Stanotte, un grande sciopero di filiera nei magazzini FedEx – una lotta dura, esemplare, anticipatrice

Riportiamo qui un comunicato del SI Cobas, con due nostre parole di commento

STRAORDINARIA SERATA DI SCIOPERO DI FILIERA IN FEDEX.

LA LOTTA PROSEGUE AD OLTRANZA!

Stasera è ripreso su tutto il territorio nazionale lo sciopero sulla filiera FedEx.

Completamente fermi gli hub di Lodi (Zampieri) con il supporto dei lavoratori di Piacenza e Pavia; Bologna; Firenze; Ancona col supporto di Perugia e di solidali provenienti da Ascoli, e Fiano Romano con il sostegno di numerosi lavoratori e solidali da Napoli e da varie città del Lazio. [Da poco è iniziato lo sciopero anche a Modena.]

La lotta prosegue e proseguirà senza sosta fino al reintegro dei 272 di Piacenza e fin quando i lavoratori non saranno liberi di scegliere il sindacato che deve rappresentarli ai tavoli di trattativa!

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Lavoratori FedEx, disoccupati e solidali caricati a Roma: 5 manifestanti feriti (Si-Cobas, CSA Vittoria)

Roma, tensioni tra forze dell'ordine e lavoratori: calci in testa a un  carabiniere - la Repubblica

Dopo il lavoratore SI Cobas ferito a Peschiera Borromeo, dopo un altro lavoratore ferito alla Esselunga di Pioltello, oggi a Roma un nuovo intervento della polizia contro i lavoratori FedEx, i disoccupati del Movimento 7 novembre e i compagni solidali, con 5 manifestanti feriti. Il manganello è la risposta del governo Draghi alla lotta contro i licenziamenti – ma la storia non finisce qui.

Qui di seguito i comunicati del SI Cobas nazionale e del CSA Vittoria di Milano.

Sulla reale dinamica degli scontri a Roma e sui veri motivi alla base della protesta

La manifestazione indetta oggi (venerdì) a Roma dal SI Cobas presso Montecitorio è si è caratterizzata fin dal principio da un sentimento diffuso di rabbia nei confronti del governo Draghi, in particolare del ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Il motivo di questa rabbia è da ricercarsi nel silenzio omertoso del MISE sulla vertenza FedEx, sulla chiusura dell’hub di Piacenza, sulle centinaia di posti di lavoro messi a repentaglio dalla multinazionale americana con il suo progetto di internalizzazione-truffa, e sullo squallido gioco di sponda tra padroni e triplice confederale, che ha lo scopo di cancellare gli accordi di secondo livello strappati negli scorsi anni dal SI Cobas e di eliminare la presenza del sindacalismo combattivo in tutta la filiera.

Dal MISE a 2 mesi di silenzi

Fin dal momento della chiusura unilaterale del sito di Piacenza a fine marzo, con 280 lavoratori e relative famiglie finite per strada, il SI Cobas ha accompagnato alle azioni di sciopero e di lotta sui luoghi di lavoro la richiesta di un intervento immediato dei Ministeri del lavoro e dello sviluppo economico al fine di aprire un tavolo istituzionale tra le parti.

Da 2 mesi chiediamo che il Mise ci convochi, senza esito alcuno. È per questo motivo che già lo scorso 4 maggio il SI Cobas i disoccupati 7 novembre e i lavoratori della manutenzione stradale occuparono il Nazareno, riuscendo ad aprire una prima interlocuzione col Ministro Orlando, il quale in tale occasione, pur dando sfoggio dell’ consueta attitudine dei politici al gioco dello scaricabarile, si impegnò a sollecitare un interessamento del dicastero di Giancarlo Giorgetti sulla vertenza FedEx.

Nel corso di queste due settimane, così come avvenuto per due mesi, non vi è stata alcuna risposta ufficiale da parte del Mise alle nostre richieste d’incontro. Al contrario, siamo venuti a conoscenza del fatto che il ministro Giorgetti nelle scorse ore avrebbe incontrato in gran segreto i vertici di FedEx, che quest’ultima avrebbe confermato anche al MISE la sua volontà di procedere al piano di licenziamenti di massa, mascherato abilmente dietro il fumo negli occhi dell’internalizzazione-truffa, e che il Ministero avrebbe garantito ai padroni americani di non volere “interferire” in alcun modo nella vicenda. Un tale accordo segreto sulla pelle di migliaia di lavoratori sarebbe tanto più grave se si tiene conto che negli scorsi giorni più di 170 addetti del sito FedEx di Bologna, tutti aderenti al SI Cobas, hanno manifestato la loro indisponibilità ad accettare accordi-capestro sottoscritti dai padroni con sindacati di comodo (Cgil-Cisl-Uil) che non hanno iscritti e quindi sono privi della benché minima titolarità a trattare a nome dei lavoratori, e che nonostante ciò vogliono imporre la firma di accordi tombali con le ditte appaltatrici uscenti in cambio dell’assunzione alle dipendenze di Fedex, con un chiaro metodo estorsivo.

Proprio nelle stesse ore in cui eravamo in piazza, due nuovi colpi di mano venivano messi a segno dai padroni con la complicità, rispettivamente, dei sindacati confederali e del governo: da un lato la stipula del nuovo CCNL Trasporto Merci e Logistica, nel quale si barattano forti peggioramenti nelle condizioni normative dei lavoratori con una manciata di aumenti salariali da fame; dall’altro il colpo di spugna del governo sui subappalti inserito del Decreto Semplificazioni, che di fatto legalizza le forme più brutali di sfruttamento, di caporalato e di abusi nel settore degli appalti pubblici. La natura di classe e filopadronale delle istituzioni “democratiche” non è mai apparsa tanto chiara come nel caso del governissimo di Mario Draghi.

I fatti di piazza Colonna

A fronte di questa manifesta complicità del MISE con FedEx e con i loro immancabili soci in affari di Filt-Cgil, Fit-Cisl e UIL trasporti, nella mattinata di venerdì i lavoratori sono giunti nella capitale con delegazioni dei magazzini di Piacenza, Milano, Torino, Bologna, Roma, Caserta e Napoli, muovendosi in corteo da piazza Barberini a Montecitorio e decisi a vendere cara la pelle.

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