavoratori di tutto il mondo, contrapponiamo il fronte unico proletario anti-capitalista, internazionale e internazionalista!

Dalla sua nascita fino ad oggi, il governo Lega-Cinquestelle gode di un largo consenso popolare. Ha saputo accreditarsi come un governo che sa affrontare a muso duro i “poteri forti”, anzitutto l’UE. Un governo che comincia finalmente a restituire ai lavoratori qualcosa di ciò che è stato loro rapinato in trenta e più anni di “austerità neo-liberista” targata centro-destra e centro-sinistra. La decisione di “tirare dritto” dopo che Bruxelles ha bocciato la finanziaria per il 2019 rafforza questa immagine. La rafforza anche tra le organizzazioni politiche e sindacali della sinistra non (ancora) parlamentare, per le quali il governo Salvini-Di Maio sarebbe addirittura un governo “progressista” da sostenere nel suo conflitto con i suddetti “poteri forti”, o rispetto al quale restare neutrali.

Si tratta di un colossale abbaglio, se ci riferiamo ai lavoratori comuni, di una canagliata, se ci si riferisce a ex-militanti di sinistra. Continua a leggere Il 27 ottobre, manifestazione a Roma contro il governo Lega-Cinquestelle, senza se e senza ma

L’assemblea antirazzista internazionalista del 23 settembre a Bologna: un punto di svolta

È il caso di dire qualcosa, molto in breve, sull’assemblea antirazzista internazionalista convocata a Bologna domenica scorsa dal SI Cobas, perché può essere un punto di svolta, l’inizio di un vero movimento di lotta presente sull’intero territorio nazionale, proiettato internazionalmente, contro la politica del governo Lega-Cinquestelle di aggressione agli emigranti e agli immigrati – quindi alla intera classe lavoratrice, essendo la sorte dei proletari autoctoni indivisibile da quella degli immigrati. Continua a leggere L’assemblea antirazzista internazionalista del 23 settembre a Bologna: un punto di svolta

Che fine ha fatto la “questione catalana”?

Oltre la Brexit, e il crescente caos che sta producendo nel Regno Unito, senza ovviamente che i lavoratori ne traggano il minimissimo beneficio, un altro tema è pressoché scomparso dai siti “sovranisti” di sinistra, ed è la questione catalana. E anche in questo caso, ci sono ottime ragioni perché coloro che vollero caricare l’opzione indipendentista di significati progressisti, antifascisti, anticapitalisti o addirittura socialisti, per non dire rivoluzionari, stiano in rigoroso silenzio. Infatti a quasi un anno dal referendum, alla confusione dominante a Madrid dove è nato un governo di minoranza in sostituzione del defunto governo Rajoy, fa da corrispettivo altrettanta confusione dentro il Junts per Cat, il partito di Puigdemont, dove si fronteggiano gli indipendentisti a tutti i costi e coloro che pensano invece a soluzioni di compromesso (per lo stesso Puigdemont l’indipendenza “non è l’unica soluzione”) con Madrid e il nuovo, fragilissimo premier Sanchez, già sconfitto sulla legge di bilancio (redatta in sostanziale continuità con la politica anti-operaia di Rajoy). In tanta impressionante confusione, la sola cosa certa è che alla guida delle istituzioni catalane si è insediato Joachim Torra, esponente della componente più conservatrice e razzista dell’indipendentismo, colui che è arrivato a definire i castellanohablantes – quelli che parlano spagnolo – “bestie in forma umana”; sulla scia, del resto, del suo ben più famoso predecessore Jordi Pujol che gratificò gli andalusi, che spesso sono proletari immigrati in Catalogna, come “individui anarchici che vivono in uno stato di ignoranza e miseria culturale”. Insomma: sciovinismo catalano a tutto campo!

Lo stesso “miracolo economico” spagnolo degli ultimissimi anni (questi sono tempi in cui basta un +2% o +3% del pil per far gridare ai miracoli…), costruito sui tagli alla spesa statale, la depressione dei salari e la precarietà, sta cominciando a perdere colpi, a cominciare proprio dalla Catalogna che già a fine 2017 doveva registrare una prima fuga di oltre 3.000 imprese e un calo del turismo. Esattamente come nel Regno Unito, dove comincia a risultare evidente, anche in Spagna e Catalogna la prospettiva “sovranista” non porta nella sua cesta doni e prosperità per i lavoratori, ma solo veleni e funeste divisioni, a esclusivo vantaggio della classe sfruttatrice di Spagna, di Catalogna e degli altri paesi europei, che di una classe lavoratrice divisa per linee nazionaliste ed “etniciste” può disporre a proprio piacimento.

