Ucraina: no alla guerra di propaganda, all’invio di armi, alle sanzioni USA-NATO-UE contro la Russia – Tendenza internazionalista rivoluzionaria (italiano – english)

Mezzi corazzati italiani in Lettonia, nel Baltico, dove l’Italia ha mandato truppe come parte del contingente multinazionale “Enhanced  Forward Presence” della NATO, istituito nel 2016 – In riferimento agli ultimi avvenimenti, il ministro della Difesa Guerini ha dichiarato: “L’Italia farà la sua parte. Deterrenza, sostenendo il dialogo”…

Ucraina: no alla guerra di propaganda, all’invio di armi e alle sanzioni di USA-NATO-Unione Europea contro la Russia!

Ritiro delle truppe e armi italiane da ogni paese!

Per un fronte dei lavoratori contro gli schieramenti imperialisti!

Centinaia di migliaia di uomini in armi ammassati in trincee e bunker lungo i ghiacciati confini ucraini con Russia e Bielorussia, esercitazioni militari con centinaia di carri armati, forniture di armi da USA, Gran Bretagna, invio di soldati da Francia e paesi dell’Europa orientale in Romania e Bulgaria, semi-ultimatum russi e minacce di mega-sanzioni “proporzionate”, richiamo delle famiglie dei diplomatici a Kiev, europei fratelli coltelli alla rincorsa di USA-NATO in incontri diplomatici coi russi sopra la testa della stessa borghesia ucraina – tutto ovviamente per “salvaguardare la pace”…

È la guerra nel teatro ucraino, o è la sua rappresentazione teatrale? Gli occhi delle cancellerie sono fissati su quelli imperscrutabili di Vladimir Putin. Persino le Borse non sanno se scendere o salire, e paradossalmente la Borsa di Kiev, che sta per essere acquistata da cinesi di Hong Kong, è più sobria di quelle europee e di Wall Street.

Qualunque siano i piani di Putin, fresco del trofeo per la brutale repressione dei lavoratori kazaki, e quelli degli altri giocatori, noi sappiamo dove stare: contro la guerra, contro l’imperialismo di casa nostra anzitutto, e contro tutti gli schieramenti imperialisti (è semplicistico vederne solo due), per l’unità di classe e la solidarietà internazionalista tra i lavoratori, russi, ucraini, italiani ed europei, americani e di tutto il mondo.

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Sulla sollevazione operaia e popolare in Kazakhstan – TIR  (italiano, francais, English)

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Con l’insurrezione operaia e popolare in Kazakistan. Abbasso il regime capitalista, fuori le truppe russe!

L’insurrezione esplosa in Kazakistan, che il presidente Tokayev attribuisce a “terroristi” al soldo di non meglio precisate potenze “straniere” è in realtà stata iniziata il 2 gennaio dai lavoratori della città industriale di Zhanaozen, e si è subito estesa a tutta la regione mineraria occidentale di Mangystau. Ha quindi una chiara matrice di classe. Questi lavoratori nella scorsa estate erano stati protagonisti di un’ondata di scioperi economici vittoriosi, che avevano portato il raddoppio dei salari; ma il raddoppio del prezzo del Gpl, il principale carburante per auto nel paese, a seguito della liberalizzazione dei prezzi dell’energia (prodotta in loco), per quanto su livelli che in Italia sarebbero irrisori (da circa 12 a 24 centesimi di euro al litro), è apparso loro come una beffa che cancellava quanto strappato con la lotta.

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L’ultimo saluto a Damiano Zorzo, detto Gnappo

Ieri, sabato 11 dicembre, anche la natura si è vestita a festa per dare l’ultimo saluto al compagno Damiano. Le Grigne di Lecco, il Monte Generoso, il Resegone ed altre vette imbiancate, stagliate in un’aria tersissima, un cielo alto, pieno di luce, come fossimo in Brasile o in Kenia, una temperatura quasi tiepida, da Sud, quel Sud che tanto amava Gnappo.

A Garbatola, frazione di Nerviano, un tiro di schioppo da Rho, la cittadina nella quale insieme ad Alessandro Zadra e altri giovani compagni e compagne Damiano aveva dato vita al collettivo Oltre il ponte, alla Corte popolare e al collettivo La Sciloria, ci siamo radunati all’ora convenuta in più di mille. Prima in silenzio, per non disturbare la funzione religiosa voluta dai suoi genitori, poi in corteo e in un’assemblea animati, intensi, in qualche momento chiassosi, pieni di giovani venuti anche da Napoli, come i compagni di Iskra, o da più vicino come i compagni del Fdg.

