PNRR: Piano Nazionale di Radiazione di ogni Resistenza (umana) – Il Rovescio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo testo scritto da “una compagna che da trent’anni si occupa di salute (in senso professionale e non solo)” ricco di spunti condivisibili, che sono stati trattati e discussi più volte su questo blog e nell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 17 aprile scorso, alla cui organizzazione abbiamo partecipato – un testo che ha anche qualche enigmatico silenzio, qualche enfasi di troppo, forse, e un appello finale da raccogliere, e da integrare.

Troviamo essenziale, anzi discriminante, la premessa che la compagna fa: siamo davanti ad “un’emergenza sanitaria reale” di carattere mondiale (una pandemia), e “sminuirne la gravità è un errore” (anche in considerazione del long covid, più rilevante tra i giovani, “con conseguenze sul lungo termine ancora ignote”). Discriminante perché c’è chi sostiene, invece, che si possa criticare la gestione statale e padronale della pandemia, che è stata ed è per noi criminale, caotica, terroristica sul piano della comunicazione, e discriminatoria-repressiva con l’adozione del “green pass”, solo a condizione di ritenere la covid-19 un virus banale, “più o meno un’influenza stagionale”, o qualcosa di cui non si sa bene cosa sia e che colore abbia, chi la conta cotta, chi la conta cruda, cosa importa? Una posizione da ciarlatani, che rifiutano di fare i conti con la realtà.

Altrettanto d’accordo siamo con la compagna sull’importanza della ricerca delle cause, e sul fatto che la pandemia ha assunto in Italia (e in tutto l’Occidente) questa portata anche per effetto “delle scelte operate negli ultimi 30 anni nel servizio sanitario nazionale”. Che non riguardano solo i tagli alla spesa, le privatizzazioni, etc., come se prima dei tagli e delle privatizzazioni tutto andasse per il meglio; riguardano, più in profondità, la direzione assunta da molti decenni dalla medicina, la sua crescente concentrazione sui sintomi da “curare” con farmaci e protocolli “senza alcuna considerazione del contesto individuale e ambientale” entro cui le malattie nascono e si sviluppano. A riguardo abbiamo più volte ricordato su questo sito il contributo di Giulio Maccacaro sulla centralità, disconosciuta dal capitale, della prevenzione primaria, “quella che si applica al soggetto sano per conservarne la salute e impedirne la malattia”, che considera il processo morbigeno per lo più multifattoriale ed è “tatticamente fondata sul riconoscimento della predisposizione e l’abbattimento dell’eziologia, ma strategicamente rivolta alla promozione della salute come valore positivo”.

L’enorme potere iatrogeno delle case farmaceutiche [da ultimo illustrato, per gli Stati Uniti, in materia di oppiodi da Anne Case e Angus Deaton in Morti per disperazione e il futuro del capitalismo] ha in effetti bisogno sia di “consumatori fidelizzati”, farmaco-dipendenti, sia della accettazione di un approccio “espressamente commerciale” alla malattia e ai malati da parte della “fetta, ahimé consistente, di medici e ricercatori compiacenti”. Sottoscriviamo in pieno. Incluso l’ultimo passaggio, che riconosce l’esistenza di una quota, certo minoritaria, o anche molto minoritaria ma reale, di medici e ricercatori non compiacenti, liberi, da chiamare in causa e quindi alla “auto-organizzazione”. Sostenere invece che la scienza e la ricerca scientifica in generale e nella loro totalità producano oggi “solo disumanizzazione”, è ancora una volta da ciarlatani, che sulla base di tale falsa premessa si sentono poi autorizzati a sparare ogni sorta di idiozie, magari accreditando “ricercatori” affetti anche loro da dosi rilevanti di ciarlataneria, presi a pedate nel didietro, a suo tempo, da un certo Sabin, grande scienziato di memorabile integrità.

Continua a leggere PNRR: Piano Nazionale di Radiazione di ogni Resistenza (umana) – Il Rovescio

Green pass, scienza, stato, piazze contro il green pass – lettere (di segno contrastante) alla nostra redazione

La nostra presa di posizione contro il green pass, opposizione motivata a modo nostro, ha suscitato reazioni critiche di segno contrastante. Per dirla in modo sommario: da un lato la critica di essere stati troppo tranchant nei confronti delle piazze no green pass; dall’altra – invece – di aver avallato in qualche modo il sentimento e l’attitudine che da quelle piazze emana, ed è pericoloso per l’autodifesa della salute da parte dei lavoratori. Ma non solo di questo si sono occupate le lettere che abbiamo ricevuto, sollevando – tra l’altro – anche la questione essenziale dell’attitudine da avere nei confronti della scienza, dell’industria farmaceutica e delle istituzioni che stanno monitorando il procedere della pandemia.

