Il posto di lavoro non si tocca. Ritiro immediato del “green pass”! – SI COBAS

IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA!

A poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo del greenpass su tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, è oramai chiaro ed evidente a tutti il totale fallimento della prova di forza messa in atto dal governo Draghi col DL 127/2021.

Una prova di forza che non ha nulla a che fare né con la tutela della salute e della sicurezza, né tantomeno con la prevenzione del rischio pandemico sui luoghi di lavoro, ma che al contrario risponde a un disegno politico del governo Draghi, che utilizza il tema del vaccino come cavallo di Troia per dividere i lavoratori ed accelerare il ricatto e lo strapotere padronale sull’insieme del lavoro dipendente.

Il messaggio lanciato dai portuali di Trieste è chiaro come non mai: al disegno governativo e padronale di dividere e contrapporre tra loro i lavoratori vaccinati e non vaccinati, bisogna rispondere uniti e compatti.

Non possiamo consentire che quello stesso governo e quegli stessi padroni responsabili della strage quotidiana dei morti sul lavoro, del collasso degli ospedali durante il picco pandemico, dello sfascio della sanità, della scuola, dei trasporti, dell’attacco ai salari e dello sblocco dei licenziamenti, ora vogliano arrogarsi il potere di decidere chi può entrare al lavoro e chi deve restare a casa senza salario!

In queste ore almeno 3 milioni di lavoratori sono ancora privi del certificato verde, e l’intero sistema sanitario è in tilt poiché non è possibile soddisfare le centinaia di migliaia di richieste di tamponi.

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Ancora sugli ultimi giorni a Trieste, Il rovescio

Ci è stata segnalata, e la pubblichiamo volentieri, una analisi e una documentazione sui fatti accaduti negli ultimi giorni a Trieste sul sito di area anarchica ilrovescio.info Si tratta di un’analisi e di una documentazione decisamente più ricche, dettagliate e interessanti di quella fornita dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia (che abbiamo postato nei giorni scorsi), e di sicuro più vicine al nostro sentire, in quanto piuttosto lontane dalla funesta superstizione secondo cui la Costituzione “nata dalla Resistenza” e la relativa repubblica non sarebbero, come in realtà sono, armi del dominio di classe del capitale. Ai compagni e alle compagne attivi in questa città dal grande passato di lotta, rivolgiamo l’invito a raccordarsi il più possibile all’iniziativa del Patto d’azione anti-capitalista – non possiamo rispondere in ordine sparso, ogni città per proprio conto, all’attacco del padronato, del governo, delle forze della repressione di stato e degli scherani neo-fascisti, dell’Unione europea. Possiamo farlo, ovviamente, ma in tal caso l’esito negativo è certo.

Vuoti da colmare, spazi da riempire, pratiche da riprendere. Sugli ultimi giorni a Trieste

Tra sabato e lunedì a Trieste sono successi vari fatti che potrebbero essere letti in modo slegato, ma che a nostro avviso vanno osservati assieme per capire quello che sta accadendo in questa città. Fatti che allo stesso tempo si intrecciano con quello che sta avvenendo nelle piazze di questo paese negli ultimi giorni.

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Trieste, 24 ottobre, un “sabato nero”. La polizia di stato ai tempi del Conte bis

Riceviamo dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia e (in parte) pubblichiamo la cronaca della giornata di sabato 24 ottobre a Trieste a firma della storica Claudia Cernigoi.

L’aspetto più rilevante di questa cronaca non riguarda tanto l’attività di gruppi e circoli neo-fascisti e la loro squallida mobilitazione contro qualsiasi forma, anche la più elementare, di solidarietà con i richiedenti asilo e gli immigrati, quanto il comportamento di aperta collaborazione con i loro caporioni tenuto dalla polizia nella schedatura e poi nell’aggressione agli antifascisti in piazza, quattro dei quali sono finiti in ospedale.

Claudia Cernigoi si sorprende del fatto che “la polizia della nostra Repubblica ‘nata dalla Resistenza’ ha caricato, bastonato, sgomberato con violenza, intossicato con spray al peperoncino, un centinaio di persone che stavano semplicemente dimostrando la propria civiltà a fronte dell’intolleranza fascista”. Ma è molto curioso che se ne sorprenda. Da storica non dilettante quale è dovrebbe ricordare che questa Repubblica si premurò già alla sua nascita – nel 1946 – di amnistiare la gran parte dei gerarchi e alti funzionari di stato fascisti (con il ministro di Grazia e giustizia Palmiro Togliatti, che ancor oggi certi “comunisti” considerano un riferimento) e di permettere la ricostituzione del vecchio partito fascista, formalmente vietata dalla Costituzione di carta, sotto le spoglie del Movimento sociale italiano, per opera del gerarca repubblichino Almirante. E poi nei successivi 75 anni questa stessa repubblica democratica ha consentito ai gruppuscoli neo-fascisti di tessere liberamente, e spesso sotto aperta protezione statale, le loro trame stragiste o “sociali”, ha riabilitato il macellaio del popolo libico e del popolo etiope, l’ultra-fascista Graziani, etc. etc.

La Repubblica che è post-fascista, non antifascista – quella stessa che non appalta ai neo-fascisti la guerra agli emigranti e agli immigrati, ma la conduce in primissima persona con la sua legislazione speciale, i decreti sicurezza, le stragi in mare, la polizia di frontiera europea, e così via. Perché il solo vero antifascismo è quello anti-capitalista, rivoluzionario – e dunque “anti-democratico”, nella misura in cui sa che la democrazia è “il miglior involucro del capitalismo”. Del resto, come dice Cernigoi, la sua è una “cronaca di un pomeriggio di ordinaria follia istituzionale“. Se al termine inadeguato e nostalgico “follia”, sostituiamo il più adeguato “attività“, allora ci siamo: Trieste, 24 ottobre, la polizia del Conte-bis ha svolto bene la sua ordinaria attività istituzionale, quella che svolge tutti i giorni in cui ce n’è “necessità” – ad esempio – davanti ai magazzini della logistica contro gli scioperi organizzati dal SI Cobas… Una ordinaria attività istituzionale su cui tanti, troppi antifascisti e militanti (supposti) antagonisti chiudono tutti e due gli occhi.

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