Tunisia. Lotte e repressione

Related imageCome abbiamo più volte sottolineato, purtroppo in quasi totale solitudine, la bestiale repressione delle sollevazioni arabe del 2011-2012, e – come in Tunisia – la loro deviazione verso canali elettorali-istituzionali, tanto islamisti e laici, non hanno in alcun modo risolto le esplosive contraddizioni sociali che di quelle sollevazioni erano state alla base. Lo mostra anche la recente decisione del presidente della Tunisia Essebsi di schierare l’esercito per schiacciare le proteste popolari in corso contro la disoccupazione in diverse province del paese. Decisione supportata anche dai vertici dell’UGTT …

Da Nena News, 11 maggio 2017

L’esercito contro i disoccupati, i lavoratori e chi chiede maggiore giustizia sociale. L’esercito a protezione delle compagnie energetiche e le infrastrutture di gas e greggio. È questa l’immagine che ieri hanno dato le parole del presidente tunisino Beji Caid Essebsi, in un discorso alla nazione: “Sappiamo che questa è una decisione grave ma va presa. Il nostro percorso democratico è minacciato e la legge va applicata, ma rispetteremo le libertà”.

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Giulio Regeni, il ricercatore scomodo da sorvegliare (e perfino punire)

GiulioRegeni

 

 

 

 

 

di Iside Gjergji, tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/05/giulio-regeni-il-ricercatore-scomodo-da-sorvegliare-e-perfino-punire/2435582/

Giulio Regeni era uno studioso scomodo, da tenere sott’occhio, da sorvegliare, e perfino punire, visto come sono andate le cose. Era scomodo, dava fastidio, perché si occupava di quei soggetti di cui nessuno vuole più parlare: i lavoratori.

Sono decenni che, a livello globale, si producono tonnellate di libri e articoli per convincerci che i lavoratori non esistono più, che il lavoro è morto, perché ora siamo tutti “collaboratori” felici dei padroni … pardon, dei “datori di lavoro”.  Scrivere dei lavoratori oggi, dei loro diritti, del loro sfruttamento e delle loro lotte e scioperi significa, prima di tutto, essere emarginati dal cosiddetto “mondo accademico” (salvo rare eccezioni, ovviamente) che preferisce, nella migliore delle ipotesi, disquisire di aria fritta, piuttosto che contribuire alla comprensione o alla trasformazione della realtà.

Ma in questo mondo, piombato nella più grave crisi economica e politica della sua storia, scrivere dei lavoratori significa anche attirare l’attenzione delle polizie e dai servizi segreti di mezzo mondo. In Egitto più che altrove. Perché in nessun altro paese  del mondo si sono registrate mobilitazioni operaie così imponenti e vaste come nell’Egitto degli ultimi anni, prima, durante e dopo la sollevazione del 2011, fino a quando non è scesa la notte con il colpo di stato del generale al-Sisi, “amico personale” di Matteo Renzi.

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In Tunisia si va verso una nuova esplosione rivoluzionaria?

tunisie maggio2015
 
Di Juan Chingo, 21 maggio 2015
Versione italiana dell’articolo pubblicato in: http://ccr4.org/Vers-une-nouvelle-explosion

Nelle ultime settimane la Tunisia è stata percorsa da un’ondata di lotte. Dai distretti minerari in sciopero generale ai giovani laureati disoccupati, anch’essi in stato di mobilitazione, il paese sta conoscendo una nuova ondata di agitazioni. Questa situazione potrà sfociare in una nuova esplosione sociale?
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