Lo sciopero dei rider di JustEat in Gran Bretagna. Intervista a un’attivista dell’IWGB

La lotta dei riders – che a detta di alcuni avrebbe dovuto essere impossibile a causa dei nuovi dispositivi organizzativi centrati su un rapporto di falso lavoro autonomo atomizzante e governati da algoritmi ancor più impersonali e dispotici delle tradizionali direzioni aziendali – sta invece sempre più prendendo corpo alla scala internazionale. Nell’estate del 2020, con epicentro il Brasile, ci fu un movimento di scioperi continentali, di cui abbiamo già dato conto.

Nel 2021-2022 è stata la volta dell’Italia, della Gran Bretagna e di Hong Kong. Benché questi scioperi si guardino l’un l’altro dalla distanza e il desiderio di un collegamento internazionale si manifesti apertamente nei più coscienti, siamo ancora lontani da questo traguardo. Tuttavia le lotte (che non avrebbero mai potuto esserci) ci sono, si moltiplicano. E al di là dei loro risultati immediati, insegnano a questi (per lo più) giovanissimi e giovani proletari di tutte le nazionalità che con la lotta, l’organizzazione e l’estensione delle lotte, tutto è e sarà possibile.

LO SCIOPERO DEI RIDERS JUSTEAT IN INGHILTERRA

INTERVISTA A UNA COMPAGNA DELL’IWGB SULLE LOTTE IN CORSO

METTIAMO IN COLLEGAMENTO LE LOTTE A LIVELLO INTERNAZIONALE

Da dicembre i corrieri che lavorano per Stuart, una società a cui JustEat appalta il lavoro di consegna in Inghilterra, sono entrati in sciopero per protestare contro l’annuncio di una serie di tagli salariali.

Si tratta del più lungo sciopero mai avvenuto nel Regno Unito nel settore della gig-economy e non è un caso che stia avvenendo proprio in contemporanea con le mobilitazioni dei fattorini JustEat organizzati nel SI Cobas a Torino, Genova, Roma, Monza e Bologna.

Con la pandemia di covid-19, il food-delivery ha avuto un’impennata che non accenna a fermarsi e in tutto il settore della ristorazione la percentuale di merce destinata alla consegna a domicilio è in crescita.

La crisi di altri settori produttivi e i conseguenti licenziamenti spingono sempre più lavoratori a forme di lavoro autonomo o para-autonomo, costringendoli ad arrotondare o a racimolare un salario assumendosi tutti i costi relativi ai mezzi di trasporto con cui vengono effettuate le consegne.

La situazione per i riders di mezzo mondo (non solo di quelli che operano per JustEat) è quindi molto simile se non del tutto uguale: da lavoretto serale a principale se non unica fonte certa di reddito, allo stesso tempo irrinunciabile ma sempre più insostenibile a causa delle spese di manutenzione delle bici e degli scooter.

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