Nel n. 2 del “Cuneo rosso”, quando cominciava appena a montare il chiasso indipendendista, prevedevamo che la sua ulteriore crescita non avrebbe facilitato in nulla, avrebbe invece complicato e ostacolato “la creazione delle premesse di una risposta proletaria adeguata alla durezza della lotta di classe dall’alto”. Il corso successivo dei rapporti tra le classi ha confermato in pieno questa nostra previsione. Negli ultimi anni, in parallelo con l’esplosione della “questione catalana”, vi è stato un impressionante calo degli scioperi e dei conflitti tra proletari e padroni, e solo il provvisorio rinculo dello scontro Madrid-Barcellona ha consentito alla protesta dei pensionati e delle donne, in primavera, di avere un po’ di respiro come proteste che hanno attraversato l’insieme del paese senza inquinamenti nazionalistici. Gli stessi tassisti che si sono mossi di recente contro Uber e l’arrendevolezza di Sanchez verso la multinazionale statunitense, hanno dato vita a proteste che hanno riunito Madrid, Barcellona, Siviglia, Bilbao …

Ecco perché pubblichiamo con piacere questa riflessione “a freddo” sulla questione catalana, che ci è pervenuta da un compagno che ha una conoscenza diretta della situazione spagnola e catalana, e ha fatto esperienza politica in organizzazioni di matrice trotskista. Possiamo non concordare con lui su questo o quel passaggio della sua analisi e delle sue proposte, ma sta di fatto che tutta questa vicenda ha avuto l’effetto pernicioso di rafforzare l’influenza delle ideologie nazionaliste dentro la classe proletaria. Chi si aggrappa alla “alternativa” Colau e alla sua ipotetica rete delle “città senza paura”, si aggrappa al nulla.

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Qualche dato sulla Catalogna

La densità di popolazione (n° di abitanti per ogni km2 di superficie del territorio) indica la capacità “attrattiva” di un territorio, naturalmente con le dovute cautele ed eccezioni. Continua a leggere Che fine ha fatto la “questione catalana”?

I “sovranisti” di Lega&Cinquestelle … perfettamente allineati al militarismo del Pentagono

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Chi ci conosce sa – chi non ci conosce, lo apprende ora – che siamo nemici giurati del cosiddetto “sovranismo” perché la sua unica sostanza è questa: intensificare la brutale concorrenza tra paesi imperialisti per la spartizione del mercato mondiale, intensificare l’aggressività nazionalista di paesi che imperialisti non sono, ma cercano comunque un maggiore spazio in questo stesso mercato. Ed in entrambi i casi si tratta di una prospettiva antagonistica agli interessi dei lavoratori, perché eccita in tutti i paesi uno spirito di competizione all’ultimo sangue tra proletari (che in questa competizione ci rimettono la pelle), e alimenta nei paesi più ricchi sentimenti colonialisti e razzisti nei confronti degli sfruttati del Sud del mondo e degli immigrati. Il “sovranismo” del duo Salvini&Di Maio è esattamente di questo tipo.

Nello stesso tempo, a differenza di certi super-strateghi della ultra-sinistra ultra-sinistrata, abbiamo definito il “sovranismo” di Lega&Cinquestelle, oltre che un pericolo e un veleno, anche una truffa ai danni dei lavoratori (al pari della Brexit). Perché lascia intendere ai lavoratori che “ribellandosi” alle regole dell’UE (posto che lo facesse davvero), il governo in carica diventerà “sovrano”, potrà cioè agire libero da ogni altro condizionamento del mercato mondiale e delle alleanze inter-statali. E di conseguenza, tanto per dire: se gli altri stati europei continueranno con le politiche di austerità, il nuovo governo le archivierà per sempre, spazzando via Jobs Act, riforma Fornero e quant’altro; se gli altri stati continueranno a proteggere banche e grande capitale, già quasi ovunque esentasse, il prode governo legastellato, invece, le toserà per, magari, dare a tutti i precari e i disoccupati (meno che a quegli scrocconi degli immigrati, s’intende) un “reddito di cittadinanza” incondizionato di 780 euro, e anche più; se dappertutto si tagliano le spese sociali a favore di quelle militari, Roma sovrana farà l’esatto contrario, e chi se ne frega dei vecchi impegni di quelli del Pd con la NATO e i produttori di F-35, e così via sovraneggiando. Appunto: una vera e propria truffa!

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