Alla fine della funzione religiosa un militante del SI Cobas entrato nel mezzo della chiesa sventolando una grande bandiera rossa con falce e martello, senza altri simboli, per segnalare da subito il colore caro a Damiano e alla gran parte di quanti (non certo tutti) sono accorsi a salutarlo. Non è una deminutio che lì ci fossero anche non comunisti, tra i suoi concittadini o tra i proletari immigrati aderenti al SI Cobas. Al contrario, è il riconoscimento di quanto può essere forte il potere di attrazione della militanza di classe autentica. E quella di Gnappo lo è stata.

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Sullo sciopero generale indetto da CGIL e UIL

E allora, a meno di una revoca dell’ultimissimo momento a fronte di concessioni insignificanti da sbandierare come conquiste dovute alla minaccia dello sciopero, il prossimo 16 dicembre si terrà lo sciopero generale convocato da CGIL e UIL.  

Se così sarà, siamo stati smentiti, ed è bene riconoscerlo. Forse, però, è altrettanto vero affermare che non siamo stati smentiti.

Partiamo dalla smentita.

Avevamo predetto che non ci sarebbe stato alcuno sciopero generale indetto dalla CGIL: “Né sulle pensioni, né contro i licenziamenti. Né contro la disoccupazione, né contro il carovita e l’assalto a quel che resta di pubblico e di non totalmente aziendalizzato nei servizi pubblici. Né per protestare contro la strage di morti sul lavoro, né contro il discriminatorio “green pass”. Né per denunciare l’esistenza in tanti luoghi e settori di una Textprint in via di estensione con orari di lavoro fino a 12 ore (formalizzati anche in alcune Usl del Veneto). Né contro le ripetute violenze della polizia e dei carabinieri ai picchetti e le restrizioni al diritto di manifestare. Né per l’insulto di un PNRR che incentiva ulteriormente l’aziendalizzazione della sanità e l’allontanamento di ogni rapporto personale tra medico e paziente. Né per protestare contro il balzo in avanti (+8%) delle spese militari mentre si ritorna a lesinare sulla spesa sociale. Né – ovviamente – per tutti questi temi assieme. Niente di niente, ad eccezione di qualche sciopero di settore obbligato, una tantum, e rigorosamente separato da ogni altra vertenza.”

Ora, davanti alla proclamazione dello sciopero, la prima domanda da porsi è: chi ha obbligato i vertici di CGIL e UIL a questo passo? La loro base fremente di sdegno per la macelleria sociale messa in atto dal governo Draghi e per l’illimitata arroganza di Confindustria? Non pare. Nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro c’è scontento ed anche rabbia per il modo in cui sono trattati nella finanziaria i “lavoratori essenziali”, ma – al momento – prevalgono la sfiducia e la tendenza a cercare delle minime “compensazioni” a livello aziendale, con straordinari e premi di produzione. Né si può sostenere che la decisione sia stata presa per la paura di essere messi all’angolo nell’immediato dal sindacalismo di base – infatti, senza nulla togliere al valore della partecipazione degli operai dell’Elettrolux di Susegana e della Gkn, dobbiamo ammettere che gli scioperi dell’11 e 15 ottobre non sono riusciti a coinvolgere una quota minimamente significativa degli operai e proletari iscritti alla CGIL, inclusi quelli che si riconoscono nell’opposizione ‘il sindacato è un’altra cosa”. Che a sua volta non può certo intestarsi una vittoria, rivendicando che la proclamazione dello sciopero generale è il frutto della sua protesta ferro-e-fuoco (nessuno l’ha vista, francamente).

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Un no rafforzato ad un “green pass” rafforzato – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Nei mesi scorsi ci siamo schierati prima contro il decreto Draghi che ha stabilito l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, poi contro l’istituzione del cd. “green pass”.

Oggi, davanti all’istituzione del “super green pass” e dell’obbligo vaccinale per gli insegnanti e il personale scolastico, ribadiamo con ancora maggior convinzione la nostra posizione. E torniamo a denunciare che questo strumento amministrativo e di propaganda, inefficace nel contrasto del Covid-19 (anzi, per più versi, perfino pericoloso), serve esclusivamente alla divisione e alla repressione dei lavoratori, scaricando sui singoli non vaccinati (in primo luogo sui proletari scettici sul vaccino, spaventati, disinformati o più semplicemente impossibilitati a vaccinarsi), e sul loro insieme, la responsabilità dei disastri prodotti da stato e padroni, prima e durante la fase pandemica, prima e dopo la campagna di vaccinazione.

Proprio mentre scriviamo ci arrivano da diversi ospedali del Veneto i primi segni di crisi dei reparti di terapie intensive a cui manca anzitutto il personale e, in secondo luogo, i posti-letto attrezzati per far fronte anche a questa moderata ripresa dei contagi; questo, nonostante l’inesauribile campagna pubblicitaria di Zaia&Co. sull’efficienza della struttura sanitaria veneta – che invece è rimasta esattamente quella che era due anni fa, e senza quel pugno di medici e di infermieri assunti a termine al culmine della diffusione del virus, e poi rimandati a casa.

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