Abbiamo buttato via la paura. Prato reagisce a mafia e sfruttamento – SI Cobas Prato e Firenze

Questa foto non è della manifestazione di ieri, ma della manifestazione a sostegno degli operai della Texprint dell’aprile scorso.

Più di cinquecento persone oggi hanno invaso le strade del Macrolotto per rispondere all’aggressione mafiosa di lunedì durante lo sciopero alla #Dreamland.

Un risultato straordinario per una manifestazione organizzata in appena 48 ore. 

Prato reagisce a mafia e sfruttamento, con un corteo che ha paralizzato prima il Macrolotto1 e poi il Macrolotto2, sfilando tra i vialoni e i capannoni delle ditte tessili.

Il messaggio è chiaro: abbiamo buttato via la paura.

In prima fila gli operai del distretto protagonisti delle lotte vittoriose di questi anni che hanno strappato ai padroni contratti regolari e l’8×5: Texprint, Sunshine, Tintoria2020, Superlativa, Tintoria DL, Tintoria Fada, Giaroeste e tanti altri.

Con noi i lavoratori della logistica (TNT, SDA, BRT, GLS), il Collettivo della GKN e gli operai della Piaggio di Pontedera.

E tanti, tanti solidali, studenti, cittadini che hanno voluto esserci e ci sono stati. 

Oggi abbiamo scritto un’altra bellissima pagina di questa storia di riscatto collettivo. 

La paura è solo dei padroni.

SI Cobas Prato e Firenze

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18 e 19 settembre: due importanti giornate di mobilitazione, in vista dello sciopero generale dell’11 ottobre – Csa Vittoria

Riceviamo dal Csa Vittoria di Milano e volentieri pubblichiamo.

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Sabato 18 e domenica 19 settembre abbiamo partecipato a 2 belle e importanti giornate di mobilitazione che ci auguriamo possano andare esplicitamente nella stessa direzione.

SABATO 18 SETTEMBRE abbiamo partecipato al corteo indetto dal collettivo dei lavoratori della GKN contro i licenziamenti e contro la ristrutturazione padronale.

Un bel corteo partecipato e animato dai protagonisti delle mille sfaccettature del conflitto tra capitale e lavoro. Un conflitto inevitabile tra gli inconciliabili interessi di classe di padronato e lavoratori. Abbiamo marciato e gridato slogan al fianco della entusiastica combattività dei lavoratori del SI Cobas della Texprint di Prato. Lavoratori protagonisti di una lotta che dura da diversi mesi, che si sono ribellati a severe condizioni di sfruttamento agendo forme di lotta rigide e conflittuali evidenziate dalla netta incompatibilità con gli interessi del “padrone” di turno  e forse per questo meno “presentabili” agli occhi di chi vorrebbe l’avanzamento sul terreno dei diritti senza conflittualità;  e che per questi motivi non hanno ricevuto la stessa solidarietà trasversale e il medesimo sostegno mediatico “democratico”. Esattamente come lo diventeranno anche i lavoratori e le lavoratrici della GKN quando, una volta finita la prima schermaglia giuridica con il Tribunale che ha sanzionato l’illegittimità procedurale dei licenziamenti, Melrose rispetterà le forme previste e il problema diventerà passare dalla denuncia della barbarie del licenziamento alla dura e faticosa resistenza quotidiana all’attacco padronale inventandosi giorno per giorno la possibilità di colpirne gli interessi.

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Il governo Draghi, a presidio armato delle aziende che licenziano: fermi e arresti a Prato per la lotta Texprint, polizia a carrettate a Trucazzano per la lotta contro Unes

Abbia “passeggiato” o meno il governo nel contrasto alla pandemia, è certo che è insonne nel reprimere la lotta operaia soprattutto quando questa mette in questione il potere di licenziare dei padroni. Ieri ed oggi la sua azione si è concentrata a Prato contro un presidio degli operai Texprint con fermi e arresti, e a Trucazzano contro la lotta dei 49 lavoratori licenziati da Unes.