Abbiamo deciso di rendere pubbliche tre di queste lettere, la prima del compagno Alessandro Mantovani, la seconda dei compagni e compagne del Csa Vittoria di Milano, la terza di un compagno di Marghera, perché con la nostra presa di posizione abbiamo solo cercato di dare delle coordinate, delle indicazioni di fondo per una politica di classe in grado di contrapporsi all’iniziativa borghese su questo terreno, e non pensiamo affatto di avere detto l’ultima parola. Una pretesa del genere sarebbe tanto più sciocca quanto più la situazione è in continua evoluzione, a scala nazionale e internazionale: per quello che concerne la pandemia, per l’intreccio tra pandemia e crisi strutturale del sistema, per le decisioni del padronato e del governo Draghi (e degli altri governi) collegate a questa evoluzione, ed infine per le risposte di lotta a queste decisioni.

Continua a leggere Green pass, scienza, stato, piazze contro il green pass – lettere (di segno contrastante) alla nostra redazione

No al green pass: inefficace contro il virus, utile solo a distrarre, dividere e reprimere i lavoratori – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Come mesi fa siamo stati contrari al decreto Draghi che ha stabilito l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, e abbiamo difeso gli infermieri che si sono opposti ad esso; così ora siamo contro il green pass in quanto strumento di propaganda inefficace nel contrasto del Covid-19, e utile soltanto a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica e a scaricare sui singoli (in primo luogo sui proletari scettici sul vaccino, spaventati, disinformati o più semplicemente impossibilitati a vaccinarsi) la responsabilità e i costi in termini repressivi dei disastri prodotti da stato e padroni, prima e durante la fase pandemica. Disastri che sono indissolubilmente connessi al modo di produzione capitalistico, al caotico aggrovigliarsi delle sue contraddizioni e alla sua natura devastatrice e predatoria, fondata sulla massimizzazione dei profitti a discapito di qualsiasi tutela della collettività, ivi compresa la salute e la vita dei lavoratori e, con essi, dell’intera specie umana.

La pandemia/sindemia da covid-19 è infatti il prodotto di una serie di fattori predisponenti tutti riconducibili ai meccanismi del capitalismo, e per questa ragione ci siamo fin dall’inizio battuti per metterne in luce le cause (ciò di cui pressoché nessuno si occupa), e per sostenere l’auto-difesa della propria salute da parte dei lavoratori.

In coerenza con questo inquadramento della pandemia, dal febbraio 2020 ci siamo battuti contro padroni e padroncini, proprietari e direttori di case di cura in testa che, mettendo il profitto al di sopra della salute e della vita delle persone, volevano tenere tutto aperto, una pretesa che ha provocato migliaia e migliaia di morti – bestia chi non li vede, o li mette tra parentesi. Abbiamo rivendicato l’osservanza di dispositivi e misure di sicurezza ben più stringenti di quelle concordate tra sindacati concertativi, padroni e governo. Nella logistica il SI Cobas ha dato indicazione ai lavoratori di astenersi dal lavoro fino all’attuazione di misure di protezione dal e prevenzione del contagio, ed anche in diverse fabbriche metalmeccaniche gli operai hanno scioperato per avere mascherine e disinfettanti – diventati, in quel quadro, i soli mezzi di autodifesa, dopo lo sciopero, avendo il governo Pd-Cinquestelle rinunciato ad interventi draconiani di tipo “cinese” o “coreano”. Alcuni lavoratori hanno pagato questa decisione di lotta, l’aver posto la propria vita al di sopra del profitto del padrone, con la perdita del salario, altri anche con il licenziamento. In molte migliaia, a cominciare dagli ospedali, hanno pagato con la vita l’assenza/insufficienza delle misure di protezione.

Continua a leggere No al green pass: inefficace contro il virus, utile solo a distrarre, dividere e reprimere i lavoratori – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

L’apartheid sanitario di Israele – J. Deutsch

Come sempre, e più che mai in questi giorni, radio, tv, giornali ci spaccano i timpani con il merito di Israele di essere la sola “democrazia” del Medio Oriente, per cui – quali che siano le sue rappresaglie militari – resta comunque il solo faro di civiltà in questa intera regione “incivile”. Questo suo “primato” parrebbe confermato dalla celerità con cui è stata vaccinata una parte consistente della sua popolazione.

