Tienanmen, 4 giugno 1989: il massacro che non ci fu, e quello che ci fu davvero (italiano – English)

La foto più famosa del maggio-giugno 1989 in Cina, e, al tempo stesso, la meno rappresentativa

E’ accertato che il massacro di studenti in piazza Tienanmen non è mai avvenuto, mentre si continua a tacere sul vero massacro di operai e laobaixing, la gente comune.

Anche in questo 4 giugno non è mancato, qua e là, il ricordo del massacro (di studenti, o quasi solo di studenti, si dice) avvenuto in piazza Tienanmen. Peccato, però, che questo massacro di studenti o quasi solo di studenti in piazza Tienanmen non sia mai avvenuto. E’ ormai accertato, ma si continua a far finta di non saperlo. Mentre si continua, viceversa, a tacere sul vero massacro di operai e di laobaixing (ovvero: gente comune) avvenuto nella parte occidentale di Pechino, in zone solo in parte adiacenti a Tienanmen. Per accertarlo, basta dare uno sguardo alla collana di contraddittorie balle che ancora oggi vengono esibite su wikipedia.

Per questa ragione vogliamo dar conto qui del primo testo che, in Occidente, fornì una cronaca onesta e dettagliata di quei tragici avvenimenti dal vivo (non dalle comode stanze di hotel, o da casa propria), una cronaca che oggi si può considerare definitiva: lo scritto di Robin Munro, Who died in Beijing, and Why pubblicato su “The Nation” l’11 giugno 1990.

Munro, un attivista britannico “per i diritti umani”, che collaborò anche per anni con il “China Labour Bulletin”, anticipa in apertura del suo rapporto le conclusioni a cui la sua indagine arrivò già nei giorni successivi al 4 giugno:

“La grande maggioranza di quelli che sono morti (probabilmente un migliaio in tutto) erano operai o laobaixing (gente comune), e sono morti per lo più nella parte occidentale di Pechino, nelle strade di avvicinamento [a Tienanmen]. Alcune dozzine di persone sono morte nelle immediate vicinanze della piazza, poche dentro la piazza. Ma parlare di quest’ultimo [quello avvenuto nella piazza] come del vero massacro distorce la realtà dei fatti – il massacro avvenne su una scala cittadina – e sminuisce l’effettivo dramma politico che si dischiuse a piazza Tienanmen”, e non si limitò affatto alla protesta studentesca.

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A Torino, Milano e Napoli la polizia attacca i cortei studenteschi, ma non riesce a disperderli

Napoli

La giornata di lotta studentesca per protestare contro la morte di Lorenzo Parelli e contro “l’alternanza scuola-lavoro”, ha visto due protagonismi contrapposti.

Da un lato settori studenteschi non numerosissimi ma incazzati e combattivi nelle principali città, affiancati da gruppi di disoccupati, di precari e in qualche caso, come a Milano, di proletari della logistica, a denunciare un andazzo della scuola sempre più aziendalista e subordinata agli interessi padronali attraverso la fornitura di lavoro gratuito spremuto in modo cinico fino anche alla morte.

Dall’altro forze di polizia intente – su ordini univoci dall’alto, evidentemente – a intimidire i dimostranti con aggressioni a freddo per impedire loro di manifestare la propria rabbia davanti alle sedi di Confindustria, degli uffici scolastici o di altri luoghi istituzionali (“assassini, assassini”, il coro più ripetuto nelle varie piazze).

Roma, Torino, Milano, Napoli – stesso scenario. Dicono bene i compagni del Fronte della gioventù comunista presenti oggi in diverse piazze: “il governo difende il lavoro minorile gratuito a colpi di manganello“. Non c’è alcun bisogno che al ministero dell’interno ci sia un Salvini perché si faccia uso dei manganelli. Da anni c’è una donna di potere con una lunga esperienza di repressione, che sa fare il suo mestiere in maniera altrettanto, se non più, scientifica. Ed è in sella un governo – che senza avere alcun bisogno di imbarcare la Meloni e FdI – è determinato a colpire ogni embrione di lotte autentico: com’è accaduto nelle scorse settimane alle lotte contro FedEx, contro Unes, ai militanti no Tav solidali con gli emigranti e, a Trieste, ad un movimento “no green pass” che rischiava di collegarsi con l’iniziativa del sindacalismo conflittuale con, e subito dopo, lo sciopero dell’11 ottobre.

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U.S.A. “Cacciateli via”: La protesta degli studenti contro la NRA

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Trovate qui di seguito in traduzione un articolo del “Guardian” sulla protesta degli studenti statunitensi contro la NRA. Crediamo che questa grande iniziativa non abbia ricevuto tutta l’attenzione che meritava, e per questo proponiamo alla vostra attenzione questa cronaca. Naturalmente sappiamo che un settore del partito democratico ha sostenuto l’iniziativa sperando di trarne un tornaconto elettorale, e che questo rischia di mettere un’ipoteca sul futuro del movimento, ma i protagonisti di questa mobilitazione solo stati altri. Per verificarlo invitiamo a vedere i video relativi alla manifestazione – ci sono in rete.

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Stati Uniti. “Marcia per le nostre vite”: in centinaia di migliaia scendono in strada contro la lobby pro NRA.

Oliver Laughland, The Guardian, 24 Marzo 2018

Migliaia di persone si sono riunite a Washington DC e in altre città americane sabato, per manifestare chiaramente le proprie proposte per la riforma delle leggi sulle armi da fuoco.

Per 5 minuti e 25 secondi Emma Gonzales (di origine cubana), 18 anni, ha mantenuto una folla di centinaia di migliaia di persone in un silenzio quasi totale. Con il volto rigato di lacrime, a occhi chiusi, l’immobilità di questa adolescente racconta la propria storia.

Pochi istanti prima aveva pronunciato il nome di ognuno dei suoi compagni di classe e degli insegnanti ammazzati cinque settimane fa. Quando ha rotto il silenzio, Gonzales stava sul palco da sei minuti e venti secondi, lo stesso lasso di tempo impiegato da un individuo armato per sopprimere 17 vite nella sua scuola, la Marjory Stoneman Douglas High, a Parkland, in Florida.

“Nessuno poteva comprendere le conseguenze devastatrici, né come tutto ciò sarebbe andato a finire, nè a cosa avrebbe portato” ha dichiarato. “Per coloro che non possono mai capire, perchè si rifiutano di farlo, vi dirò a cosa ha portato tutto ciò: a una fossa profonda due metri”. Continua a leggere U.S.A. “Cacciateli via”: La protesta degli studenti contro la NRA