Il governo di “unità nazionale”, o di unità padronale – come è stato a ragione denominato – ha dato il via libera ai licenziamenti, e non intende recedere. La sua tattica, assecondata in pieno dagli apparati di Cgil, Cisl, Uil, è scoperta: procedere a scaglioni (fine giugno, fine ottobre) e tenere separati i diversi “casi”: Embraco? Un caso a sé. Whirpool? Lo stesso. Gianetti ruote? Un altro caso a sé, ovviamente. Gkn, come sopra, inutile a dirsi. Incontri dei singoli stabilimenti con questo o quell’esponente del governo o del sottogoverno o dei governi locali, e poi? Poi il niente, o – forse è anche peggio – la farsa di una legge Orlando “contro” la fuga delle multinazionali, che già si capisce sarà (se mai ci sarà) ancora più inconsistente della francese Loi Florange, diventata celebre solo per come è facile aggirarla. Decine e decine di “tavoli di crisi” mantenuti formalmente “aperti” solo per estenuare e disperdere, anche con il ricorso alla cassa integrazione (a tempo), quel po’ di reazione operaia che qua e là c’è stata.

Finora solo dalla lotta dei facchini FedEx di Piacenza organizzati con il SI Cobas è arrivato una messaggio chiaro e forte che non è chiudendosi a Piacenza, e nella sola propria azienda, che si può piegare il padrone FedEx. Così come non è chiudendosi a Firenze e nella Gkn che si può piegare la Gkn, e via procedendo per tutti questi casi (incluso quello della Texprint) ed altri a venire. Che casi singoli non sono, ma fanno parte di un attacco unitario ai livelli di occupazione della classe operaia, e a quel che resta di “garanzie” e “diritti acquisiti” con la lotta e l’organizzazione.

A meno di non voler accettare la sconfitta in partenza, la via obbligata è quella di far convergere le forze in campo, a cominciare dagli operai colpiti dai licenziamenti, in un solo fronte di lotta che sia il motore di una risposta di classe e sociale più ampia, e finalmente determinata, all’asse padronato-governo che oggi appare saldo. Lo sciopero dell’11 ottobre, e l’assemblea del 19 settembre che lo prepara, rispondono a questa stringente necessità. E saranno un banco di prova per tutti.

4 ARRESTI PER LO SCIOPERO DELLA FAME DEGLI OPERAI #TEXPRINT
APPUNTAMENTO DOMANI ORE 9:00 AL TRIBUNALE DI PRATO

Poco fa ci è arrivata la conferma che, oltre ad Abdou, lavoratore Texprint in sciopero della fame arrestato questa mattina durante lo sgombero in piazza del Comune, sono in stato di arresto anche Arturo, Milly e Lapo. Sono stati vergognosamente aggrediti dalla polizia questa mattina davanti alla Questura, che ora li ha arrestati inventandosi accuse di resistenza a pubblico ufficiale.

Abdou non mangiava da 2 giorni quando in 5 poliziotti l’hanno portato via di peso.
Arturo è stato aggredito mentre cercava di aiutare un altro operaio di Texprint che veniva preso a pugni dalla polizia davanti alla Questura.
Lapo e Milly stavano passando in macchina davanti alla Questura e hanno deciso di fermarsi per sostenere gli operai, non hanno fatto in tempo a percorrere il marciapiede che sono stati placcati da 5 poliziotti ciascuno e portati via.

Tutto questo è una grande vergogna che ha dei nomi: Matteo Biffoni, sindaco di Prato che la responsabilità politica di quanto accaduto, e Questura, che ha avuto una gestione criminale dell’intera giornata.
Domattina facciamo sentire il nostro calore a questi 4 compagni coraggiosi che passeranno la notte in cella per aver denunciato lo sfruttamento del distretto tessile Pratese!