Il rovescio della medaglia, naturalmente “dimenticato”, eccolo qui: l’apartheid sanitario che costituisce una condanna a malattia e morte per masse di palestinesi, in particolare a Gaza. Le notizie le riprendiamo da un testo di denuncia della psichiatra Judith Deutsch, una psicoanalista ebrea di Toronto, comparso sul sito canadese “The Bullet”, intitolato Medical Apartheid: From Israel/Palestine to Canada.

Questa è la “civiltà democratica” israeliana: la lugubre “civiltà” del colonialismo, del razzismo, dell’apartheid, della “pulizia etnica”, difesa senza esitazione alcuna, e con ogni mezzo, dallo stato italiano, dai 67 governi della “Repubblica nata dalla Resistenza” e che nella sua retorica ha preteso a lungo di essere “anti-fascista”. Una “civiltà” che non potrà in alcun modo sfuggire alla condanna della storia, emessa per mano delle masse oppresse palestinesi e di quella parte non sfruttatrice della società israeliana che finalmente si ridesterà da un “sogno” che, anno dopo anno, si rivelerà un incubo da cui liberarsi.

Il 16 febbraio 2021, Democracy Now ha riferito che Israele ha interrotto la spedizione di 2.000 dosi di vaccino COVID-19 nella Striscia di Gaza, dove erano previste per gli operatori sanitari. “Il territorio assediato ospita più di due milioni di persone, ma non ha ancora ricevuto alcun vaccino. Ciò avviene quando i funzionari sanitari israeliani hanno segnalato un calo di quasi il 95% delle infezioni sintomatiche da coronavirus tra i 600.000 israeliani che hanno ricevuto il vaccino COVID-19 della Pfizer. Circa il 30% dei cittadini israeliani ha ricevuto almeno una dose di vaccino – il tasso più alto di qualsiasi grande nazione – ma questa cifra esclude i palestinesi nei Territori occupati che rimangono in gran parte non vaccinati “.

Continua a leggere L’apartheid sanitario di Israele – J. Deutsch

SI’ ai vaccini, contro il decreto Draghi (SI Cobas)

Riceviamo dal SI Cobas di Genova, e volentieri pubblichiamo, due materiali, l’uno più analitico, l’altro più agitatorio, sul decreto Draghi che sancisce l’obbligatorietà del vaccino per il personale sanitario (per la precisione, e senza il minimo equivoco: contro questo decreto) e su tutta l’intricata questione dei vaccini.

Indubbiamente, una questione su cui ritornare.

Il decreto Draghi sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario: un tentativo di scaricare sui lavoratori le responsabilità di governo e padroni

Preceduto da una campagna mediatica dai toni scandalistici, che ha amplificato oltre misura casi limitati di rifiuto a vaccinarsi da parte del personale sanitario (la grande maggioranza del quale si è sottoposta al trattamento), il governo ha varato il decreto che impone l’obbligo di vaccinarsi per le professioni e gli operatori sanitari. Diciamo subito che riteniamo i vaccini uno strumento fondamentale per contrastare l’epidemia e, in linea con le acquisizioni scientifiche e l’esperienza storica, un progresso fondamentale e irrinunciabile che, storicamente, ha riguardato in particolare le classi oppresse, le più esposte alle pandemie e quelle che da sempre pagano il tributo maggiore al degrado delle condizioni di esistenza causato dai rapporti sociali capitalistici. Essi occupano un posto di primo piano nell’ambito di una sanità pubblica e universale che abbia a cuore il benessere collettivo, una sanità che abbia nella prevenzione primaria e nell’individuazione e rimozione delle cause di fondo di malattie, nocività, epidemie la sua ragion d’essere e che, per ciò stesso, dovrebbe riconoscere nell’attuale società, fondata sullo sfruttamento e sul profitto, la causa profonda delle sofferenze che affliggono l’umanità.

E’ quindi evidente che vaccinarsi sia utile non solo in generale, ma tanto più per medici, infermieri, operatori sanitari che possono fungere più di altri da veicolo di contagio nei confronti di malati, anziani, soggetti fragili, ecc. Rigettiamo esplicitamente le tesi di quanti, no-vax dichiarati o meno, pretendono invece di elevare a dogma intoccabile la “libera scelta” del singolo, a prescindere dalle funzioni svolte, e considerano l’obbligo vaccinale una prevaricazione tout-court. La nostra collocazione al riguardo è dunque chiara e inequivocabile.

Sul decreto Draghi, la nostra contrarietà è netta per motivi di merito non certo secondari.

Continua a leggere SI’ ai vaccini, contro il decreto Draghi (SI Cobas)