“Tagliate la guerra, non il reddito. Natale per tutti, o per nessuno”, “La soluzione siamo noi!” – Movimento dei disoccupati 7 novembre

I fatti a cui ci si riferisce il primo comunicato sono di ieri, 21 dicembre. A seguire il comunicato di oggi, 22 dicembre (Red.)

TAGLIARE LA GUERRA, NON IL REDDITO!

NATALE PER TUTTI O PER NESSUNO.

UN ALTRA GRANDE GIORNATA!

CENTINAIA DI DISOCCUPATI IN PIAZZA A NAPOLI!

Dopo il caos e i tafferugli dell’altro ieri, altro corteo spontaneo a Napoli, una grande risposta dopo un assemblea enorme nel centro storico del movimento dei disoccupati rispetto la vertenza.

Il movimento ha però ribadito che la nostra lotta è inserita nel corso catastrofico di questo sistema capitalistico.

In queste ore un infame emendamento della finanziaria aggredisce ancora di più e definitivamente la già limitata misura del reddito di cittadinanza addirittura eliminando la clausola della congruità dell’offerta lavorativa ai percettori mentre si continuano ad aumentare le spese militari con ulteriori fondi stanziati per le armi in Ucraina, la difesa dei profitti dei padroni.

Il corteo è arrivato fino a Piazza Municipio.

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Il favoloso mondo della Brexit, 2. Militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo

Il succo del discorso della Truss è nell’attacco alla politica di Merkel e UE verso la Russia, da gettare alle ortiche subito per imbracciare una politica “assertiva” fatta di attacchi senza tregua al “barbaro” nemico, puntando al suo annientamento.

Uno degli argomenti forti dei piazzisti britannici della Brexit (e dei loro replicanti di destra e di sinistra italiani) è stato e rimane il recupero di sovranità economica e politica. Liberata dai vincoli di Bruxelles, Londra avrebbe, più o meno in breve, riconquistato il vecchio statuto di “regina degli oceani e intraprendente conquistatrice di mercati lontani”.

Noi formulammo, invece, tutt’altra previsione. Data l’asprezza del livello di scontro inter-capitalistico e inter-imperialistico esistente, a crisi irrisolta, sul mercato mondiale, non poteva esserci alle viste, per la Gran Bretagna, nessun “recupero di sovranità nazionale”, semmai il contrario. E così è stato.

Dopo la Brexit, la pretesa dei gangster statunitensi di dettare legge nella loro riserva britannica si è fatta più arrogante che mai in tutti i campi, fino al punto da spingere “The Guardian” a ridicolizzare Johnson come “il barboncino di Trump”. Né le cose sono cambiate con Biden. La Gran Bretagna attende ancora segnali di fumo per quel trattato commerciale speciale con gli Usa a cui aspira, e che è assai difficile che arrivi, almeno fino al “giorno in cui l’Inghilterra busserà ancora una volta alla porta dell’Europa” (questa la pungente considerazione di Sergio Romano).

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Assemblea telematica in preparazione dello sciopero del 20 maggio: domenica 8 maggio, ore 10.30 – Si-Cobas

Lo sciopero del 20 maggio parte dalla necessità di far sentire la nostra opposizione alla guerra come strumento-chiave della ristrutturazione capitalistica e la nostra denuncia del ruolo antioperaio di tutti gli schieramenti attivi nel conflitto (Usa, Ue, governo ucraino e Russia).

La guerra tra Russia ed Ucraina rappresenta un balzo in avanti della crisi sistemica del modo di produzione capitalista; uno scontro per il controllo delle ricchezze e dei mercati nelle regioni dell’ex Unione Sovietica, che oppone l’imperialismo russo, proteso nello sforzo di fermare l’erosione della sua sfera d’influenza, al blocco USA-UE-NATO deciso ad avanzare nello sfondamento verso Est. Da quasi tre mesi l’Ucraina è devastata: centinaia di migliaia di proletari vengono mandati al massacro e a massacrare altri proletari per servire gli interessi di bande di capitalisti. Mentre proseguono i bombardamenti e le distruzioni causate dall’invasione russa, l’occidente spende miliardi di euro per armare e foraggiare il governo fantoccio di Zelensky in modo da prolungare ad oltranza la carneficina: l’effetto sono decine di migliaia di morti, militari e civili, e oltre 11 milioni di sfollati, che vanno ad aggiungersi alle migliaia di cadaveri che hanno funestato la guerra civile in corso da almeno 8 anni tra i governi filooccidentali e ultranazionalisti di Kiev e i separatisti filorussi del Donbass. Come in tutte le guerre, sono i proletari, in Ucraina come in Russia e in Europa, che pagano a caro prezzo gli effetti dei bombardamenti, delle sanzioni e del forte aumento del costo della vita.

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Draghi contestato a Napoli – Movimento dei disoccupati 7 novembre

Ieri, 29 marzo, a Napoli, iniziativa del Movimento di lotta Disoccupati 7 novembre: un bell’esempio di unità tra lotta economica e lotta politica. Proprio sul tema che caratterizza oggi, più di ogni altro, l’azione del governo Draghi.

UN’IMPORTANTE GIORNATA DI LOTTA!

Ora conclusa la mobilitazione iniziata per noi dalle 6:00 di questa mattina con l’iniziativa che ha violato la zona rossa al Maschio Angioino con il chiaro riferimento alla nostra vertenza ed all’opposizione all’aumento delle spese militari a discapito della spesa sociale.

Il Governo stanzia 100 milioni di euro al giorno per le spese militari, il 2% del PIL e qualcuno della maggioranza bulgara propone anche di tagliare l’elemosina del Reddito di Cittadinanza per pagare le armi.

Fino alle 9:00 i disoccupati sono riusciti ad essere davanti all’ingresso del Maschio Angioino dopo essere stati poi allontanati a Piazza Municipio.

Dopo diversi momenti di tensione i disoccupati da Via Santa Brigida hanno superato gli schieramenti riuscendo a posizionarsi nuovamente al Maschio Angioino.

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Uscire allo scoperto. Mozione dell’assemblea del 2 aprile (Si-Cobas)

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L’assemblea virtuale nazionale di giovedì 2 aprile, partecipata da oltre 150 persone a nome di decine di organizzazioni politiche, sindacali e sociali, si è confrontata in maniera ampia e articolata sui temi posti all’ordine del giorno con l’appello lanciato dal SI Cobas, e sulle implicazioni drammatiche dell’emergenza sanitaria ed economica connessa alla pandemia mondiale di CoViD-19.

Questa pandemia mette a nudo la crisi rovinosa che sta attraversando ogni aspetto del dominio capitalistico; dal processo di impoverimento al quale ampi strati della classe lavoratrice e masse povere stanno andando incontro (solo in Europa le stesse fonti istituzionali prospettano 25 milioni di nuovi disoccupati e 35 milioni di persone costrette a vivere sotto la soglia di povertà) al tentativo di governi e padroni di occultare le loro responsabilità storiche nell’aver determinato la crisi sanitaria globale. Continua a leggere Uscire allo scoperto. Mozione dell’assemblea del 2 aprile (Si-Cobas)