APPUNTAMENTO ORE 9:00 AL TRIBUNALE DI PRATO
TUTTI LIBERI! TUTTE LIBERE! 8️⃣❌5️⃣

SI Cobas Prato e Firenze

A fianco degli operai GKN. Contro i licenziamenti di massa serve qui e ora un fronte unico di classe! – SI Cobas

Riceviamo e molto volentieri condividiamo, sottolineando quelli che sono a nostro avviso dei passaggi-chiave di questo comunicato, tutti relativi alla necessità imperiosa di una strategia, di un orizzonte e di un programma di lotta “che tenga conto del contesto generale dello scontro di classe”, e faccia convergere in un fronte unico di classe contro il padronato e il governo Draghi le singole spinte di lotta, altrimenti destinate all’asfissia. Lo facciamo perché anche nella vicenda GKN, e più ancora in altre vicende di licenziamenti di massa, ci pare di cogliere il rischio di pericolose forme di autocentratura e di particolarismo. Se poi saremo smentiti, tanto meglio!

OGGI IN MIGLIAIA A FIANCO DEGLI OPERAI GKN.

CONTRO I LICENZIAMENTI DI MASSA SERVE QUI ED ORA UN FRONTE UNICO DI CLASSE!

Stamane un enorme corteo ha attraversato la zona industriale di Campi Bisenzio a sostegno della lotta dei licenziati Gkn.

In piazza una folta rappresentanza del sindacalismo di base e combattivo, tante vertenze sia del comparto privato che pubblico, e numerosissimi solidali.

Come SI Cobas abbiamo preso parte alla manifestazione con due spezzoni espressione di due tra le principali vertenze che in questi mesi ci stanno vedendo protagonisti: da un lato i lavoratori della Textprint di Prato, dall’altro i facchini della FedEx di Piacenza.

Una scelta non casuale, frutto della necessità oggettiva di mettere in collegamento quelle esperienze che su scala nazionale si stanno contrapponendo alla macelleria sociale voluta dai padroni e dal governo Draghi, nei fatti e non solo a parole, con la lotta e non con sterili proclami sui media.

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Prato: una manifestazione a sostegno degli operai Textprint

Ieri a Prato c’è stata una partecipata manifestazione per sostenere la lotta degli operai Texprint sotto le insegne della parola d’ordine “8 ore per 5 giorni“, con lavoratori e solidali giunti da diverse città, che hanno affollato la piazza delle carceri, nel centro della città.

Questa tenacissima lotta va avanti da 3 mesi, resistendo a ogni sorta di intimidazione padronale e poliziesca, per farla finita con un orario di lavoro 12 per 7. Un orario che dovrebbe suscitare scandalo tra i “bravi democratici” che oggi onoreranno il 25 aprile con la loro disgustosa retorica “anti-fascista” (neppure sotto il fascismo ci fu un orario di lavoro del genere, fino alla guerra), ma, potete giurarci, si volteranno con indifferenza dall’altra parte, come hanno fatto finora, a cominciare dai dirigenti sindacali e dai capi della Toscana “rossa” – si tratta, dopotutto, di operai, e perfino immigrati.

La “ripresa”, la ripresa dell’accumulazione di profitti, non potrà fare sconti alla classe operaia, e quindi perché fare tanto casino per le pretese di questi padroni cinesi? Silenzio assoluto, ovviamente, anche dai “sovranisti” à la Salvini, à la Meloni, à la Paragone… per tutta questa genìa, la sovranità da difendere è quella del capitale nazionale, e poiché è fuori dubbio che le fabbriche tipo la Texprint, anche se di proprietà giuridica cinese, servono gli interessi del capitalismo nazionale (settore moda), è tutto ok, compresi gli “eccessi”. Anzi, a stare a loro, l'”eccesso” è quello degli scioperanti che pretendono, con la “violenza” (cioè: la lotta organizzata), di limitare il potere dell’imprenditore che per sua natura deve essere illimitato, il sovrano nel suo regno (l’impresa).

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