Il maestro e la scolara. Cocomeri turchi e Meloni italiani – Comitato 23 settembre

Nella foto, lo striscione “forti insieme”

Nella propaganda fatta bene i dati di fatto non contano nulla: l’essenziale è trovare facili bersagli per dirottare l’insoddisfazione, la precarietà, la paura per la propria incolumità, tanto presente anche se non sempre manifestata nella vita di tante donne, e trasversale rispetto alla loro posizione sociale.

L’infame messa in rete dello stupro di Piacenza da parte dell’astro nascente della politica italiana non è stata una svista o una scivolata di cattivo gusto, ma un’abile anche se non nuova mossa politica che fa leva sulla paura delle donne, e offre un’ulteriore possibilità alle manifestazioni ipocrite di stigmatizzazione della violenza, senza che nulla venga fatto per affrontarne le cause profonde. Il vero scopo è evidentemente un altro, quello di lanciare gli uni contro gli altri gli strati più deboli della società, i più sfruttati e oppressi dal capitalismo anche attraverso il sessismo e il razzismo, e indicare alle donne come causa dell’oppressione e della violenza gli immigrati, aggiungendo alle già tante giustificazioni della loro emarginazione e del loro supersfruttamento la loro “natura” di predatori.

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Per Atika e per tutte… Bologna, mercoledì 23 settembre, davanti al tribunale

ITALIA] Per Atika, tutte/i davanti al tribunale di Bologna il 23/9:  continuiamo la lotta contro la barbarie della violenza maschilista -  "TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI"

Le compagne e i compagni del Cuneo Rosso e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo aderiscono all’appello del SI Cobas, e parteciperanno al presidio indetto a Bologna il prossimo 23 settembre in occasione dell’apertura del processo contro l’uccisore di Atika. La particolare ferocia con cui si è consumato il delitto, uno dei tanti che registrano le cronache con tetra puntualità, ci richiama ancora una volta alla necessità della lotta contro la violenza contro le donne, che si consuma quando, come nel caso di Atika, rifiutano di considerarsi un oggetto di proprietà altrui, e difendono l’incolumità propria e delle proprie figlie da violenze e aggressioni sessuali. Non ci accontenteremo mai di una “giusta sentenza” che punisca l’ultimo anello di una catena di soprusi e di super-sfruttamento propria della condizione femminile in tutto il mondo. Questa catena sarà spezzata solo dalle lotte delle donne contro il sistema sociale che opera per dividere gli sfruttati e gli oppressi, e dalla condivisione degli oppressi tutti della lotta contro il patriarcalismo, individuale, collettivo e di stato, uno dei perni fondamentali del capitalismo.

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