Evergrande: la superbolla del capitalismo cinese

Portiamo a conoscenza dei nostri lettori dei materiali dal Wall Street Journal sulla crisi di Evergrande e sulla bolla immobiliare cinese, interessanti perché danno maggiori elementi concreti rispetto a quanto compare sui nostri media. Il giornale del grande capitale americano guarda alle dinamiche della crisi di questo settore con un misto di compiacimento, per il fatto che la rivale Cina vede crescere le sue contraddizioni e difficoltà, e di timore, perché le interconnessioni finanziarie e commerciali con la Cina minacciano di far riverberare la crisi cinese sull’altro lato del Pacifico, come già provato con la caduta di 600 punti dell’indice Dow Jones avvenuta il 20 settembre.

Ma queste dinamiche forniscono importanti elementi di analisi e riflessione anche per i lavoratori e i rivoluzionari internazionalisti di tutto il mondo.

Una prima osservazione è che le dinamiche economico-sociali della Cina sono fondamentalmente le stesse degli Stati Uniti o dell’Italia: il “socialismo con caratteristiche cinesi” è ca-pi-ta-li-smo. Certo con caratteristiche, e su scala, cinesi. Certo, con la necessità, tuttora presente, di tenere in qualche modo conto di una grande rivoluzione nazional-popolare (per quanto ormai lontana), e di successive grandi ondate di potente lotta di classe degli sfruttati (meno lontane). Ma, pur sempre, ca-pi-ta-li-smo. Un capitalismo che ha accumulato e sta accumulando sullo sfruttamento di centinaia di milioni di proletari smisurate quantità di plusvalore – anche, e quanto!, sotto forma di rendita fondiaria, che non cessa di esistere, e di pretendere la sua quota di plusvalore, solo perché la terra e il suolo sono, come è tuttora in Cina, di proprietà statale. Un capitalismo in cui imprenditori e funzionari di partito senza scrupoli, in quanto figure del capitale, si sono arricchiti a dismisura imbastendo speculazioni immobiliari di portata tale da fare invidia ai Berlusconi e ai Trump.

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Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una presa di posizione dell’Alleanza dei socialisti mediorientali e nordafricani sul rischio di un’imminente guerra in seguito all’uccisione di Qassem Soleimani per mano degli Stati Uniti. Il comunicato segnala in particolare le pericolose conseguenze di un simile scontro sull’ondata di insurrezioni che ha scosso il Medio Oriente negli scorsi mesi, definito giustamente un nuovo “ciclo progressista e rivoluzionario” a cui va data tutta la nostra solidarieta’, cominciando con il sollevare la cappa di silenzio imposta dai media occidentali.

Fonte: Oppose U.S. and Iran War by Showing Solidarity with Uprisings in the MENA Region

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3 gennaio 2020

L’aspetto più preoccupante di questi sviluppi è che potrebbero portare a conseguenze catastrofiche e guerre su vasta scala. Ciò a sua volta oscurerebbe l’ondata di insurrezioni scoppiate in Medio Oriente e nella regione del Nord Africa nel 2019, dal Sudan e dall’Algeria all’Iraq, al Libano e all’Iran.

La mattina presto del 3 gennaio, per ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e senza alcuna autorizzazione da parte del Congresso degli Stati Uniti, attacchi aerei statunitensi hanno preso di mira un convoglio vicino all’aeroporto di Baghdad in Iraq e ucciso Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dell’Islamic Revolutionary Guard Corps e Abu Mahdi al-Mauhandis, comandante e fondatore della milizia irachena Kataib Hezbollah, e almeno altre sei persone. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato che questo attacco è stato in risposta agli attacchi orchestrati dall’Iran alle basi statunitensi in Iraq negli ultimi mesi, incluso un attacco del 27 dicembre contro una base militare irachena vicino a Kirkuk che ha ucciso un appaltatore americano e ferito 4 soldati statunitensi. Ci sono attualmente 5.300 militari statunitensi in Iraq. Altri 3.000 stanno arrivando in Medio Oriente. Altri 14.000 militari sono stati inviati nella regione a partire dal maggio 2019.

L’idea di assassinare Qassem Soleimani è stata pubblicamente sostenuta da una dichiarazione editoriale del Wall Street Journal del 31 dicembre, il quale ha anche invitato Trump ad attaccare le milizie iraniane in Siria. Continua a leggere Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa